“Voglio solo la verità”: il dolore e la dignità di mamma Patrizia dopo la morte del piccolo Domenico
Il dolore composto di una madre, la richiesta di verità, la difesa di chi non c’entra. Nelle parole di Patrizia Mercolino, mamma del piccolo Domenico, morto dopo un trapianto di cuore fallito all’Ospedale Monaldi di Napoli, si intrecciano sofferenza, dignità e una determinazione lucida: “Non darò colpe a nessuno finché non si saprà la verità, ma qualcuno dovrà pagare”.
Patrizia ha parlato ai giornalisti nello studio del suo legale, l’avvocato Francesco Petruzzi, a poche ore dalla morte del figlio. Le sue dichiarazioni, riportate anche dal Corriere della Sera e da la Repubblica, restituiscono il ritratto di una madre che chiede giustizia senza cedere alla rabbia indiscriminata.
“Sicuramente avrò parlato con loro, ci saremo stretti la mano. Ma io ho la coscienza pulita, loro no. Sono loro che dovranno vergognarsi per avermi guardata negli occhi, non io”, ha detto riferendosi ai medici coinvolti nella vicenda e oggi al centro delle indagini.
Allo stesso tempo, Patrizia ha voluto chiarire un punto per lei fondamentale: “Quello che è successo non deve infangare il nome di tutto il Monaldi, né del reparto dove Domenico è stato assistito”. Una presa di posizione netta, per evitare che un’eventuale responsabilità individuale si trasformi in una condanna collettiva.
Il piccolo Domenico era in attesa di un trapianto di cuore. Il 22 dicembre, all’Ospedale Monaldi, arriva la notizia che c’è un organo disponibile. Poi la telefonata che cambia tutto: il cuore non sarebbe partito, e il bambino sarebbe rimasto collegato al macchinario che sostituiva le funzioni cardiache in attesa di un nuovo trapianto.
Solo successivamente, e attraverso i giornali, Patrizia apprende che il cuore destinato a suo figlio sarebbe stato danneggiato dal contatto con ghiaccio secco. “Non credevo neppure si trattasse di mio figlio”, ha raccontato. “Poi una dottoressa mi ha detto: ‘Scusi se lo ha saputo dai giornali, ma ho aperto un’inchiesta interna e non potevo dirle nulla’”.
Un dolore che si somma al dolore. “Io non sto dando la colpa a nessuno. Voglio solo la verità. Quando uscirà fuori, si saprà chi ha sbagliato. A me interessa solo che venga fatta giustizia”, ha ribadito.
Davanti alla loro casa è comparso uno striscione con un fascio di fiori: “Domenico, perdonaci”. Un messaggio che, precisa la madre, “non è rivolto alla gente comune, ma a chi ha sbagliato”.
Fino all’ultimo istante Patrizia è rimasta accanto al figlio, senza smettere di sperare e di lottare. Ora chiede solo che venga fatta chiarezza. Senza processi sommari, ma con la certezza che, una volta accertate le responsabilità, “qualcuno dovrà pagare”.
Patrizia ha parlato ai giornalisti nello studio del suo legale, l’avvocato Francesco Petruzzi, a poche ore dalla morte del figlio. Le sue dichiarazioni, riportate anche dal Corriere della Sera e da la Repubblica, restituiscono il ritratto di una madre che chiede giustizia senza cedere alla rabbia indiscriminata.
“Sicuramente avrò parlato con loro, ci saremo stretti la mano. Ma io ho la coscienza pulita, loro no. Sono loro che dovranno vergognarsi per avermi guardata negli occhi, non io”, ha detto riferendosi ai medici coinvolti nella vicenda e oggi al centro delle indagini.
Allo stesso tempo, Patrizia ha voluto chiarire un punto per lei fondamentale: “Quello che è successo non deve infangare il nome di tutto il Monaldi, né del reparto dove Domenico è stato assistito”. Una presa di posizione netta, per evitare che un’eventuale responsabilità individuale si trasformi in una condanna collettiva.
Il piccolo Domenico era in attesa di un trapianto di cuore. Il 22 dicembre, all’Ospedale Monaldi, arriva la notizia che c’è un organo disponibile. Poi la telefonata che cambia tutto: il cuore non sarebbe partito, e il bambino sarebbe rimasto collegato al macchinario che sostituiva le funzioni cardiache in attesa di un nuovo trapianto.
Solo successivamente, e attraverso i giornali, Patrizia apprende che il cuore destinato a suo figlio sarebbe stato danneggiato dal contatto con ghiaccio secco. “Non credevo neppure si trattasse di mio figlio”, ha raccontato. “Poi una dottoressa mi ha detto: ‘Scusi se lo ha saputo dai giornali, ma ho aperto un’inchiesta interna e non potevo dirle nulla’”.
Un dolore che si somma al dolore. “Io non sto dando la colpa a nessuno. Voglio solo la verità. Quando uscirà fuori, si saprà chi ha sbagliato. A me interessa solo che venga fatta giustizia”, ha ribadito.
Davanti alla loro casa è comparso uno striscione con un fascio di fiori: “Domenico, perdonaci”. Un messaggio che, precisa la madre, “non è rivolto alla gente comune, ma a chi ha sbagliato”.
Fino all’ultimo istante Patrizia è rimasta accanto al figlio, senza smettere di sperare e di lottare. Ora chiede solo che venga fatta chiarezza. Senza processi sommari, ma con la certezza che, una volta accertate le responsabilità, “qualcuno dovrà pagare”.

