Cirielli e il «patto con i campani»: l’ombra lunga del modello Berlusconi
di Attiliio Iannuzzo
Il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Campania, Edmondo Cirielli, ha lanciato il suo “patto con i campani”, un documento in cui concentra tre assi programmatici: sanità, lavoro e sostegno ai pensionati. La formula, richiama alla memoria una delle operazioni comunicative più celebri della Seconda Repubblica: il “Patto con gli Italiani” firmato da Silvio Berlusconi nel 2001 durante la trasmissione Porta a Porta.
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Cirielli promette più presìdi ospedalieri, il potenziamento della medicina territoriale, liste d’attesa dimezzate e nuove assunzioni nel settore sanitario. Sul fronte del lavoro indica come obiettivo il superamento del 50% di occupazione giovanile, assicurando che «i giovani non dovranno più andare via dalla nostra regione». Per i pensionati, invece, annuncia un contributo aggiuntivo di almeno 100 euro al mese per chi percepisce il minimo. A rendere l’iniziativa ancora più simile al precedente berlusconiano è la clausola di garanzia: Cirielli assicura che, se entro due anni e mezzo non sarà stato realizzato almeno il 50% del programma, rassegnerà le dimissioni. Una promessa che ricalca quasi alla lettera quella che Berlusconi fece davanti agli italiani nel 2001, legando la propria permanenza al governo al raggiungimento degli obiettivi indicati in diretta televisiva.
Il parallelo: tra citazione volontaria e “scimmiottamento”
Il richiamo al modello berlusconiano non sembra casuale. La struttura del messaggio, la forma del “patto”, la promessa di verificabilità e l’impegno alle dimissioni in caso di mancata realizzazione ricalcano tutti un format che nel centrodestra è rimasto scolpito come uno dei momenti più potenti della comunicazione politica degli ultimi decenni. L’impressione, per molti osservatori, è che Cirielli stia consapevolmente riecheggiando — se non scimmiottando — il Berlusconi del 2001, adottando una strategia che punta a trasmettere affidabilità, chiarezza e un rapporto diretto con i cittadini. Un tentativo di replicare un colpo mediatico efficace, adattandolo alla dimensione regionale.
Un patto che guarda al passato
Se l’operazione riuscirà o meno è tutto da vedere. Il contesto del 2025 è profondamente diverso da quello dei primi anni Duemila: la fiducia verso le promesse politiche è più fragile, e l’elettorato campano ha già visto sfilare numerosi impegni solenni rimasti incompiuti. Resta però evidente che Cirielli abbia scelto non solo un programma ma anche un simbolo, un format, un modo di comunicare che rimanda direttamente alla stagione berlusconiana. Una scelta che potrebbe rivelarsi una leva elettorale potente oppure un’arma a doppio taglio, soprattutto se l’elettorato dovesse leggere il “patto” più come un esercizio di imitazione che come un progetto autenticamente innovativo per la Campania.

