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Elezioni Israele 2026, Netanyahu sfida Eisenkot: oltre 7 milioni di cittadini alle urne

Israele torna alle urne oggi, martedì 27 ottobre 2026, per rinnovare i 120 seggi della Knesset, il Parlamento nazionale. Sono 7 milioni e 331mila i cittadini chiamati a votare in un appuntamento elettorale particolarmente significativo per il futuro politico del Paese, il primo dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 e la guerra nella Striscia di Gaza.

Al centro della competizione c’è il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, leader del Likud, che punta a ottenere un nuovo mandato dopo quasi vent’anni complessivi alla guida di Israele. A contendergli la leadership è soprattutto Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano e fondatore del partito di centrodestra Yashar, indicato dai sondaggi della vigilia come la formazione con maggiori possibilità di conquistare il primo posto.

Le urne si sono aperte alle 7 del mattino, ora locale, e resteranno aperte fino alle 22. Subito dopo la chiusura saranno diffusi i primi exit poll, mentre i risultati ufficiali definitivi sono attesi per il 4 novembre.

Netanyahu cerca la riconferma, ma Eisenkot guida la sfida

Per Benjamin Netanyahu queste elezioni rappresentano un passaggio decisivo. Il leader del Likud, già primo ministro dal 1996 al 1999 e successivamente dal 2009, con una parentesi all’opposizione tra il 2021 e il 2022, punta a consolidare la propria leadership in uno scenario politico profondamente cambiato.

La sua possibile maggioranza si fonda ancora sull’alleanza tra il Likud e le formazioni della destra nazionalista e religiosa, tra cui il Partito Sionista Religioso di Bezalel Smotrich e Otzma Yehudit, guidato da Itamar Ben Gvir.

Il principale ostacolo alla riconferma del premier uscente è rappresentato da Gadi Eisenkot, che ha guidato le Forze di difesa israeliane dal 2015 al 2019. Dopo un’esperienza parlamentare iniziata nel 2022, Eisenkot ha lasciato la Knesset nel 2025 e ha successivamente fondato Yashar, una formazione di centrodestra che si propone come alternativa alla leadership di Netanyahu.

Pur condividendo alcune posizioni dell’attuale governo in materia di sicurezza nazionale e politica estera, Eisenkot ha posto al centro del proprio progetto politico la necessità di ricomporre le profonde divisioni interne alla società israeliana.

Secondo i sondaggi precedenti al voto, il suo partito potrebbe ottenere il maggior numero di seggi. Tuttavia, un eventuale successo elettorale non garantirebbe automaticamente la possibilità di formare un governo.

Gli altri protagonisti: Bennett, Lapid e la destra nazionalista

La competizione elettorale vede la partecipazione di 36 partiti, anche se soltanto 13 risultano, secondo le rilevazioni della vigilia, in grado di superare la soglia di sbarramento del 3,25%.

Tra le forze politiche più rilevanti figura B’Yachad, che significa “Insieme”, l’alleanza tra gli ex primi ministri Naftali Bennett e Yair Lapid.

Bennett ha guidato Israele dal giugno 2021 al luglio 2022, mentre Lapid gli è succeduto fino al dicembre dello stesso anno. La nuova formazione raccoglie esponenti prevalentemente di centrodestra e punta a intercettare una parte dell’elettorato alternativo a Netanyahu.

In corsa ci sono anche i Democratici guidati da Yair Golan, Yisrael Beiteinu e le principali rappresentanze politiche arabo-israeliane, tra cui Ra’am e la Lista congiunta.

Particolare attenzione è rivolta anche a Popolo d’Israele, formazione ultranazionalista guidata dall’ex generale Ofer Winter. Il partito sostiene posizioni particolarmente radicali sulla questione palestinese, compresa l’ipotesi di un’emigrazione di massa dalla Striscia di Gaza.

La scelta di Winter di presentarsi separatamente dal Likud potrebbe sottrarre consensi alla destra di Netanyahu. Non è tuttavia escluso che, dopo il voto, la formazione possa diventare un interlocutore dell’attuale premier nelle trattative per la nascita di una nuova coalizione.

Il nodo della maggioranza: una Knesset frammentata

Il vero interrogativo delle elezioni israeliane non riguarda soltanto quale partito arriverà primo, ma soprattutto chi riuscirà a costruire una maggioranza parlamentare.

Il sistema elettorale israeliano è proporzionale e prevede l’elezione di 120 deputati. Per sostenere una maggioranza di governo servono almeno 61 seggi.

I cittadini votano le liste dei partiti e non eleggono direttamente il primo ministro. Dopo le elezioni, il presidente della Repubblica affida l’incarico di formare un governo a un parlamentare ritenuto in grado di ottenere la fiducia della Knesset.

Le rilevazioni della vigilia indicano uno scenario particolarmente incerto, nel quale nessuno dei principali schieramenti sembra disporre autonomamente dei numeri necessari per governare.

Si prospettano quindi trattative complesse, nelle quali anche i partiti minori potrebbero assumere un ruolo determinante.

Seggi aperti tra tensioni e timori per la sicurezza

Le operazioni di voto sono iniziate regolarmente, ma la giornata elettorale si svolge in un clima di tensione.

Il presidente israeliano Isaac Herzog si è recato alle urne insieme alla moglie Michal, rivolgendo un appello alla partecipazione democratica.

Herzog ha definito il voto un diritto fondamentale dei cittadini e ha auspicato che la giornata possa rappresentare una festa della democrazia, senza intimidazioni o interferenze.

Nelle prime ore della mattinata, intanto, la polizia israeliana ha avviato indagini sull’incendio doloso di un cartellone elettorale del partito Yashar all’ingresso della città meridionale di Dimona.

Sul fronte della sicurezza, l’agenzia di stampa palestinese Wafa ha riferito che l’esercito israeliano ha chiuso diversi accessi alla città di Ramallah, in Cisgiordania, istituendo ulteriori posti di blocco lungo alcune delle principali vie di collegamento.

Le misure, secondo quanto riportato dall’agenzia, hanno interessato anche le aree di Ein Sinya, Atara e Rawabi, oltre ad altre località del territorio palestinese.

Quando arriveranno i risultati delle elezioni in Israele

I primi dati utili per comprendere l’esito della consultazione arriveranno dopo la chiusura dei seggi, prevista alle 22 ora israeliana.

Gli exit poll permetteranno di delineare i rapporti di forza tra le principali formazioni, mentre lo scrutinio progressivo offrirà indicazioni più precise sulla distribuzione dei 120 seggi.

La proclamazione dei risultati ufficiali è prevista per il 4 novembre, ma già nelle ore successive al voto potrebbe emergere una prima indicazione sulle coalizioni potenzialmente in grado di governare.

L’attenzione sarà rivolta soprattutto al risultato del Likud e di Yashar, ma anche alla capacità delle forze minori di superare la soglia di sbarramento, elemento che potrebbe modificare sensibilmente gli equilibri parlamentari.

Per Netanyahu il voto rappresenta la possibilità di prolungare una delle leadership più longeve della storia israeliana. Per Eisenkot, invece, è l’occasione di aprire una nuova fase politica.

Qualunque sia il partito più votato, la partita decisiva potrebbe iniziare soltanto dopo la chiusura delle urne, quando prenderanno il via i negoziati per la formazione del prossimo governo di Israele.

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