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Netanyahu all’Onu, delegati lasciano l’aula durante il discorso: «Se non avessi attaccato l’Iran saremmo tutti morti»

Decine di delegati hanno lasciato l’aula dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si apprestava a parlare. L’uscita delle delegazioni è stata un gesto di protesta contro il premier, che ha pronunciato il suo discorso davanti a numerosi seggi vuoti. Dall’aula si sono levati anche cori a sostegno della Palestina.

Netanyahu ha aperto l’intervento ricordando il fratello ucciso e l’attacco di Hamas del 7 ottobre. Ha quindi rivendicato la risposta militare israeliana e descritto il conflitto degli ultimi tre anni come una «guerra su sette fronti», sostenendo che Israele abbia colpito duramente Hamas e Hezbollah.

Uno dei passaggi centrali ha riguardato l’Iran. Il premier ha definito l’attacco contro Teheran «una delle decisioni più facili» prese durante il suo mandato: «Se non lo avessi fatto saremmo tutti morti», ha dichiarato. Secondo Netanyahu, l’obiettivo dell’operazione era neutralizzare le capacità nucleari iraniane. Ha poi ringraziato il presidente statunitense Donald Trump per il sostegno a Israele.

Prima di salire sul palco, Netanyahu aveva rivolto dure accuse al sindaco di New York, Zohran Mamdani, definendolo «antisemita» e contestando le sue dichiarazioni su Israele. Mamdani ha risposto sui social con un video in cui pianta un ulivo a Gracie Mansion e cena con famiglie palestinesi provenienti da Gaza, accompagnato dall’auspicio: «Che la pace sia il nostro futuro».

Nel corso del discorso, il premier israeliano ha criticato anche Regno Unito e Francia e ha definito i coloni responsabili di violenze «un pugno di giovani teppisti». Rivolgendosi infine all’Iran, ha accusato il governo di limitare l’accesso a Internet per timore di una rivolta. Ha mostrato un dispositivo Starlink, dicendo di volerlo lasciare alla delegazione iraniana perché i cittadini possano raccontare liberamente la propria storia.

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