Garlasco, verso la chiusura delle indagini su Sempio: ora la difesa Stasi guarda alla revisione del processo
La Procura di Pavia si prepara a un nuovo passaggio decisivo nell’inchiesta sul delitto di Garlasco: la notifica ad Andrea Sempio del secondo avviso di conclusione delle indagini, dopo quello del 7 maggio. Un atto destinato a segnare la volata finale della fase investigativa, arrivato dopo mesi caratterizzati da consulenze, contro-consulenze e nuovi approfondimenti tecnici.
Ma la conclusione delle indagini potrebbe rappresentare soltanto l’inizio di una fase ancora più complessa. Da una parte c’è il procedimento che vede indagato Sempio; dall’altra resta infatti la condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi.
Se la Procura, una volta chiusa formalmente l’inchiesta, dovesse orientarsi verso una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Sempio, diventerebbe inevitabile il confronto tra le risultanze del nuovo fascicolo e quelle che portarono alla condanna definitiva di Stasi.
La difesa di Stasi e l’ipotesi revisione
È proprio in questo scenario che potrebbe muoversi la difesa di Alberto Stasi. La chiusura delle indagini pavesi potrebbe infatti mettere a disposizione degli avvocati nuovi atti da valutare in vista di un’eventuale richiesta di revisione del processo davanti alla Corte d’Appello di Brescia.
L’avvocato Antonio De Rensis, che insieme alla collega Giada Bocellari assiste Stasi, ha spiegato:
«Attendiamo senza fare alcuna previsione su quello che succederà a partire da lunedì. La chiusura delle indagini è la ricezione delle carte relative alle indagini stesse che ci porterà eventualmente alla richiesta di revisione».
La presenza di un altro indagato per lo stesso omicidio, tuttavia, non sarebbe di per sé sufficiente a ottenere la revisione della condanna. La difesa dovrebbe sottoporre ai giudici elementi nuovi e giuridicamente rilevanti, capaci di incidere sul quadro probatorio che ha condotto alla sentenza definitiva contro Stasi.
Ed è qui che assumono particolare importanza alcuni degli accertamenti compiuti nell’ambito della nuova inchiesta della Procura di Pavia.
Il nodo delle scarpe di Alberto Stasi
Uno degli elementi tornati al centro dell’attenzione riguarda le scarpe Lacoste bianche indossate da Stasi il giorno dell’omicidio.
Nel processo di rinvio davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano, conclusosi con la sua condanna, intervenne una perizia collegiale affidata al dottor Testi, al professor Bitelli e all’ingegner Vittuari. Gli esperti furono chiamati, tra l’altro, a valutare la quantità di sangue che le suole delle scarpe avrebbero potuto intercettare e trattenere qualora Stasi avesse percorso all’interno della villetta il tragitto da lui descritto per arrivare fino al corpo della fidanzata.
Secondo quanto riportato negli atti della nuova indagine, la perizia sostenne che quelle scarpe presentavano una «marcata capacità di adesione e captazione» delle particelle ematiche. La struttura della suola e il materiale di cui era composta sarebbero stati particolarmente adatti a trattenere microparticelle di sangue, anche se secco.
Un altro punto riguardava il possibile trasferimento del materiale ematico. Secondo la ricostruzione presa in considerazione nel processo, se Stasi avesse intercettato tracce di sangue durante il percorso all’interno dell’abitazione, almeno una parte avrebbe potuto essere successivamente trasferita sui tappetini della Volkswagen Golf utilizzata poco dopo per raggiungere la caserma dei carabinieri.
L’assenza di quelle tracce entrò così nel complesso degli elementi valutati dai giudici nella ricostruzione del comportamento di Stasi.
I nuovi accertamenti dei carabinieri
Proprio questo passaggio sarebbe stato nuovamente analizzato nel corso delle recenti indagini.
I carabinieri avrebbero preso in considerazione anche un altro caso di omicidio per verificare concretamente la possibilità che una persona entrata in contatto con il sangue potesse successivamente utilizzare un’automobile senza lasciare tracce rilevabili sui tappetini.
Da questo confronto investigativo sarebbe emersa, secondo quanto riportato negli atti, la possibilità che il mancato rinvenimento di sangue sui tappetini non escluda necessariamente che una persona sia precedentemente entrata in un ambiente contaminato da materiale ematico.
Se questa valutazione dovesse essere utilizzata dalla difesa, il punto sarebbe evidente: Stasi avrebbe potuto, secondo questa ipotesi, entrare nella villetta di via Pascoli, raggiungere il corpo di Chiara Poggi e successivamente salire sulla propria automobile senza necessariamente lasciare sangue sui tappetini.
Non significa automaticamente dimostrare l’innocenza di Stasi. Significa però rimettere sotto esame uno degli elementi tecnici confluiti nel più ampio quadro probatorio valutato nel processo conclusosi con la sua condanna definitiva.
Il caso dei pedali della bicicletta
C’è poi un secondo elemento che potrebbe assumere rilievo: la bicicletta di Alberto Stasi.
Nelle nuove carte investigative i carabinieri avrebbero sottolineato che «non fu mai accertato con certezza scientifica che la sostanza presente sui pedali della bicicletta “Umberto Dei” fosse sangue».
Anche questo passaggio potrebbe essere attentamente studiato dagli avvocati De Rensis e Bocellari nel momento in cui avranno a disposizione l’intero materiale raccolto dalla Procura di Pavia.
La questione centrale, infatti, non sarà semplicemente stabilire se nel 2026 esista un’indagine a carico di Andrea Sempio. Per un’eventuale revisione sarà necessario valutare se dalle nuove investigazioni siano emersi elementi capaci di assumere il valore richiesto dalla legge per riaprire il caso giudiziario di Alberto Stasi.
Due procedimenti destinati a incrociarsi
La chiusura dell’inchiesta su Sempio potrebbe dunque produrre conseguenze che vanno oltre la posizione dello stesso indagato.
Da un lato la Procura di Pavia dovrà decidere quale seguito dare al nuovo procedimento. dell’inchiesta e stabilire se esistano le condizioni per presentare una richiesta di revisione.
Il paradosso giudiziario è evidente: gli stessi nuovi approfondimenti investigativi condotti per ricostruire nuovamente il delitto di Garlasco potrebbero essere utilizzati anche per mettere in discussione alcuni tasselli del quadro probatorio che contribuì alla condanna definitiva di Stasi.
È però necessario distinguere i due piani. L’indagine su Andrea Sempio non cancella la sentenza definitiva pronunciata nei confronti di Alberto Stasi, così come l’eventuale richiesta di revisione non comporterebbe automaticamente la riapertura del processo: spetterebbe ai giudici competenti valutare l’ammissibilità e la rilevanza dei nuovi elementi.
Per questo il vero punto di svolta potrebbe arrivare con l’accesso agli atti. Soltanto allora sarà possibile capire se le nuove consulenze, gli accertamenti sulle scarpe, le verifiche sul possibile trasferimento del sangue e gli approfondimenti sulla bicicletta rappresentino semplicemente nuove letture investigative oppure elementi concretamente utilizzabili dalla difesa per tentare di riaprire uno dei processi più discussi della cronaca giudiziaria italiana.
Ma la conclusione delle indagini potrebbe rappresentare soltanto l’inizio di una fase ancora più complessa. Da una parte c’è il procedimento che vede indagato Sempio; dall’altra resta infatti la condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi.
Se la Procura, una volta chiusa formalmente l’inchiesta, dovesse orientarsi verso una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Sempio, diventerebbe inevitabile il confronto tra le risultanze del nuovo fascicolo e quelle che portarono alla condanna definitiva di Stasi.
La difesa di Stasi e l’ipotesi revisione
È proprio in questo scenario che potrebbe muoversi la difesa di Alberto Stasi. La chiusura delle indagini pavesi potrebbe infatti mettere a disposizione degli avvocati nuovi atti da valutare in vista di un’eventuale richiesta di revisione del processo davanti alla Corte d’Appello di Brescia.
L’avvocato Antonio De Rensis, che insieme alla collega Giada Bocellari assiste Stasi, ha spiegato:
«Attendiamo senza fare alcuna previsione su quello che succederà a partire da lunedì. La chiusura delle indagini è la ricezione delle carte relative alle indagini stesse che ci porterà eventualmente alla richiesta di revisione».
La presenza di un altro indagato per lo stesso omicidio, tuttavia, non sarebbe di per sé sufficiente a ottenere la revisione della condanna. La difesa dovrebbe sottoporre ai giudici elementi nuovi e giuridicamente rilevanti, capaci di incidere sul quadro probatorio che ha condotto alla sentenza definitiva contro Stasi.
Ed è qui che assumono particolare importanza alcuni degli accertamenti compiuti nell’ambito della nuova inchiesta della Procura di Pavia.
Il nodo delle scarpe di Alberto Stasi
Uno degli elementi tornati al centro dell’attenzione riguarda le scarpe Lacoste bianche indossate da Stasi il giorno dell’omicidio.
Nel processo di rinvio davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano, conclusosi con la sua condanna, intervenne una perizia collegiale affidata al dottor Testi, al professor Bitelli e all’ingegner Vittuari. Gli esperti furono chiamati, tra l’altro, a valutare la quantità di sangue che le suole delle scarpe avrebbero potuto intercettare e trattenere qualora Stasi avesse percorso all’interno della villetta il tragitto da lui descritto per arrivare fino al corpo della fidanzata.
Secondo quanto riportato negli atti della nuova indagine, la perizia sostenne che quelle scarpe presentavano una «marcata capacità di adesione e captazione» delle particelle ematiche. La struttura della suola e il materiale di cui era composta sarebbero stati particolarmente adatti a trattenere microparticelle di sangue, anche se secco.
Un altro punto riguardava il possibile trasferimento del materiale ematico. Secondo la ricostruzione presa in considerazione nel processo, se Stasi avesse intercettato tracce di sangue durante il percorso all’interno dell’abitazione, almeno una parte avrebbe potuto essere successivamente trasferita sui tappetini della Volkswagen Golf utilizzata poco dopo per raggiungere la caserma dei carabinieri.
L’assenza di quelle tracce entrò così nel complesso degli elementi valutati dai giudici nella ricostruzione del comportamento di Stasi.
I nuovi accertamenti dei carabinieri
Proprio questo passaggio sarebbe stato nuovamente analizzato nel corso delle recenti indagini.
I carabinieri avrebbero preso in considerazione anche un altro caso di omicidio per verificare concretamente la possibilità che una persona entrata in contatto con il sangue potesse successivamente utilizzare un’automobile senza lasciare tracce rilevabili sui tappetini.
Da questo confronto investigativo sarebbe emersa, secondo quanto riportato negli atti, la possibilità che il mancato rinvenimento di sangue sui tappetini non escluda necessariamente che una persona sia precedentemente entrata in un ambiente contaminato da materiale ematico.
Se questa valutazione dovesse essere utilizzata dalla difesa, il punto sarebbe evidente: Stasi avrebbe potuto, secondo questa ipotesi, entrare nella villetta di via Pascoli, raggiungere il corpo di Chiara Poggi e successivamente salire sulla propria automobile senza necessariamente lasciare sangue sui tappetini.
Non significa automaticamente dimostrare l’innocenza di Stasi. Significa però rimettere sotto esame uno degli elementi tecnici confluiti nel più ampio quadro probatorio valutato nel processo conclusosi con la sua condanna definitiva.
Il caso dei pedali della bicicletta
C’è poi un secondo elemento che potrebbe assumere rilievo: la bicicletta di Alberto Stasi.
Nelle nuove carte investigative i carabinieri avrebbero sottolineato che «non fu mai accertato con certezza scientifica che la sostanza presente sui pedali della bicicletta “Umberto Dei” fosse sangue».
Anche questo passaggio potrebbe essere attentamente studiato dagli avvocati De Rensis e Bocellari nel momento in cui avranno a disposizione l’intero materiale raccolto dalla Procura di Pavia.
La questione centrale, infatti, non sarà semplicemente stabilire se nel 2026 esista un’indagine a carico di Andrea Sempio. Per un’eventuale revisione sarà necessario valutare se dalle nuove investigazioni siano emersi elementi capaci di assumere il valore richiesto dalla legge per riaprire il caso giudiziario di Alberto Stasi.
Due procedimenti destinati a incrociarsi
La chiusura dell’inchiesta su Sempio potrebbe dunque produrre conseguenze che vanno oltre la posizione dello stesso indagato.
Da un lato la Procura di Pavia dovrà decidere quale seguito dare al nuovo procedimento. dell’inchiesta e stabilire se esistano le condizioni per presentare una richiesta di revisione.
Il paradosso giudiziario è evidente: gli stessi nuovi approfondimenti investigativi condotti per ricostruire nuovamente il delitto di Garlasco potrebbero essere utilizzati anche per mettere in discussione alcuni tasselli del quadro probatorio che contribuì alla condanna definitiva di Stasi.
È però necessario distinguere i due piani. L’indagine su Andrea Sempio non cancella la sentenza definitiva pronunciata nei confronti di Alberto Stasi, così come l’eventuale richiesta di revisione non comporterebbe automaticamente la riapertura del processo: spetterebbe ai giudici competenti valutare l’ammissibilità e la rilevanza dei nuovi elementi.
Per questo il vero punto di svolta potrebbe arrivare con l’accesso agli atti. Soltanto allora sarà possibile capire se le nuove consulenze, gli accertamenti sulle scarpe, le verifiche sul possibile trasferimento del sangue e gli approfondimenti sulla bicicletta rappresentino semplicemente nuove letture investigative oppure elementi concretamente utilizzabili dalla difesa per tentare di riaprire uno dei processi più discussi della cronaca giudiziaria italiana.

