Crisi economica e recessione, il lavoro di Paul Krugman
NAPOLI (di Federica Bertocco) – «Sono passati quasi tre anni tre anni e mezzo dal fallimento di Lehman Brothers e più di quattro anni dall’inizio della Grande Recessione. E i cittadini dei paesi più avanzati del mondo stanno ancora tutti soffrendo». Con rispettabile lucidità e forza polemica di Paul Krugman, premio Nobel per l’economia 2008, “Fuori da questa crisi, subito” (Garzanti Editore) chiarisce cosa secondo lui stia andando storto nell’interpretazione e gestione della crisi mondiale. Per fare ciò, intreccia due facce della stessa medaglia, due crisi economiche (USA ed Europa) diverse ma simili, lontane ma vicine. La grande recessione è iniziata già quattro anni fa negli Stati Uniti, ha immediatamente invaso l’economia mondiale, contagiandola e continuando a peggiorare. Krugman si rivolge specie a chi sta soffrendo di più: a chi ha perso il lavoro e a chi non lo trova, soprattutto ai giovani che rischiano di pagare più di tutti, oggi e nel futuro ed offre la sua soluzione. Il guru per la nuova sinistra americana indica la strada giusta e tutto ciò e già a portata di mano, ma è necessario che i nostri leader politici trovino la lucidità intellettuale e la determinazione. “L’aver spostato l’attenzione dalla disoccupazione all’ordine dei conti pubblici è per Krugman il peccato originale da cui dobbiamo liberarci quanto prima: ogni giorno che passa, la crisi è più difficile da invertire”. Piccola indiscrezione: originariamente il nome del libro sembrerebbe essere “fuori da questa depressione, subito!”. Pare che l’editore italiano non se la sia sentita di utilizzare un termine evocatore di anni trenta e lo abbia sostituito con quello attuale di crisi.
