Gaza, escalation senza precedenti: Israele prepara l’occupazione totale, Onu in allarme
La decisione del governo israeliano di dare il via a un piano operativo per l’occupazione militare totale di Gaza City ha scatenato una reazione internazionale senza precedenti dall’inizio del conflitto. L’ONU ha convocato per sabato 9 agosto una sessione straordinaria del Consiglio di Sicurezza, mentre crescono le condanne di governi e organizzazioni umanitarie.
L’annuncio è arrivato direttamente dal primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha giustificato la scelta come parte della strategia per “smantellare Hamas”, “ripristinare la sicurezza” e “garantire un futuro diverso per Gaza”. Tuttavia, per molti osservatori internazionali si tratta dell’ennesima escalation militare, destinata ad aggravare una crisi umanitaria che l’Alto Commissariato ONU ha già definito “umanamente insostenibile”.
Il piano prevede il pieno controllo militare della città di Gaza da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), dove si ritiene siano detenuti circa 50 ostaggi israeliani, di cui solo 20 sarebbero ancora vivi secondo l’intelligence. Ma proprio la sorte degli ostaggi ha generato tensioni anche all’interno dell’apparato di sicurezza israeliano.
Il capo di stato maggiore dell’IDF, Eyal Zamir, ha messo in guardia il governo, sostenendo che un’operazione di questa portata potrebbe mettere in pericolo la vita dei prigionieri. Critiche respinte duramente dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, che ha liquidato come “inutili” i piani di ricostruzione e assistenza civile.
Le famiglie degli ostaggi, intanto, parlano di “condanna a morte” e accusano l’esecutivo di ignorare la volontà dell’opinione pubblica israeliana.
A New York, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà alle 15 locali (le 21 in Italia) per affrontare il “rischio immediato di destabilizzazione regionale” e l’impatto umanitario del piano israeliano, che, secondo fonti diplomatiche, viola la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che vieta misure atte ad aggravare le condizioni di vita nella Striscia.
L’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Volker Türk, ha chiesto la sospensione immediata del progetto, definendolo “contrario al diritto internazionale” e “un aperto disprezzo delle decisioni giuridiche vincolanti”.
Anche la Francia ha espresso una netta opposizione. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha avvertito che “l’occupazione totale di Gaza non porterà alla liberazione degli ostaggi né al disarmo di Hamas, ma peggiorerà una situazione già catastrofica”. Parigi si è unita così a un fronte di condanna che include Spagna, Germania, Cina, Turchia, Finlandia, Australia e Canada.
Sul terreno, gli attacchi israeliani continuano a colpire aree densamente popolate come Khan Yunis, Zeitoun e Shuja’iyya, mentre crescono le vittime civili anche nei punti di distribuzione degli aiuti. L’OMS segnala un aumento allarmante dei casi di sindrome di Guillain-Barré, legata a malnutrizione e infezioni, con 64 pazienti registrati — molti dei quali bambini — e nessuna disponibilità di farmaci salvavita.
Appelli alla comunità internazionale
Il rappresentante palestinese presso l’ONU a Vienna, Salah Abdel Shafi, ha definito il piano israeliano “un atto di guerra genocida” e ha accusato la comunità internazionale di “inerzia complice”. Ankara ha chiesto di bloccare un’operazione che “mira allo sfollamento forzato e a rendere Gaza inabitabile”.
L’annuncio è arrivato direttamente dal primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha giustificato la scelta come parte della strategia per “smantellare Hamas”, “ripristinare la sicurezza” e “garantire un futuro diverso per Gaza”. Tuttavia, per molti osservatori internazionali si tratta dell’ennesima escalation militare, destinata ad aggravare una crisi umanitaria che l’Alto Commissariato ONU ha già definito “umanamente insostenibile”.
Il piano prevede il pieno controllo militare della città di Gaza da parte delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), dove si ritiene siano detenuti circa 50 ostaggi israeliani, di cui solo 20 sarebbero ancora vivi secondo l’intelligence. Ma proprio la sorte degli ostaggi ha generato tensioni anche all’interno dell’apparato di sicurezza israeliano.
Il capo di stato maggiore dell’IDF, Eyal Zamir, ha messo in guardia il governo, sostenendo che un’operazione di questa portata potrebbe mettere in pericolo la vita dei prigionieri. Critiche respinte duramente dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, che ha liquidato come “inutili” i piani di ricostruzione e assistenza civile.
Le famiglie degli ostaggi, intanto, parlano di “condanna a morte” e accusano l’esecutivo di ignorare la volontà dell’opinione pubblica israeliana.
A New York, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà alle 15 locali (le 21 in Italia) per affrontare il “rischio immediato di destabilizzazione regionale” e l’impatto umanitario del piano israeliano, che, secondo fonti diplomatiche, viola la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia che vieta misure atte ad aggravare le condizioni di vita nella Striscia.
L’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Volker Türk, ha chiesto la sospensione immediata del progetto, definendolo “contrario al diritto internazionale” e “un aperto disprezzo delle decisioni giuridiche vincolanti”.
Anche la Francia ha espresso una netta opposizione. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha avvertito che “l’occupazione totale di Gaza non porterà alla liberazione degli ostaggi né al disarmo di Hamas, ma peggiorerà una situazione già catastrofica”. Parigi si è unita così a un fronte di condanna che include Spagna, Germania, Cina, Turchia, Finlandia, Australia e Canada.
Sul terreno, gli attacchi israeliani continuano a colpire aree densamente popolate come Khan Yunis, Zeitoun e Shuja’iyya, mentre crescono le vittime civili anche nei punti di distribuzione degli aiuti. L’OMS segnala un aumento allarmante dei casi di sindrome di Guillain-Barré, legata a malnutrizione e infezioni, con 64 pazienti registrati — molti dei quali bambini — e nessuna disponibilità di farmaci salvavita.
Appelli alla comunità internazionale
Il rappresentante palestinese presso l’ONU a Vienna, Salah Abdel Shafi, ha definito il piano israeliano “un atto di guerra genocida” e ha accusato la comunità internazionale di “inerzia complice”. Ankara ha chiesto di bloccare un’operazione che “mira allo sfollamento forzato e a rendere Gaza inabitabile”.

