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Cronaca

Costa Concordia, oggi l’udienza decisiva: Schettino chiede la semilibertà dopo 8 anni in carcere

Si terrà oggi, davanti al Tribunale di Sorveglianza di Roma l’udienza che deciderà se concedere la semilibertà a Francesco Schettino, l’ex comandante della Costa Concordia, coinvolto nel disastro marittimo che il 13 gennaio 2012 ha causato la morte di 32 persone. Schettino, condannato a 16 anni di reclusione per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio colposo e abbandono della nave, sta attualmente scontando la pena nel carcere di Rebibbia, dove si trova dal maggio 2017. L’istanza di semilibertà è stata presentata dall’avvocata di Schettino, Paola Astarita, che ha sottolineato come il suo assistito abbia maturato il periodo che gli permetterebbe di accedere a misure alternative al carcere. In un’intervista, la legale ha dichiarato: “Mi auguro che vinca non il mio assistito, ma il diritto”, esprimendo fiducia nella giustizia. La richiesta di semilibertà è stata oggetto di più udienze, tutte rinviate in attesa di ulteriori approfondimenti da parte dei giudici, ma oggi si procederà finalmente alla discussione.

Il tribunale della Sorveglianza di Roma esaminerà la condotta di Schettino durante il periodo di detenzione, che gli ha permesso di ottenere permessi premio e di lavorare all’interno del carcere. Se la semilibertà gli verrà concessa, l’ex comandante potrebbe uscire dal carcere durante il giorno per svolgere un’attività lavorativa esterna, mantenendo comunque l’obbligo di rientrare in struttura la sera.

Il naufragio della Costa Concordia resta uno degli incidenti marittimi più tragici della storia recente. Nel corso della serata del 13 gennaio 2012, Schettino decise di deviare la rotta della nave per avvicinarsi alla costa dell’Isola del Giglio, in un’operazione chiamata “inchino”, che aveva lo scopo di far ammirare la nave da crociera agli abitanti dell’isola. Tuttavia, alle 21:47 la nave colpì uno scoglio sommerso e iniziò ad affondare. Le operazioni di evacuazione furono disorganizzate e confuse, con una gestione dell’emergenza insufficiente che provocò il caos a bordo. Schettino, nel momento cruciale dell’incidente, abbandonò la nave, lasciando centinaia di passeggeri e membri dell’equipaggio in pericolo.

Il suo comportamento, in particolare il suo abbandono della nave e la mancata gestione della situazione di emergenza, furono determinanti nella condanna a 16 anni di reclusione, sentenza confermata nel febbraio 2015 dalla Corte d’Appello di Firenze e definitivamente stabilita dalla Cassazione nel maggio 2017. Da allora, la vicenda giuridica di Schettino ha visto numerosi sviluppi, tra cui udienze, rinvii e approfondimenti, ma nonostante la gravità del crimine, il comandante ha mantenuto una condotta giudicata “positiva” durante il suo periodo di detenzione. Tuttavia, la domanda che aleggia su questo caso rimane se sia giusto concedere la semilibertà a una figura che ha provocato tanto dolore e perdita.

Il caso ha suscitato un ampio dibattito pubblico. Da un lato, ci sono coloro che ritengono che Schettino debba scontare tutta la sua pena per il ruolo che ha avuto nel disastro. Dall’altro, chi sostiene che la semilibertà sia una possibilità legittima per chi ha dimostrato un buon comportamento in carcere, come nel caso di Schettino.

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