Notizie dall'Italia e dal mondo

Cronaca

Attentato a Sigfrido Ranucci, quattro arresti: esecutori fermati tra Napoli e Avellino

Svolta nelle indagini sull’attentato contro il giornalista di Report Sigfrido Ranucci. Nella mattinata del 30 giugno i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati hanno eseguito quattro misure cautelari nei confronti di altrettanti uomini ritenuti gli esecutori materiali dell’attacco dinamitardo avvenuto il 16 giugno davanti all’abitazione del giornalista, a Pomezia.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma con il procuratore Francesco Lo Voi e dal pubblico ministero Carlo Villani della Direzione Distrettuale Antimafia, ipotizza che i quattro siano stati assoldati da mandanti ancora ignoti, i quali avrebbero finanziato l’operazione e predisposto un piano di copertura, comprensivo di assistenza legale e di una possibile fuga all’estero.

Arresti tra Napoli e Avellino

Le misure cautelari sono state eseguite nelle province di Napoli e Avellino. Tre degli indagati sono stati condotti in carcere, mentre un quarto è stato posto agli arresti domiciliari. Si tratta di uomini di età compresa tra i 23 e i 53 anni, tutti con precedenti penali, principalmente per reati legati allo spaccio di droga e al danneggiamento. Uno di loro si trovava già ai domiciliari.

Le accuse contestate comprendono, a vario titolo, detenzione, porto e utilizzo di un ordigno esplosivo, minaccia aggravata e danneggiamento, con le aggravanti di aver agito in più persone e con modalità riconducibili al metodo mafioso.

L’ordigno ad alto potenziale

Secondo gli accertamenti eseguiti dal RIS dei Carabinieri, l’esplosivo utilizzato era costituito da gelatina da cava, un materiale ad alto potenziale distruttivo oggi poco impiegato ma storicamente utilizzato in ambito estrattivo. La tipologia dell’esplosivo ha rafforzato l’ipotesi investigativa dell’esistenza di una rete illegale di approvvigionamento.

Contestualmente agli arresti sono in corso ulteriori perquisizioni nei confronti di altre persone sospettate di aver fornito il materiale esplosivo e il supporto logistico necessario all’organizzazione dell’attentato.

Le indagini: decisivi telecamere e tabulati telefonici

La ricostruzione investigativa è stata possibile grazie all’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, dei rilievi scientifici e dei tabulati telefonici.

Gli investigatori hanno individuato una Fiat 500X noleggiata in Campania, ripresa dalle telecamere lungo la via Pontina durante il tragitto verso Roma e nel successivo rientro. Incrociando le immagini con i dati telefonici, è emerso che i cellulari degli indagati avevano seguito lo stesso percorso anche sei giorni prima dell’attentato, in occasione di un sopralluogo nella zona.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tre dei sospettati avrebbero partecipato alla fase preparatoria, mentre due avrebbero trasportato materialmente l’ordigno fino a Pomezia.

I tentativi di depistaggio

L’indagine avrebbe inoltre documentato diversi tentativi di ostacolare il lavoro degli investigatori. Gli indagati avrebbero effettuato bonifiche per verificare l’eventuale presenza di microspie, distrutto schede SIM e concordato versioni comuni da fornire agli investigatori, con l’obiettivo di proteggere i mandanti dell’attentato, che restano al momento senza un’identificazione.

Ranucci: «Ora bisogna capire se ci sono altri livelli»

Intervenendo ad Agorà Estate, Sigfrido Ranucci ha commentato gli sviluppi dell’inchiesta:

«Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo Investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli.»

Il giornalista ha aggiunto che, da quanto emerso finora, oltre agli esecutori materiali vi sarebbero figure che avrebbero organizzato l’attentato, fornito supporto logistico, assistenza legale e contribuito ai tentativi di depistaggio. Le indagini proseguono ora per identificare chi avrebbe commissionato l’attacco e ricostruire l’intera rete di responsabilità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.