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Cronaca

Alberto Stasi ottiene l’affidamento in prova ai servizi sociali: potrà lasciare il carcere

Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco nel 2007, potrà lasciare il carcere e proseguire l’esecuzione della pena in regime di affidamento in prova ai servizi sociali. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha infatti depositato l’ordinanza che accoglie la richiesta presentata dai suoi legali, autorizzando una misura alternativa alla detenzione.

La decisione arriva a meno di ventiquattro ore dall’udienza durante la quale anche la Procura generale di Milano aveva espresso parere favorevole all’istanza avanzata dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis. Un pronunciamento atteso, che rappresenta l’ultimo passaggio formale di un percorso già avviato con la semilibertà concessa a Stasi oltre un anno fa.

I motivi della decisione

Nel valutare la richiesta, il Tribunale di Sorveglianza ha tenuto conto di diversi elementi ritenuti positivi. Tra questi, la buona condotta mantenuta durante la detenzione, le relazioni favorevoli redatte dall’amministrazione penitenziaria e il comportamento tenuto negli ultimi anni.

Durante l’udienza, la sostituta procuratrice generale Valeria Marino ha evidenziato come Stasi abbia accettato gli effetti della condanna pur continuando a professarsi innocente. È stato inoltre considerato favorevolmente il percorso di risarcimento nei confronti della famiglia della vittima e l’assenza di ulteriori esposizioni mediatiche dopo un’intervista televisiva rilasciata nel 2025.

Dal carcere di Bollate alla misura alternativa

Stasi era detenuto nel carcere di Bollate dal dicembre 2015. Negli ultimi mesi beneficiava del regime di semilibertà, che gli consentiva di uscire durante il giorno per motivi di lavoro e di fare ritorno in istituto nelle ore serali.

Con l’affidamento in prova ai servizi sociali, potrà ora trascorrere all’esterno anche il periodo residuo della pena, pari a circa due anni. Continuerà a lavorare presso una società attiva nel settore della gestione finanziaria a Milano, seguendo le prescrizioni stabilite dall’autorità giudiziaria.

Le limitazioni previste

L’uscita dal carcere non equivale però alla piena libertà. La misura alternativa prevede infatti una serie di obblighi e controlli, che possono riguardare gli orari di permanenza presso il domicilio, gli spostamenti e altre prescrizioni finalizzate al reinserimento sociale.

In caso di violazione delle condizioni imposte dal Tribunale di Sorveglianza, l’affidamento potrebbe essere revocato e il condannato potrebbe tornare in carcere per proseguire la detenzione.

Una decisione separata dalle nuove indagini

Il provvedimento riguarda esclusivamente il percorso penitenziario di Alberto Stasi e non è collegato agli sviluppi investigativi che coinvolgono Andrea Sempio né a eventuali iniziative giudiziarie finalizzate alla revisione del processo.

Secondo gli osservatori del sistema penitenziario, la decisione si inserisce nel normale percorso previsto per i detenuti che hanno scontato gran parte della pena e che, sulla base del comportamento tenuto durante la detenzione, possono accedere a misure alternative finalizzate al reinserimento nella società.

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