Iran-Usa, tregua fragile nel Golfo: domani a Doha i negoziati su Hormuz
La crisi tra Iran e Stati Uniti entra in una fase delicata. Dopo giorni di attacchi reciproci e il rischio di un’escalation capace di coinvolgere l’intero Medio Oriente, Washington e Teheran avrebbero raggiunto un’intesa preliminare per sospendere temporaneamente le operazioni militari nello Stretto di Hormuz e avviare un nuovo round di colloqui a Doha, in Qatar, previsto per martedì 30 giugno.
Secondo quanto riportato da Axios, citando un alto funzionario americano, le due parti hanno concordato di interrompere “ogni attività cinetica”, ossia le azioni militari dirette, consentendo così la ripresa della navigazione commerciale nello stretto strategico attraverso cui transita una quota significativa del petrolio e del gas mondiale. La sospensione delle ostilità viene tuttavia descritta come temporanea e subordinata all’esito dei negoziati tecnici.
Hormuz al centro della diplomazia
Parallelamente ai contatti con Washington, Teheran ha annunciato di aver già avviato un confronto con l’Oman sulla futura gestione dello Stretto di Hormuz. Il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha riferito che a Muscat si è svolto il primo incontro del Comitato congiunto dedicato alla sicurezza e all’amministrazione del passaggio marittimo, nel quadro degli accordi regionali già esistenti.
Il controllo di Hormuz resta uno dei principali nodi della crisi: nei giorni scorsi il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva minacciato la chiusura dello stretto in risposta agli attacchi americani.
Tajani: “Dialogo positivo, ma le tensioni continueranno”
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha invitato alla prudenza, sottolineando che il dialogo rappresenta un segnale incoraggiante ma che le tensioni resteranno elevate fino al raggiungimento di un accordo definitivo.
Intervenendo a Radio 24, Tajani ha definito “positivo” l’annuncio della sospensione degli attacchi, ribadendo tuttavia che l’instabilità regionale non è ancora superata. Il ministro ha inoltre criticato gli attacchi iraniani contro Kuwait e Bahrein, definiti Paesi estranei al conflitto, pur ospitando installazioni militari statunitensi.
Sul ruolo dell’Italia, Tajani ha precisato che dalle basi italiane non sono mai partite operazioni offensive contro l’Iran, ma esclusivamente attività logistiche previste dagli accordi internazionali.
Libano, Hezbollah e il rischio di un nuovo fronte
Il ministro italiano ha anche richiamato il ruolo dell’Iran nei confronti di Hezbollah, sostenendo che Teheran debba favorire la cessazione degli attacchi contro Israele.
Nel frattempo il movimento sciita libanese ha accusato Israele di aver violato il cessate il fuoco con nuovi bombardamenti nel sud del Libano, dichiarando di riservarsi il diritto di difendere il Paese. Anche il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, ha respinto l’accordo quadro sostenuto dagli Stati Uniti per una pace duratura con Israele, giudicandolo imposto e lesivo della sovranità nazionale.
Nuove tensioni anche in Siria e nel Golfo
La situazione resta instabile anche sul fronte siriano. Secondo l’agenzia Sana, l’artiglieria israeliana avrebbe colpito il villaggio di Abdin, nella provincia meridionale di Daraa, provocando la fuga della popolazione civile.
Sul fronte del Golfo Persico, l’Iran continua inoltre a mantenere alta la pressione diplomatica. Un consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei ha rivolto un duro monito al Bahrein, minacciando nuovi attacchi qualora Manama dovesse sostenere ulteriormente le operazioni statunitensi nella regione.
Mercati energetici sotto pressione
L’incertezza geopolitica continua a riflettersi sui mercati energetici. Il gas naturale europeo ha aperto la seduta in forte rialzo sulla piazza TTF di Amsterdam, mentre anche il petrolio registra incrementi: il WTI viene scambiato intorno ai 69,7 dollari al barile e il Brent supera i 72 dollari.
Secondo il Financial Times, il protrarsi delle tensioni potrebbe compromettere il riempimento degli stoccaggi europei di gas, che rischiano di raggiungere il livello più basso degli ultimi quindici anni in vista dell’inverno. Le interruzioni dei flussi di gas naturale liquefatto attraverso Hormuz e i rallentamenti produttivi in Qatar ed Emirati Arabi Uniti alimentano le preoccupazioni sulla sicurezza energetica del continente.
Le prospettive
Il vertice di Doha rappresenta il primo vero banco di prova dopo l’ultima escalation militare tra Washington e Teheran. Se l’intesa sulla sospensione degli attacchi dovesse consolidarsi, potrebbe aprirsi uno spiraglio diplomatico capace di ridurre la tensione nel Golfo Persico.
Resta però un quadro estremamente fragile: le tensioni tra Israele e Hezbollah, la situazione in Siria e le minacce reciproche tra Iran e Stati Uniti continuano a rendere il Medio Oriente uno dei principali focolai di instabilità internazionale, con ripercussioni dirette sia sulla sicurezza regionale sia sui mercati energetici mondiali.
Secondo quanto riportato da Axios, citando un alto funzionario americano, le due parti hanno concordato di interrompere “ogni attività cinetica”, ossia le azioni militari dirette, consentendo così la ripresa della navigazione commerciale nello stretto strategico attraverso cui transita una quota significativa del petrolio e del gas mondiale. La sospensione delle ostilità viene tuttavia descritta come temporanea e subordinata all’esito dei negoziati tecnici.
Hormuz al centro della diplomazia
Parallelamente ai contatti con Washington, Teheran ha annunciato di aver già avviato un confronto con l’Oman sulla futura gestione dello Stretto di Hormuz. Il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha riferito che a Muscat si è svolto il primo incontro del Comitato congiunto dedicato alla sicurezza e all’amministrazione del passaggio marittimo, nel quadro degli accordi regionali già esistenti.
Il controllo di Hormuz resta uno dei principali nodi della crisi: nei giorni scorsi il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva minacciato la chiusura dello stretto in risposta agli attacchi americani.
Tajani: “Dialogo positivo, ma le tensioni continueranno”
Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha invitato alla prudenza, sottolineando che il dialogo rappresenta un segnale incoraggiante ma che le tensioni resteranno elevate fino al raggiungimento di un accordo definitivo.
Intervenendo a Radio 24, Tajani ha definito “positivo” l’annuncio della sospensione degli attacchi, ribadendo tuttavia che l’instabilità regionale non è ancora superata. Il ministro ha inoltre criticato gli attacchi iraniani contro Kuwait e Bahrein, definiti Paesi estranei al conflitto, pur ospitando installazioni militari statunitensi.
Sul ruolo dell’Italia, Tajani ha precisato che dalle basi italiane non sono mai partite operazioni offensive contro l’Iran, ma esclusivamente attività logistiche previste dagli accordi internazionali.
Libano, Hezbollah e il rischio di un nuovo fronte
Il ministro italiano ha anche richiamato il ruolo dell’Iran nei confronti di Hezbollah, sostenendo che Teheran debba favorire la cessazione degli attacchi contro Israele.
Nel frattempo il movimento sciita libanese ha accusato Israele di aver violato il cessate il fuoco con nuovi bombardamenti nel sud del Libano, dichiarando di riservarsi il diritto di difendere il Paese. Anche il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, ha respinto l’accordo quadro sostenuto dagli Stati Uniti per una pace duratura con Israele, giudicandolo imposto e lesivo della sovranità nazionale.
Nuove tensioni anche in Siria e nel Golfo
La situazione resta instabile anche sul fronte siriano. Secondo l’agenzia Sana, l’artiglieria israeliana avrebbe colpito il villaggio di Abdin, nella provincia meridionale di Daraa, provocando la fuga della popolazione civile.
Sul fronte del Golfo Persico, l’Iran continua inoltre a mantenere alta la pressione diplomatica. Un consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei ha rivolto un duro monito al Bahrein, minacciando nuovi attacchi qualora Manama dovesse sostenere ulteriormente le operazioni statunitensi nella regione.
Mercati energetici sotto pressione
L’incertezza geopolitica continua a riflettersi sui mercati energetici. Il gas naturale europeo ha aperto la seduta in forte rialzo sulla piazza TTF di Amsterdam, mentre anche il petrolio registra incrementi: il WTI viene scambiato intorno ai 69,7 dollari al barile e il Brent supera i 72 dollari.
Secondo il Financial Times, il protrarsi delle tensioni potrebbe compromettere il riempimento degli stoccaggi europei di gas, che rischiano di raggiungere il livello più basso degli ultimi quindici anni in vista dell’inverno. Le interruzioni dei flussi di gas naturale liquefatto attraverso Hormuz e i rallentamenti produttivi in Qatar ed Emirati Arabi Uniti alimentano le preoccupazioni sulla sicurezza energetica del continente.
Le prospettive
Il vertice di Doha rappresenta il primo vero banco di prova dopo l’ultima escalation militare tra Washington e Teheran. Se l’intesa sulla sospensione degli attacchi dovesse consolidarsi, potrebbe aprirsi uno spiraglio diplomatico capace di ridurre la tensione nel Golfo Persico.
Resta però un quadro estremamente fragile: le tensioni tra Israele e Hezbollah, la situazione in Siria e le minacce reciproche tra Iran e Stati Uniti continuano a rendere il Medio Oriente uno dei principali focolai di instabilità internazionale, con ripercussioni dirette sia sulla sicurezza regionale sia sui mercati energetici mondiali.

