Fine vita, il centrodestra stringe la legge: più burocrazia e meno diritti. Le opposizioni insorgono
Il centrodestra ha presentato in Senato una nuova versione della proposta di legge sul fine vita, che modifica l’impianto ma non ne cambia la sostanza: il percorso per accedere al suicidio assistito diventa più lungo e complesso, i requisiti più restrittivi, il Servizio sanitario nazionale (Ssn) viene escluso.
Il punto più contestato della prima bozza, il “Comitato nazionale di valutazione” nominato dal governo, viene sostituito dai comitati etici regionali e da un “Centro di coordinamento nazionale” formato da esperti. Tuttavia, sarà quest’ultimo a dare il parere vincolante: per le opposizioni un filtro burocratico che rischia di togliere centralità al rapporto tra medico e paziente.
I tempi della procedura si allungano: fino a 150 giorni, tra parere territoriale, decisione nazionale e possibili proroghe. Una dilatazione che, secondo i critici, potrebbe rendere il percorso impraticabile per chi versa in condizioni di sofferenza irreversibile.
Sul fronte sanitario, il testo stabilisce che il Ssn non potrà fornire personale, farmaci o strutture per accompagnare il paziente. Una scelta definita “incostituzionale” dall’opposizione, che denuncia il rischio di spingere i cittadini verso soluzioni private o all’estero.
Le condizioni di accesso diventano ancora più stringenti: la sofferenza deve essere “incoercibile”, la malattia “irreversibile” e il paziente già inserito in un percorso di cure palliative. Un irrigidimento che, secondo giuristi e associazioni, restringe l’interpretazione della sentenza della Consulta sul caso Cappato-Dj Fabo.
La maggioranza rivendica di aver fatto “un passo di buona volontà”, ma le opposizioni parlano di “diritto trasformato in concessione” e di “chiusura ideologica” contro l’eutanasia attiva. Le distanze sembrano dunque aumentare: i sub-emendamenti potranno essere presentati fino al 23 settembre, ma la mediazione appare lontana.
Il punto più contestato della prima bozza, il “Comitato nazionale di valutazione” nominato dal governo, viene sostituito dai comitati etici regionali e da un “Centro di coordinamento nazionale” formato da esperti. Tuttavia, sarà quest’ultimo a dare il parere vincolante: per le opposizioni un filtro burocratico che rischia di togliere centralità al rapporto tra medico e paziente.
I tempi della procedura si allungano: fino a 150 giorni, tra parere territoriale, decisione nazionale e possibili proroghe. Una dilatazione che, secondo i critici, potrebbe rendere il percorso impraticabile per chi versa in condizioni di sofferenza irreversibile.
Sul fronte sanitario, il testo stabilisce che il Ssn non potrà fornire personale, farmaci o strutture per accompagnare il paziente. Una scelta definita “incostituzionale” dall’opposizione, che denuncia il rischio di spingere i cittadini verso soluzioni private o all’estero.
Le condizioni di accesso diventano ancora più stringenti: la sofferenza deve essere “incoercibile”, la malattia “irreversibile” e il paziente già inserito in un percorso di cure palliative. Un irrigidimento che, secondo giuristi e associazioni, restringe l’interpretazione della sentenza della Consulta sul caso Cappato-Dj Fabo.
La maggioranza rivendica di aver fatto “un passo di buona volontà”, ma le opposizioni parlano di “diritto trasformato in concessione” e di “chiusura ideologica” contro l’eutanasia attiva. Le distanze sembrano dunque aumentare: i sub-emendamenti potranno essere presentati fino al 23 settembre, ma la mediazione appare lontana.

