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Cronaca

Festeggiamenti a Capodichino, un’addetta sanitaria: «Bloccati per prelevare un rene per trapianto»

Nella notte dei festeggiamenti a Capodichino, tra bandiere sventolanti e clacson celebrativi, una storia amara emerge, raccontata sui social da Federica, una professionista sanitaria impegnata in una missione di vitale importanza. Il suo racconto, condiviso dall’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate”, ci invita a riflettere su quanto possa essere fragile il confine tra entusiasmo collettivo e irresponsabilità sociale. Federica quella notte non era a Capodichino per festeggiare, ma per un compito ben più delicato: prelevare un fegato destinato a un trapianto urgente per un giovane in pericolo di vita a causa di un’epatite fulminante. Una corsa contro il tempo che avrebbe dovuto avere la priorità assoluta su qualsiasi altra cosa. Tuttavia, giunta in viale Comandante Umberto Maddalena, si è trovata di fronte una scena surreale: auto parcheggiate, motori spenti, persone ferme in attesa del pullman dei calciatori, in un clima di festa che ignorava completamente le esigenze altrui. Le sirene dell’ambulanza non sono bastate a far capire la gravità della situazione. Anzi, racconta Federica, è stata “gentilmente” invitata a spegnerle perché disturbavano lo spirito dei festeggiamenti. Di fronte a un muro di indifferenza, lei e il suo collega hanno dovuto abbandonare il mezzo e percorrere circa un chilometro a piedi, trasportando a mano strumenti chirurgici, liquidi da perfusione e ghiaccio in un’operazione logistica che avrebbe messo alla prova chiunque, figuriamoci nel cuore della notte. La domanda di Federica risuona come un grido accorato: “È possibile che non ci si renda conto della gravità di una situazione del genere?” Possibile che una vita umana in pericolo debba passare in secondo piano rispetto a una celebrazione sportiva? E, soprattutto, è accettabile che una parte della stampa tratti con leggerezza episodi come questi, quasi a volerli minimizzare o, peggio, giustificare?

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