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Crossroads, la mostra di Zlatev a Napoli

NAPOLI (di Chiara Minieri) – Nuovo appuntamento per la galleria d’arte napoletana “1Opera”, che questo mese accoglie l’artista bulgaro naturalizzato americano  Konstantin K. Zlatev . Giuseppe Ruffo e Pietro Tatafiore mettono in essere una mostra dalla duplice anima, Crossroads, che oscilla tra passato e modernità, tra arte e robotica.

Zlatev ha iniziato il suo percorso artistico nel 2003, e una volta diplomatosi al California College of arts ha avviato la sua carriera artistica dividendosi tra design industriale, scultura e installazioni. Attento ai dettagli e all’estetica di ogni singolo progetto, l’artista mescola nelle sue sperimentazioni le proprie esperienze di vita, i viaggi e le persone che negli anni hanno influenzato il suo modo di essere, così come è intuibile nelle due installazioni proposte a Napoli, che rappresentano un compendio della personalità dell’artista e della sua grande abilità tecnica.

The Last Gun e The Street Musician sono le  opere che verranno presentate al pubblico il 27 febbraio alle 18, a Palazzo Diomede Carafa in via San Biagio dei Librai.

The Last Gun (opera vincitrice premio scultura Premio Arte Laguna 2013) attraversa l’arte, la meccanica e la robotica dando vita ad una rappresentazione della guerra con uno speciale riferimento a quella dei Sette Anni, scelta da Zlatev per la sua particolare ferocia. Un flauto robotico suona la colonna sonora de “l’ultimo dei moicani”, film culto che fa da sottofondo all’immagine di battaglia forte e spietata che l’autore consegna a chi guarda, puntando a fargli vivere un’esperienza a tutto tondo, che coinvolga la vista, l’udito ma anche l’immaginazione, dati i riferimenti dell’artista alla lunga esperienza di guerra degli Stati Uniti.

crossroads - mostra - opera, palazzo CarafaIl Kaval usato nella seconda opera proposta, The Street Musician, è invece uno strumento tradizionale suonato dai pastori di montagna bulgari, e qui Zlatev si rivolge alla sua terra: il suo intento è quello di recidere un legame, ma al tempo stesso di non separare del tutto la tradizione culturale del suo paese che afferisce al passato e quello che oggi sembra essere il destino del Kaval, diventare solo un pezzo di fabbrica.

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