Strage di Crans-Montana, uscite chiuse e controlli mancati: i nodi della sicurezza al Le Constellation
Emergono nuovi e inquietanti dettagli sulla strage di Crans-Montana, dove nella notte di Capodanno un incendio nel locale notturno Le Constellation ha causato la morte di 40 persone, in gran parte giovanissimi, tra cui sei italiani. Al centro dell’inchiesta ci sono decisioni gestionali e carenze strutturali che, secondo gli investigatori, avrebbero aggravato le conseguenze del rogo.
Dodici giorni prima della tragedia, il 19 dicembre, i proprietari del locale avevano presentato al Comune una richiesta di interventi strutturali per ampliare la veranda esterna, aumentare i posti a sedere e chiudere parzialmente la terrazza in vetro affacciata sulla strada. Proprio da quella terrazza, ancora aperta al momento dell’incendio, alcuni adolescenti feriti riuscirono a fuggire. Se i lavori fossero già stati completati, il bilancio delle vittime avrebbe potuto essere ancora più drammatico.
Dai documenti acquisiti dall’emittente svizzera RTS emerge anche la volontà di chiudere una delle uscite di emergenza. Un particolare che si aggiunge a un altro elemento cruciale: la porta sul retro del locale, secondo i media svizzeri, sarebbe rimasta chiusa per “risparmiare sul personale”, rendendola inutilizzabile come via di fuga nel momento più critico.
Le indagini hanno portato alla luce anche un filmato del Capodanno 2020, nel quale al personale veniva raccomandato di “fare attenzione alla schiuma”, il materiale fonoassorbente installato sul soffitto. Proprio quella schiuma, altamente infiammabile, avrebbe agito da detonatore durante l’incendio, innescato – secondo la Procura – dall’uso di fontane pirotecniche all’interno del locale.
Per la tragedia sono indagati i proprietari, Jacques e Jessica Moretti, di 47 e 40 anni, accusati di omicidio colposo, lesioni e incendio colposo. Al momento non sono stati arrestati: la procuratrice ha escluso la necessità di misure cautelari, ritenendo assente il pericolo di fuga, nonostante il dibattito acceso in Svizzera sulla possibilità che i due, cittadini francesi, possano espatriare. La coppia rischia fino a quattro anni e mezzo di carcere.
Nel frattempo, l’avvocato delle famiglie delle vittime e dei feriti, Sebastien Fanti, ha chiesto l’apertura di procedimenti giudiziari anche in Italia e in Francia. Resta inoltre il rischio di prescrizione per alcune irregolarità: i lavori di ristrutturazione del locale risalgono al 2015 e, se non conformi alla legge, potrebbero cadere in prescrizione dopo dieci anni.
Gli inquirenti stanno ora riesaminando tutti i precedenti interventi strutturali, che sollevano ulteriori dubbi: dalla scala per il seminterrato ridotta da tre metri a uno solo, alla porta di uscita che si apriva verso l’interno anziché verso l’esterno, come previsto dalle norme di sicurezza.
Un altro punto critico riguarda i controlli: Le Constellation non sarebbe stato più ispezionato dal 2020. Il Consiglio comunale di Crans-Montana ha espresso “profondo rammarico” e annunciato nuove misure, tra cui il divieto totale di dispositivi pirotecnici nei locali chiusi e controlli straordinari su tutti i 128 esercizi pubblici del Comune, anche oltre quanto previsto dalla legge.
Tra il 2016 e il 2019 erano stati effettuati sopralluoghi, compresi quelli antincendio, che avevano evidenziato la necessità di modifiche. Tuttavia, l’amministrazione non verificò che tali interventi fossero effettivamente realizzati. Una catena di omissioni che oggi pesa come un macigno su una tragedia che forse si sarebbe potuta evitare.
Dodici giorni prima della tragedia, il 19 dicembre, i proprietari del locale avevano presentato al Comune una richiesta di interventi strutturali per ampliare la veranda esterna, aumentare i posti a sedere e chiudere parzialmente la terrazza in vetro affacciata sulla strada. Proprio da quella terrazza, ancora aperta al momento dell’incendio, alcuni adolescenti feriti riuscirono a fuggire. Se i lavori fossero già stati completati, il bilancio delle vittime avrebbe potuto essere ancora più drammatico.
Dai documenti acquisiti dall’emittente svizzera RTS emerge anche la volontà di chiudere una delle uscite di emergenza. Un particolare che si aggiunge a un altro elemento cruciale: la porta sul retro del locale, secondo i media svizzeri, sarebbe rimasta chiusa per “risparmiare sul personale”, rendendola inutilizzabile come via di fuga nel momento più critico.
Le indagini hanno portato alla luce anche un filmato del Capodanno 2020, nel quale al personale veniva raccomandato di “fare attenzione alla schiuma”, il materiale fonoassorbente installato sul soffitto. Proprio quella schiuma, altamente infiammabile, avrebbe agito da detonatore durante l’incendio, innescato – secondo la Procura – dall’uso di fontane pirotecniche all’interno del locale.
Per la tragedia sono indagati i proprietari, Jacques e Jessica Moretti, di 47 e 40 anni, accusati di omicidio colposo, lesioni e incendio colposo. Al momento non sono stati arrestati: la procuratrice ha escluso la necessità di misure cautelari, ritenendo assente il pericolo di fuga, nonostante il dibattito acceso in Svizzera sulla possibilità che i due, cittadini francesi, possano espatriare. La coppia rischia fino a quattro anni e mezzo di carcere.
Nel frattempo, l’avvocato delle famiglie delle vittime e dei feriti, Sebastien Fanti, ha chiesto l’apertura di procedimenti giudiziari anche in Italia e in Francia. Resta inoltre il rischio di prescrizione per alcune irregolarità: i lavori di ristrutturazione del locale risalgono al 2015 e, se non conformi alla legge, potrebbero cadere in prescrizione dopo dieci anni.
Gli inquirenti stanno ora riesaminando tutti i precedenti interventi strutturali, che sollevano ulteriori dubbi: dalla scala per il seminterrato ridotta da tre metri a uno solo, alla porta di uscita che si apriva verso l’interno anziché verso l’esterno, come previsto dalle norme di sicurezza.
Un altro punto critico riguarda i controlli: Le Constellation non sarebbe stato più ispezionato dal 2020. Il Consiglio comunale di Crans-Montana ha espresso “profondo rammarico” e annunciato nuove misure, tra cui il divieto totale di dispositivi pirotecnici nei locali chiusi e controlli straordinari su tutti i 128 esercizi pubblici del Comune, anche oltre quanto previsto dalla legge.
Tra il 2016 e il 2019 erano stati effettuati sopralluoghi, compresi quelli antincendio, che avevano evidenziato la necessità di modifiche. Tuttavia, l’amministrazione non verificò che tali interventi fossero effettivamente realizzati. Una catena di omissioni che oggi pesa come un macigno su una tragedia che forse si sarebbe potuta evitare.

