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Università, slitta riforma. Proteste in varie città

NAPOLI (di Francesco Bongarrà) –   Ieri nuova giornata di passione per il governo alla Camera, che non riesce ancora a portare a casa la riforma dell’Università: riforma che, a questo punto, slitta alla prossima settimana, con il voto finale previsto per martedì. A Montecitorio l’esecutivo va sotto su un emendamento di Fli, che passa grazie al sostegno di Pd, Udc e Idv, e anche per le assenze fra i banchi del Pdl. La Gelmini minaccia il ritiro se il testo venisse snaturato dall’approvazione di altri emendamenti dei finiani. Nel frattempo l’opposizione, con Pier Luigi Bersani, fa sapere che se si vuole la cessazione delle ostilità, il ministro dovrebbe davvero ritirare la riforma. Per effetto dello slittamento del voto sulla riforma Gelmini slitta in avanti anche il voto sulla mozione di sfiducia al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, presentata dall’Idv in seguito al crollo nell’area archeologica di Pompei: prima di Bondi, l’assemblea di Montecitorio dovrà esprimersi sul decreto sicurezza, sul ddl sulla libertà di impresa, nonché sulle mozioni su Calderoli e sulla Rai. Che per la riforma dell’Università non sarebbe stata una gran giornata si capisce dall’inizio del dibattito d’Aula, quando l’opposizione contesta l’assenza di copertura finanziaria sul ddl. A metà mattinata, al primo emendamento di Fli sull’abilitazione dei docenti, la frittata è fatta: il finiano Granata non lo ritira, e la richiesta di modifica del testo passa, malgrado il no del governo, con 261 no, 282 sì e tre astenuti. Parte il boato del centrosinistra: Dario Franceschini sottolinea che “ci sono i numeri per la sfiducia”. E in Aula si creano due capannelli, a mostrare anche plasticamente la divisione nel centrodestra. Il primo nei banchi del Fli con Bocchino, Granata e Della Vedova a studiare il fascicolo degli emendamenti in vista di possibili nuove imboscate; l’altro, accanto al banco della commissione, con la presidente della commissione Cultura Aprea ed i colleghi del Pdl Milanese e Crosetto a cercare di capire come difendersi. Al banco del governo, Mariastella Gelmini è sola; sbaglia anche a votare, con il collega Alfano, e unisce il suo voto a quelli dell’opposizione. Si va avanti stancamente, ma Pier Luigi Bersani accende gli animi rispondendo una ad una alle critiche avanzategli dalla Gelmini sulla sua visita agli studenti sui tetti dell’ateneo romano (“ci sono salito e continuo a salirci”) e sul suo curriculum accademico. Per tagliare la testa al toro Bersani mette on line l’elenco dei suoi esami universitari e sfida la Gelmini a fare altrettanto. Al fianco del ministro si si schiera il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto: “State lisciando il pelo – gli urla, alludendo agli scontri di ieri in Senato – a un movimento minoritario ed estremista che provocherà danni seri al Paese. Ci aspettavamo da voi un po’ più di riformismo e molto mena demagogia”. A ora di pranzo si sospende: il Pd ha un appuntamento di partito nel pomeriggio in Toscana, per cui tutto é rinviato, con dispiacere della Lega, alla prossima settimana. Per allora si dovrà sciogliere un altro nodo, l’emendamento dell’Idv per il contrasto alle dinastie dei ‘baroni’ universitari, che Fli ma anche la Lega vogliono votare.
MONUMENTI TESTIMONIAL PROTESTA, VOTO SLITTA
di Tiziana Caroselli
Colosseo, Torre di Pisa, Mole Antonelliana, Abbazia del Santo a Padova: i monumenti-simbolo del Belpaese sono diventati testimonial di rango della protesta del mondo universitario contro la riforma degli atenei. Gli studenti li hanno occupati con l’intento di dare la massima visibilità a un dissenso che già ha attirato i riflettori nei giorni scorsi con il passaggio dalle piazze ai tetti delle facoltà. Le contestazioni sono andate avanti di pari passo con l’esame del ddl che riordina il sistema universitario da parte dell’aula della Camera. Il ministro Gelmini, intervistata di buon’ora, era sembrata ottimista. “Spero che prevalga il senso di responsabilita” ha detto confidando sul consenso di Futuro e Libertà accontentata ieri con la riscrittura di due emendamenti ritenuti cruciali dai finiani. Era previsto addirittura il voto finale a fine mattinata, ma poi qualcosa si é inceppato. Il Governo è andato di nuovo ‘sotto’ su un emendamento di Fli e il ministro, visibilmente indignata, ha avvertito: “Finché Fli su un emendamento non particolarmente significativo marca una differenza, questo rientra nella tecnica parlamentare. Mi auguro che non accada che vengano votati emendamenti il cui contenuto stravolga il senso della riforma, non sarebbe accettabile, se così fosse come ministro mi vedrei costretta a ritirarla”.
La conferenza dei capigruppo ha stabilito il rinvio del voto a martedì prossimo e si riprenderà l’esame dall’emendamento anti-dinastie. Intanto ieri é passato quello che chiude l’epoca dei rettori a vita: potranno restare in carica solo un mandato, per un massimo di sei anni. Un lungo week-end di pausa quindi, che il Pd spera possa portare consiglio al ministro. “Abbiamo bloccato alla Camera la brutta legge sull’università. La Gelmini ha quattro giorni di tempo per ritirarla e discutere con gli studenti e i ricercatori che protestano prima di tornare martedì nell’aula di Montecitorio dove il governo è stato sconfitto quattro volte” ha detto il vicepresidente vicario dei deputati del partito democratico Michele Ventura. Sperano in un ritiro del provvedimento anche gli studenti e i ricercatori che ieri sono rimasti sui tetti degli atenei, ne hanno occupati altri, hanno sfilato per le vie dei centri cittadini – scontrandosi a Firenze e Torino con le forze dell’ordine – hanno presidiato Montecitorio e pure srotolato uno striscione dal tetto della sede del ministero a Piazzale Kennedy con lo slogan ” Né manager né baroni, i privati fuori dai maroni”. Contro i baroni aveva puntato l’indice stamani, via etere, il ministro accusandoli di volere, attraverso gli studenti, bloccare una riforma “che rende l’università italiana finalmente meritocratica, che pone fine al malcostume di parentopoli, che blocca la proliferazione di sedi distaccate inutili e di corsi di laurea attivati solo per assegnare cattedre ai soliti noti”. Un’interpretazione per nulla condivisa dagli studenti. “Altro che colpire i baroni: le uniche vittime di questa riforma sarebbero gli studenti, i dottorandi, i precari e i ricercatori” hanno replicato le associazioni studentesche. Le posizioni restano distanti. “Vediamo come va a finire martedì” ha cautamente dichiarato Mariastella Gelmini. (Ansa)

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