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Alessandro Ciappa finalista al Premio Calvino con «I vinti»: un ritorno alla Napoli della disillusione

Alla XXXVIII edizione del Premio Italo Calvino, tra i finalisti spicca il nome di Alessandro Ciappa con il romanzo I vinti, opera che si muove tra introspezione, disincanto e una lucida critica sociale. Nato a Napoli nel 1975 e da molti anni residente a Roma, Ciappa si è formato tra filosofia e psicanalisi, per poi avventurarsi nel mondo editoriale con l’agenzia Scibbolet, da lui co-fondata, diventando un riferimento per la traduzione di saggistica complessa.

Con I vinti, Ciappa firma un romanzo intenso e malinconico, centrato su un uomo sconfitto che torna nella sua città d’origine, Napoli, dopo una carriera fallimentare nel mondo editoriale. Il ritorno non è però un riscatto, bensì un lento sprofondare: tra incontri con vecchi amici e conoscenti altrettanto disillusi, il protagonista si ritrova a percorrere una città sospesa, svuotata di slanci, priva di visione. Napoli diventa specchio della sua crisi personale, ma anche simbolo di un più ampio declino collettivo. L’ignavia diffusa e il fallimento di un sindaco visionario — figura politica tanto tragica quanto profetica — incarnano l’idea di una decadenza non solo urbana, ma culturale e morale. Il romanzo si distingue per una scrittura densa, filosofica, mai compiacente. La voce narrante si muove tra realismo e riflessione, evocando la memoria di una città che fu viva e vibrante negli anni Novanta, stagione che per Ciappa rappresenta un’epoca d’oro culturale ormai svanita. L’autore non nasconde il rimpianto per quel tempo di fermento artistico e politico, in cui Napoli sembrava capace di pensare e progettare un futuro possibile.

Interessante anche il passaggio dell’opera alla dimensione visuale: uno dei personaggi de «I vinti» è stato adottato dal fumettista Luigi Ricca in un episodio pubblicato sulla rivista “Krisma”, segno che l’universo narrativo creato da Ciappa ha una forza simbolica e figurativa che va oltre la pagina scritta.
Alessandro Ciappa, con questo romanzo, si propone non solo come narratore, ma come testimone critico del nostro tempo: «I vinti» è un affresco esistenziale e politico, uno sguardo impietoso e insieme dolorosamente affettuoso su una generazione che ha visto svanire le proprie illusioni, e su una città che lotta, ancora, contro la tentazione dell’oblio.

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