Verso una tregua in Ucraina? Zelensky apre al dialogo, il Cremlino rifiuta l’ultimatum europeo
In un contesto internazionale segnato da intensi sforzi diplomatici e crescente pressione politica, si apre uno spiraglio per una tregua nel conflitto tra Russia e Ucraina. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rilanciato un appello a un cessate il fuoco di 30 giorni e si è detto pronto a incontrare personalmente Vladimir Putin in Turchia, già questo giovedì. Una mossa che, secondo molti osservatori, potrebbe rappresentare un momento cruciale nei tentativi di porre fine a un conflitto che dura da oltre tre anni.
L’iniziativa arriva dopo che i leader europei, riuniti a Londra nel formato “Weimar Plus”, hanno chiesto alla Russia di accettare entro la giornata un cessate il fuoco di un mese, avvertendo che un rifiuto comporterebbe nuove sanzioni. Il Cremlino, però, ha reagito con fermezza, respingendo la proposta come un “ultimatum inaccettabile”. Dmitry Peskov, portavoce del presidente russo, ha dichiarato all’agenzia Tass: “Non si può parlare alla Russia con un linguaggio simile. È inappropriato e non costruttivo”.
Nonostante la posizione ufficiale di Mosca, la possibilità di un dialogo diretto tra Putin e Zelensky non è completamente esclusa. Peskov ha infatti rilanciato l’idea di negoziati bilaterali, sottolineando che la proposta gode del sostegno di diversi Paesi, tra cui la Cina e altri membri del gruppo BRICS. L’ex presidente statunitense Donald Trump, intervenuto da remoto al vertice di Londra, ha sottolineato l’importanza di un incontro diretto tra i due leader e si è detto “fiducioso che ne usciranno buone cose”.
La Turchia, per voce del ministro degli Esteri Hakan Fidan, ha offerto Istanbul come sede per il possibile vertice, invitando le parti a incontrarsi “il prima possibile”. Zelensky ha accolto l’offerta, annunciando che sarà presente nella capitale turca giovedì e lanciando un messaggio diretto al suo omologo russo: “Non ha senso prolungare le uccisioni. Aspetterò Putin in Turchia. Personalmente. Spero che questa volta i russi non cerchino scuse”. Nel frattempo, anche Papa Leone XIV è entrato nella diplomazia del conflitto, parlando per la prima volta al telefono con Zelensky. Il presidente ucraino ha espresso gratitudine per il sostegno del Pontefice e lo ha invitato a visitare Kiev. Al centro del colloquio, temi delicati come il ritorno dei bambini deportati in Russia e l’urgenza di una tregua immediata per favorire il ritorno alla diplomazia. Dall’Unione Europea sono giunti segnali di sostegno all’iniziativa ucraina, ma anche di frustrazione per la mancata risposta concreta da parte di Mosca. “Zelensky compie passi verso la pace, ma da Mosca non arrivano segnali”, ha affermato la portavoce della Commissione UE. L’Alto Rappresentante Kaja Kallas ha ammonito: “Non si può parlare di negoziati mentre l’Ucraina subisce ancora bombardamenti quotidiani”. Anche l’Italia si è fatta sentire, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha ribadito: “Attendiamo una chiara risposta russa alla richiesta di un cessate il fuoco immediato e incondizionato, che l’Ucraina ha accettato”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aggiunto: “La responsabilità ora è nelle mani di Putin. Se si arriverà alla pace o no dipende soltanto dalla volontà della Federazione Russa”.
L’iniziativa arriva dopo che i leader europei, riuniti a Londra nel formato “Weimar Plus”, hanno chiesto alla Russia di accettare entro la giornata un cessate il fuoco di un mese, avvertendo che un rifiuto comporterebbe nuove sanzioni. Il Cremlino, però, ha reagito con fermezza, respingendo la proposta come un “ultimatum inaccettabile”. Dmitry Peskov, portavoce del presidente russo, ha dichiarato all’agenzia Tass: “Non si può parlare alla Russia con un linguaggio simile. È inappropriato e non costruttivo”.
Nonostante la posizione ufficiale di Mosca, la possibilità di un dialogo diretto tra Putin e Zelensky non è completamente esclusa. Peskov ha infatti rilanciato l’idea di negoziati bilaterali, sottolineando che la proposta gode del sostegno di diversi Paesi, tra cui la Cina e altri membri del gruppo BRICS. L’ex presidente statunitense Donald Trump, intervenuto da remoto al vertice di Londra, ha sottolineato l’importanza di un incontro diretto tra i due leader e si è detto “fiducioso che ne usciranno buone cose”.
La Turchia, per voce del ministro degli Esteri Hakan Fidan, ha offerto Istanbul come sede per il possibile vertice, invitando le parti a incontrarsi “il prima possibile”. Zelensky ha accolto l’offerta, annunciando che sarà presente nella capitale turca giovedì e lanciando un messaggio diretto al suo omologo russo: “Non ha senso prolungare le uccisioni. Aspetterò Putin in Turchia. Personalmente. Spero che questa volta i russi non cerchino scuse”. Nel frattempo, anche Papa Leone XIV è entrato nella diplomazia del conflitto, parlando per la prima volta al telefono con Zelensky. Il presidente ucraino ha espresso gratitudine per il sostegno del Pontefice e lo ha invitato a visitare Kiev. Al centro del colloquio, temi delicati come il ritorno dei bambini deportati in Russia e l’urgenza di una tregua immediata per favorire il ritorno alla diplomazia. Dall’Unione Europea sono giunti segnali di sostegno all’iniziativa ucraina, ma anche di frustrazione per la mancata risposta concreta da parte di Mosca. “Zelensky compie passi verso la pace, ma da Mosca non arrivano segnali”, ha affermato la portavoce della Commissione UE. L’Alto Rappresentante Kaja Kallas ha ammonito: “Non si può parlare di negoziati mentre l’Ucraina subisce ancora bombardamenti quotidiani”. Anche l’Italia si è fatta sentire, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha ribadito: “Attendiamo una chiara risposta russa alla richiesta di un cessate il fuoco immediato e incondizionato, che l’Ucraina ha accettato”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aggiunto: “La responsabilità ora è nelle mani di Putin. Se si arriverà alla pace o no dipende soltanto dalla volontà della Federazione Russa”.

