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Calendario scolastico, stop alle vacanze estive lunghe? L’idea della ministra Santanchè

Rimettere mano al calendario scolastico italiano per ridurre le lunghe vacanze estive e distribuire meglio le pause durante l’anno. È questa l’idea rilanciata dalla ministra del Turismo Daniela Santanchè, che ha aperto un confronto con il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per una possibile “revisione graduale” del sistema. Un’ipotesi che, pur non essendo ancora una proposta concreta, ha già acceso un acceso dibattito politico e sociale.

Secondo Santanchè, l’attuale organizzazione dell’anno scolastico non favorisce il turismo interno. Le vacanze concentrate quasi esclusivamente a Natale e in estate spingono le famiglie a viaggiare tutte negli stessi periodi, con conseguenze evidenti: prezzi più alti, sovraffollamento delle località turistiche e difficoltà per chi vorrebbe muoversi in bassa stagione. Da qui la necessità di “guardare all’Europa”, dove in molti Paesi le pause scolastiche sono distribuite in modo più equilibrato lungo l’anno.

In concreto, l’adeguamento significherebbe accorciare le vacanze estive – che in Italia durano circa tredici settimane, tra le più lunghe in Europa – e introdurre più periodi di stop durante l’anno scolastico. Un modello che, nelle intenzioni della ministra, permetterebbe alle famiglie di programmare viaggi in momenti diversi dall’alta stagione, contribuendo alla destagionalizzazione del turismo.

Il tema, però, è tutt’altro che semplice. Da un lato è vero che gli studenti italiani, nel complesso, trascorrono molti giorni a scuola rispetto ad altri Paesi europei. Dall’altro, i periodi di pausa al di fuori dell’estate e delle festività natalizie sono piuttosto limitati. Cambiare il calendario significherebbe quindi ridistribuire il tempo scuola, non ridurlo. Proprio per questo, dal ministero dell’Istruzione è arrivato un chiarimento rapido: al momento non esiste alcuna proposta formale e una riforma del calendario non rientra tra le priorità immediate.

Le critiche, intanto, non si sono fatte attendere. Una delle obiezioni principali riguarda il clima. Accorciare le vacanze estive vorrebbe dire tenere studenti e insegnanti in aula più a lungo nei mesi più caldi. “Non è pensabile – ha sottolineato Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi-Sinistra – in territori dove già a giugno e a settembre si superano spesso i 30 gradi”. Un problema particolarmente sentito in un Paese in cui molte scuole non sono dotate di adeguati sistemi di climatizzazione.

Ancora più dura la posizione del Movimento 5 Stelle, che ha definito la proposta fuori luogo rispetto alle reali emergenze del sistema scolastico: edifici fatiscenti, stipendi bassi per i docenti, dispersione scolastica. “Di tutto ha bisogno la scuola italiana – è la critica – tranne che di una discussione sulle vacanze pensata per il turismo”.

Sul fronte sindacale, invece, la posizione è più sfumata. Il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, ha riconosciuto che una riflessione sul calendario può avere senso, ma non per favorire i flussi turistici. Il cambiamento climatico e le condizioni delle infrastrutture scolastiche impongono di ripensare tempi e modalità delle lezioni: aule adatte a temperature estreme, estati sempre più torride e inverni rigidi. In assenza di interventi strutturali, secondo il sindacato, sarebbe più realistico iniziare le lezioni più tardi e terminarle prima, recuperando le ore durante l’anno, piuttosto che immaginare scuole aperte in piena estate.

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