Venezuela, Trump rivendica il controllo Usa: “È un Paese morto”. Minacce a Messico, Cuba e Colombia
La crisi venezuelana entra in una fase drammatica e senza precedenti. Dopo l’attacco degli Stati Uniti che lo scorso sabato ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, ora detenuto a New York in attesa di comparire davanti a un giudice per accuse legate al traffico di droga, Donald Trump rivendica apertamente il controllo di Washington sul Paese sudamericano.
“Il Venezuela è un Paese morto. Non chiedetemi chi è al comando, perché la risposta sarà controversa: siamo noi”, ha dichiarato il presidente statunitense parlando con la stampa. Secondo Trump, le elezioni non rappresentano una priorità immediata: “La cosa principale è aggiustare il Paese, che è distrutto. Non c’è denaro”. Attualmente il Venezuela è guidato dalla vicepresidente Delcy Rodríguez.
Minacce di nuovi attacchi e pressioni regionali
Il tycoon non ha escluso un secondo intervento militare qualora Caracas non collaborasse con gli Stati Uniti nel processo di “ricostruzione”. Ma l’offensiva verbale di Trump si è estesa anche ad altri Paesi della regione. Colombia e Messico sono stati apertamente minacciati se non ridurranno il flusso di droga verso gli Stati Uniti. “Operazione Colombia suona bene, a me piace”, ha detto Trump, mentre su Cuba ha aggiunto che l’isola, storica alleata di Caracas, “sembra pronta a cadere da sola”. Su Città del Messico il messaggio è stato altrettanto diretto: “Bisogna fare qualcosa con il Messico. Deve organizzarsi, perché i narcotici stanno fuoriuscendo dal Paese”.
La reazione della Cina: “Sovranità da rispettare”
Dure le reazioni internazionali. La Cina ha definito la cattura di Maduro e l’intervento Usa uno “scenario inaccettabile”. Senza citare direttamente Washington, il ministro degli Esteri Wang Yi ha affermato che nessun Paese può agire come “polizia o giudice del mondo”. “La sovranità e la sicurezza di tutte le nazioni devono essere pienamente protette dal diritto internazionale”, ha dichiarato Wang durante un incontro a Pechino con l’omologo pakistano Ishaq Dar. Si tratta del primo commento ufficiale di Pechino dopo la diffusione delle immagini di Maduro bendato e ammanettato.
Trump e la Groenlandia: “Ci serve per la sicurezza”
Nel frattempo, Trump ha rilanciato anche su un altro fronte geopolitico sensibile: la Groenlandia. Parlando a bordo dell’Air Force One, di ritorno da Mar-a-Lago, ha ribadito che l’isola artica è cruciale per la sicurezza nazionale statunitense. “Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, e la Danimarca non sarà in grado di farlo”, ha detto, sostenendo che l’area sarebbe ormai “piena di navi russe e cinesi”.
“Il Venezuela è un Paese morto. Non chiedetemi chi è al comando, perché la risposta sarà controversa: siamo noi”, ha dichiarato il presidente statunitense parlando con la stampa. Secondo Trump, le elezioni non rappresentano una priorità immediata: “La cosa principale è aggiustare il Paese, che è distrutto. Non c’è denaro”. Attualmente il Venezuela è guidato dalla vicepresidente Delcy Rodríguez.
Minacce di nuovi attacchi e pressioni regionali
Il tycoon non ha escluso un secondo intervento militare qualora Caracas non collaborasse con gli Stati Uniti nel processo di “ricostruzione”. Ma l’offensiva verbale di Trump si è estesa anche ad altri Paesi della regione. Colombia e Messico sono stati apertamente minacciati se non ridurranno il flusso di droga verso gli Stati Uniti. “Operazione Colombia suona bene, a me piace”, ha detto Trump, mentre su Cuba ha aggiunto che l’isola, storica alleata di Caracas, “sembra pronta a cadere da sola”. Su Città del Messico il messaggio è stato altrettanto diretto: “Bisogna fare qualcosa con il Messico. Deve organizzarsi, perché i narcotici stanno fuoriuscendo dal Paese”.
La reazione della Cina: “Sovranità da rispettare”
Dure le reazioni internazionali. La Cina ha definito la cattura di Maduro e l’intervento Usa uno “scenario inaccettabile”. Senza citare direttamente Washington, il ministro degli Esteri Wang Yi ha affermato che nessun Paese può agire come “polizia o giudice del mondo”. “La sovranità e la sicurezza di tutte le nazioni devono essere pienamente protette dal diritto internazionale”, ha dichiarato Wang durante un incontro a Pechino con l’omologo pakistano Ishaq Dar. Si tratta del primo commento ufficiale di Pechino dopo la diffusione delle immagini di Maduro bendato e ammanettato.
Trump e la Groenlandia: “Ci serve per la sicurezza”
Nel frattempo, Trump ha rilanciato anche su un altro fronte geopolitico sensibile: la Groenlandia. Parlando a bordo dell’Air Force One, di ritorno da Mar-a-Lago, ha ribadito che l’isola artica è cruciale per la sicurezza nazionale statunitense. “Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, e la Danimarca non sarà in grado di farlo”, ha detto, sostenendo che l’area sarebbe ormai “piena di navi russe e cinesi”.

