(Video) EnergyMed 2013: la mostra sulle fonti rinnovabili
(Servizio di Daniela Giordano – Riprese video: Dario Catania – Montaggio: Carlo Maria Alfarano)
Si è tenuto nel weekend l’EnergyMed, la “Mostra Convegno sulle Fonti Rinnovabili e l’Efficienza Energetica”> che la città di Napoli ospita da sei anni ormai. Tre giorni di incontri, convegni e workshop tra il pubblico, aziende e operatori del settore, che conferma l’evento tra i più importanti in tutto il bacino del Mediterraneo. Come di consueto, a offrire lo spazio per esporre le innovative stramberie tecnologiche nei campi dell’edilizia efficiente, il riciclo e la mobilità sostenibile, è stata la Mostra d’Oltremare. 8.000 metri quadrati offerti agli stand espositivi non solo di privati, ma anche di associazioni, centri di ricerca ed enti pubblici locali, a quanto pare – dati alla mano – visitati quest’anno da oltre 20.000 persone, il 20% in più rispetto allo scorso anno (Fonte Ansa).
Se il primo padiglione era incentrato soprattutto sulle innovazioni tecniche in senso stretto – utili cioè a tecnici, professionisti e soprattutto ingegneri –, nel secondo ci si poteva divertire a osservare le diavolerie prossime sul mercato a salvaguardia dell’ambiente. Oltre ai soliti prodotti che sfruttano l’energia eolica, solare e rinnovabili in genere, c’erano vere e proprie invenzioni che sfruttavano ugualmente il principio di uno sviluppo eco-sostenibile per il pianeta. Come, ad esempio, l’auto elettrica di Zero99, costruita interamente con materiali riciclati recuperati nella stessa regione Campania, che cammina grazie a batterie estraibili (da ricaricare stesso a casa) e con il tettuccio a pannelli solari per fornire l’energia a fari e quadro di controllo. Alla mostra per ora c’era solo un prototipo, ma presto sarà finita e messa sul mercato a un prezzo decisamente concorrenziale, di poco superiore ai sei mila euro. Un’altra novità a incuriosirci è stato apprendere che le batterie, le famose pile alcaline, sono in sostanza tutte ricaricabili. O meglio, il termine giusto è “rigenerabili”, come le cartucce di una stampante. Ce l’ha mostrato l’addetto di GreenBatt.org che attraverso un macchinario di loro invenzione sono in grado di riportare indietro il processo chimico di solfatazione delle pile e portarle, così, a nuova vita.
Molti stand, poi, erano dedicati alla raccolta dell’olio esausto, ma su questo punto conviene soffermarsi meglio. L’ASIA Napoli, l’azienda addetta alla gestione dei rifiuti nel Comune di Napoli, aveva un personale stand informativo nel quale pubblicizzava la campagna. Parlando con l’addetto ai rapporti istituzionali, siamo venuti a sapere che l’azienda sta promuovendo il contatto diretto tra enti pubblici – municipalità e scuole comprese – e aziende private di raccolta dell’olio vegetale (quello da cucina). In pratica, negli edifici come sul suolo pubblico verrebbero predisposti i barili di raccolta in cui i singoli cittadini possono andare a sversare quello prodotto nelle singole case, ma non è esattamente chiaro il sistema attraverso cui si costituirebbe la convenzione. L’Asia metterebbe a disposizione lo spazio nel quale piazzare il barile della raccolta e, soprattutto, fungerebbe da garante in merito alle regolarità legali di ogni singola azienda.
Dato il numero elevato di privati nel settore, a giudicare dal numero di stand presenti alla fiera, le convenzioni dovrebbero siglarsi poi attraverso gare d’appalto, ma per ora non è così. Gli accordi, al momento, vengono presi singolarmente e, nel caso di grandi città come Napoli, si sta cercando di accontentare un po’ tutti concedendo a ognuna una Municipalità. Inoltre, molte di queste aziende hanno lamentato maggiori difficoltà di dialogo con i rappresentanti delle grandi città e di riuscire a prendere più facilmente contatti e siglare accordi nelle piccole realtà di provincia, ma sin qui è tutto normale. Dove sorgono invece forti perplessità è sulla questione del ritorno economico che l’attività (privata) deve generare. L’Asia ci tiene a precisare che per loro l’unico vantaggio economico perseguito è quello ambientale, di riduzione cioè della percentuale d’inquinamento, mentre quello prettamente economico si riflette soltanto sul privato. Il nocciolo della questione è proprio questo: che allora un vantaggio economico dovrebbe tradursi anche per l’utente cittadino, fornitore della materia prima olio. Di fatto alle aziende fornisce il pane – o quantomeno il lievito – essenziale per mettere in moto l’intero processo produttivo. Al momento, questo vantaggio per il cittadino dipende essenzialmente da dove vive, perché è a discrezione delle singole istituzioni. In alcuni paesi di provincia, la fornitura di olio si traduce in un accumulo percentuale di detrazioni dalla tassa sull’immondizia, commisurato al quantitativo di olio fornito. In altre vengono forniti buoni spesa, oppure – come a Napoli – non si sa ancora bene cosa. Il punto è che non esiste una regola generale unica e valida per tutti, né il cittadino pare possa rivolgersi personalmente a una delle ditte in questione per mettere in piedi un rapporto economico privato. Ed ecco che emerge l’ennesimo dubbio, quando l’addetto ci dice che un condominio può disporre liberamente del proprio suolo privato come meglio crede. Cioè che se vuole prendere autonomamente contatti con il privato, può farlo: può richiedere l’installazione del barile e con il ricavato della fornitura affrontare le spese correnti di gestione dell’edificio. Ecco, dunque, che il rapporto di mediazione sponsorizzato da Asia, di colpo sembrerebbe inutile. Ma questa è una deduzione meramente personale, che mi auguro al più presto di chiarire.
Almeno in questo caso è stato possibile ottenere un confronto. In molti altri stand non è andata così. I dipendenti non hanno avuto il consenso dai superiori a rilasciare interviste, ruolo riservato agli addetti stampa, o responsabili rapporti con l’esterno, non presenti in fiera costantemente. È andata così con lo stand dell’Enel, che sponsorizzava le future colonnine per la fornitura di energia alle auto elettriche, a cui avremmo chiesto con piacere ancora chiarimenti circa il vantaggio economico dell’attività. Situazione analoga allo stand della Metronapoli SpA, che sponsorizzava il trasporto bici in metro, ma non chiariva quando sarà possibile portarle anche durante il giorno e non solo dopo le 20, o fino alle 7 del mattino. Né avevano l’autorizzazione a rivelare l’eventuale data futura di fine lavori a piazza Garibaldi. Il dipendente Metronapoli ha potuto però mostrarci l’applicazione gratuita “City&Bus Napoli”, per Iphone e Android, sviluppata da lui nel laboratorio LUSI-Lab del Dipartimento di Fisica della Federico II. Progetto finanziato da Anm e NapoliServizi, in collaborazione con il Comune di Napoli, per ottenere informazioni in tempo reale sul trasporto pubblico.
Quello che è parso ai nostri occhi, è che si volesse a tutti costi dare all’esterno un’immagine nettamente positiva. L’impressione però è che si sia trattato principalmente di un’immagine-vetrina dove, con il giusto posizionamento dei prodotti e un’illuminazione adeguata, tutto appaia più bello. Una bellezza però condizionata soltanto da ciò che s’intende mostrare, per poi nascondere tutto il resto sotto il tappeto.
