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Arianna Meloni contro la Global Sumud Flottilla: “Strumentalizza i morti a Gaza, gesto vergognoso”

Parte oggi pomeriggio la Global Sumud Flottilla, missione internazionale che tenta simbolicamente di rompere il blocco israeliano su Gaza. A bordo ci sono attivisti, parlamentari e rappresentanti della società civile, con l’obiettivo dichiarato di portare aiuti e soprattutto riaccendere l’attenzione sulla crisi umanitaria in corso. Per i promotori, la Flottilla rappresenta un atto politico e simbolico, nato proprio nel vuoto lasciato dall’inerzia delle istituzioni. Un’iniziativa che, però, incontra la dura opposizione di Arianna Meloni, sorella della premier e dirigente di Fratelli d’Italia. Intervistata dal Corriere della Sera, Meloni ha definito la missione “una vergognosa strumentalizzazione dei morti a Gaza” e ha messo in guardia sul rischio che il gesto, nato per testimoniare solidarietà, si trasformi invece in carburante per nuove divisioni.

“La Flottilla sa perfettamente che non potrà consegnare nulla. Strumentalizza i morti a Gaza, ed è vergognoso”, ha dichiarato Meloni. La dirigente di FdI ha poi ricordato che l’Italia è “la prima nazione Ue per aiuti alla popolazione palestinese”, rivendicando quindi l’impegno concreto del governo sul fronte umanitario.

Nell’intervista, Meloni ha sottolineato la complessità del contesto a Gaza: “È ostaggio di Hamas, che utilizza i palestinesi come carne da macello. Netanyahu deve fermarsi, perché per distruggere Hamas non si può passare sopra donne e bambini. Ma le iniziative non possono essere queste”. Un richiamo, dunque, a una linea di condanna sia verso l’organizzazione islamista sia verso la gestione militare di Israele, pur ribadendo la contrarietà a gesti simbolici come la Flottilla.

Meloni ha poi ampliato il discorso, collegando la missione a un generale inasprimento del dibattito pubblico. “Queste iniziative creano tragedie come il ragazzo ucciso a soli 31 anni negli Usa perché voleva portare avanti le proprie idee. È un clima pericolosissimo, che si alimenta di silenzi. Rischiamo di ritornare a quando i ragazzi si ammazzavano. Noi riceviamo molti insulti”. Non è mancata una stoccata anche ai media, accusati di inseguire “il gioco del click morboso”. Da qui l’appello al rispetto reciproco, come condizione essenziale per non tornare “a un tempo di odio”.

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