Fiat: oggi è il giorno decisivo
ROMA – Mirafiori infiamma il dibattito interno alla Cgil. Con l’area di minoranza del sindacato di Corso Italia che rilancia il pressing sul segretario generale Susanna Camusso per uno sciopero generale contro il “metodo Marchionne”, in piena sintonia con la Fiom nel chiedere risposte forti contro il rischio che il confronto sul piano industriale di Fiat (passato per gli accordi del Lingotto con le altre sigle sindacali su Pomigliano in Campania e Mirafiori a Torino) possa disarticolare l’intero sistema delle relazioni industriali. Con nuove regole, e nuovi contratti di lavoro.
Dal Brasile, dove inaugura uno stabilimento da 200.000 vetture l’anno, arriva la risposta di Sergio Marchionne: l’a.d. di Fiat si dice “dispiaciuto che alla Fiom non si rendano conto dell’importanza di questo progetto di Mirafiori”, per il quale non ci sono “richieste strane: non abbiamo proposto niente di straordinario”. Marchionne, dicendosi fiducioso sulla possibilità di firmare l’intesa, ha voluto ribadire la necessità di non mescolare politica e industria: “Io non confondo le due cose. Faccio il metalmeccanico anche se alcuni pensano che non lo faccia. Lo facciamo tutti alla Fiat italiana o del Brasile: siamo tutti dello stesso mestiere”.
La Fiom riunisce intanto oggi il Comitato centrale per decidere come dare più forza alle iniziative da mettere in campo, a partire dallo sciopero di categoria già previsto e per il quale dovrebbe essere fissata la data, probabilmente per fine gennaio. Intanto, le altre sigle dei metalmeccanici lavorano con Fiat al tavolo sul nuovo contratto di lavoro per i 4.600 dipendenti di Pomigliano che nel 2011 saranno riassunti da una newco, come previsto dall’accordo di giugno che sblocca un investimento da 700 milioni, portando in Campania (invece che in Polonia) la produzione della nuova Panda, in cambio di maggiore flessibilità e produttività del lavoro. Il tavolo riprende alle 9,30 presso la sede romana del Lingotto: è un confronto che appare in discesa (in un “clima sereno”, dicono i sindacalisti presenti), con l’obiettivo di siglare l’intesa finale entro sera.
Ieri sono stati definiti nuovi criteri di inquadramento professionale, mentre oggi si affronta il tema dei salari. E’ diversa la partita che gioca la Fiom che, unica sigla dei metalmeccanici sul fronte del no, valuta come reagire con efficacia contro accordi che porteranno chi non li ha firmati fuori anche dalle rappresentanze sindacali. Il leader dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini, che ieri ha riunito la segreteria, porterà oggi le sue proposte ad un Comitato centrale riunito di urgenza dopo l’accordo per Mirafiori, che impone una accelerazione verso sciopero di categoria e richiesta alla Cgil per uno sciopero generale.
Come vorrebbe anche l’area di minoranza ‘La Cgil che vogliamo’ (la stessa a cui fa riferimento la segreteria Fiom), coordinata da Gianni Rinaldini che oggi ha formalmente chiesto “la convocazione urgente e straordinaria del direttivo nazionale con all’ordine del giorno la vicenda Fiat”, e lo stop ai tavoli aperti con Confindustria. La Fiom valuterà oggi anche quale atteggiamento assumere di fronte al referendum tra i lavoratori di Mirafiori. Non c’é alcun “rischio per il Paese ma una opportunita”, dice il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, dell’accordo su Mirafiori e dell’impatto del confronto con Fiat sul sistema delle relazioni sindacali. Il Governo non intende mediare ai tavoli su Fiat, che vertono sul piano industriale per l’Italia e sulle condizioni poste da Marchionne per realizzare investimenti da 20 miliardi. Il governo “non intende intervenire”, dice Romani, perché “la Fiat non è in crisi, è una società che intende investire” e “se la può tranquillamente risolvere da sola, come se la sta risolvendo”.
