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Dl Sicurezza, fiducia alla Camera e corsa contro il tempo: voto finale venerdì

Il governo incassa la fiducia della Camera sul decreto Sicurezza e accelera per arrivare all’approvazione definitiva entro venerdì 25 aprile, data limite per la conversione in legge. Ma il via libera non chiude le tensioni: resta aperto il confronto con il Quirinale, che ha sollevato rilievi su alcune norme, spingendo l’esecutivo a preparare un decreto correttivo parallelo.

La fiducia è passata con 203 voti favorevoli, 117 contrari e 3 astenuti. Subito dopo, la maggioranza ha imposto una “seduta fiume” per comprimere i tempi parlamentari e contenere l’ostruzionismo delle opposizioni, che avranno comunque fino a 44 ore per intervenire sugli ordini del giorno. Il voto finale è atteso non prima delle 11:30 di venerdì.

Il nodo Quirinale e il decreto correttivo

Al centro dello scontro istituzionale c’è la norma sugli incentivi per i rimpatri volontari, inizialmente destinata agli avvocati. Dopo i rilievi del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il governo ha scelto una soluzione tecnica: varare un secondo decreto nello stesso giorno dell’approvazione definitiva del primo.

Il Consiglio dei ministri dovrebbe riunirsi direttamente a Montecitorio per approvare il testo correttivo, che modificherà la misura contestata. La nuova versione allargherà la platea dei beneficiari includendo mediatori, associazioni e altri operatori, e garantirà il contributo pubblico anche nel caso in cui la procedura di rimpatrio non venga completata.

Resta da definire la copertura finanziaria. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato che sono in corso le verifiche della Ragioneria dello Stato, sottolineando che l’esito sarà “rigoroso e serio”.

Scontro politico: opposizioni all’attacco

Le opposizioni parlano di forzatura istituzionale e mettono in dubbio la legittimità del provvedimento. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein attacca duramente: “Sulla sicurezza avete fallito”. Secondo Schlein, l’aumento dei reati negli ultimi anni e il ricorso reiterato a decreti con lo stesso nome dimostrerebbero l’inefficacia dell’azione del governo. Dal fronte della minoranza arriva la promessa di rallentare l’iter fino all’ultimo minuto utile, mentre la maggioranza organizza turni continui in Aula per garantire la presenza durante la maratona parlamentare.

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