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Un festival artistico al Cairo, tra internazionalità e indifferenza

di Graziella Melania Geraci – Performance teatrali, musica, arti visive e film, tutto all’insegna dell’internazionalità culturale, in una Cairo ancora in subbuglio, con il D-CAF, Downtown Contemporary Arts Festival fino al 28 aprile. Le locations sono varie e non sempre canoniche, dal teatro Falaki all’Hotel Viennoise, ex hotel abbandonato e affittato da una famigerata agenzia locale, proprietaria di innumerevoli stabili al centro città, solo per eventi artistici.

Bootworks-Theatre-The-Incredible-Book-Eating-Boy-620x360Il progetto nasce anche grazie alle sovvenzioni europee e manifesta la propria essenza intercontinentale con spettacoli in diverse lingue in giorni differenti, alla faccia della democrazia ricercata con le rivoluzioni. Proprio tale argomento sembra ispirare gli autori delle performance teatrali, visibili per pochi euro, come per lo spettacolo “End/Ignè”, dell’algerino Mustapha Benfodil, che parla delle proteste di un popolo oppresso esasperatesi in autoimmolazioni con il fuoco, e come per “White rabbit, red rabbit” dell’iraniano Nassim Soleimanpour, impossibilitato ad uscire dal proprio paese e quindi non presente a nessuna delle performance da lui “dirette”. Il problema della censura e della comunicazione appare in una interessantissima mostra che mette in relazione il visitatore con due spazi, l’Hotel Viennoise e la Medrar Gallery, uno virtuale e l’altro reale che, grazie alle tecnologie, possono interscambiarsi. A parte qualche pecca non trascurabile della Medrar, il tutto appare affascinante, da vivere e da scoprire ma forse un pò troppo fuori contesto per l’attuale ribollire rivoluzionario egiziano.

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