UK e UE verso un nuovo programma di mobilità giovanile: cosa cambia per i giovani europei
Dopo anni di tensioni post-Brexit, il Regno Unito e l’Unione europea hanno siglato un accordo che segna un passo avanti importante nei rapporti bilaterali. Al centro dell’intesa c’è un progetto che potrebbe riaprire, seppur con molte limitazioni, la porta alla mobilità giovanile tra le due sponde della Manica. La proposta, ancora in fase di negoziazione, è stata battezzata “Youth Experience Scheme” e mira a consentire ai giovani under 30 di vivere, lavorare, studiare o fare volontariato nel Regno Unito e nei Paesi dell’UE per un periodo di tempo determinato.
Durante il periodo pre-Brexit, i giovani europei potevano facilmente trasferirsi nel Regno Unito per studiare o lavorare. Dopo l’uscita di Londra dall’UE, però, questo diritto è venuto meno. Il nuovo schema rappresenta un tentativo di ripristinare parte di quella libertà, senza però tornare alla piena libera circolazione. Il governo britannico, guidato da Keir Starmer, ha infatti voluto chiarire che si tratterà di un’iniziativa limitata e controllata, con quote annuali di partecipazione e soggiorni dalla durata prefissata, probabilmente fino a un massimo di tre o quattro anni.
Il Regno Unito applica già programmi simili con Paesi come Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Nel 2024, ad esempio, ha concesso poco più di 24.000 visti per programmi di mobilità giovanile. L’intento è ora replicare un modello analogo con l’UE, ma con dettagli ancora da definire: quanti giovani potranno partecipare, per quanto tempo potranno restare, e quali saranno i requisiti.
Uno degli aspetti più controversi riguarda l’accesso all’istruzione superiore. Le università britanniche oggi applicano rette molto più elevate agli studenti stranieri, inclusi quelli dell’UE, rispetto ai cittadini britannici. Si parla di una differenza che può andare da 9.000 a oltre 20.000 sterline l’anno. Bruxelles vorrebbe tornare alle condizioni pre-Brexit, con **rette uguali per tutti i cittadini europei**, ma il governo britannico si oppone per ora a questa ipotesi. Anche altri elementi, come l’assicurazione sanitaria e l’accesso a borse di studio, restano da chiarire e saranno oggetto dei prossimi negoziati. Il governo Starmer, pur mostrando apertura al dialogo con Bruxelles, si muove con cautela. In un clima politico segnato dalla crescente pressione del partito di destra populista Reform UK, che teme un ritorno mascherato alla libera circolazione, l’esecutivo ha scelto di ribattezzare il programma come “Experience” e non “Mobility”, per evitare riferimenti a un’immigrazione duratura.
Eppure, l’economia britannica ha un disperato bisogno di giovani lavoratori, specialmente nei settori della ristorazione, dei servizi e dell’assistenza, che hanno sofferto di **una forte carenza di personale** dopo la Brexit. Anche per questo, il programma rappresenta un compromesso: offrire opportunità controllate ai giovani, senza rinunciare al controllo dei confini. L’iniziativa, pur ancora in fase embrionale, è stata accolta con favore dall’Unione europea, che sottolinea il valore simbolico e pratico del ritorno a forme di scambio giovanile. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito lo schema “un passo verso la riconnessione tra le nuove generazioni dei nostri Paesi”.
In un momento in cui cresce il malcontento nel Regno Unito per gli effetti della Brexit – con sempre più cittadini che si dichiarano pentiti del voto del 2016 – il nuovo schema potrebbe rappresentare un pragmatico riavvicinamento tra Londra e Bruxelles, senza mettere in discussione l’esito del referen dum.
Durante il periodo pre-Brexit, i giovani europei potevano facilmente trasferirsi nel Regno Unito per studiare o lavorare. Dopo l’uscita di Londra dall’UE, però, questo diritto è venuto meno. Il nuovo schema rappresenta un tentativo di ripristinare parte di quella libertà, senza però tornare alla piena libera circolazione. Il governo britannico, guidato da Keir Starmer, ha infatti voluto chiarire che si tratterà di un’iniziativa limitata e controllata, con quote annuali di partecipazione e soggiorni dalla durata prefissata, probabilmente fino a un massimo di tre o quattro anni.
Il Regno Unito applica già programmi simili con Paesi come Giappone, Australia e Nuova Zelanda. Nel 2024, ad esempio, ha concesso poco più di 24.000 visti per programmi di mobilità giovanile. L’intento è ora replicare un modello analogo con l’UE, ma con dettagli ancora da definire: quanti giovani potranno partecipare, per quanto tempo potranno restare, e quali saranno i requisiti.
Uno degli aspetti più controversi riguarda l’accesso all’istruzione superiore. Le università britanniche oggi applicano rette molto più elevate agli studenti stranieri, inclusi quelli dell’UE, rispetto ai cittadini britannici. Si parla di una differenza che può andare da 9.000 a oltre 20.000 sterline l’anno. Bruxelles vorrebbe tornare alle condizioni pre-Brexit, con **rette uguali per tutti i cittadini europei**, ma il governo britannico si oppone per ora a questa ipotesi. Anche altri elementi, come l’assicurazione sanitaria e l’accesso a borse di studio, restano da chiarire e saranno oggetto dei prossimi negoziati. Il governo Starmer, pur mostrando apertura al dialogo con Bruxelles, si muove con cautela. In un clima politico segnato dalla crescente pressione del partito di destra populista Reform UK, che teme un ritorno mascherato alla libera circolazione, l’esecutivo ha scelto di ribattezzare il programma come “Experience” e non “Mobility”, per evitare riferimenti a un’immigrazione duratura.
Eppure, l’economia britannica ha un disperato bisogno di giovani lavoratori, specialmente nei settori della ristorazione, dei servizi e dell’assistenza, che hanno sofferto di **una forte carenza di personale** dopo la Brexit. Anche per questo, il programma rappresenta un compromesso: offrire opportunità controllate ai giovani, senza rinunciare al controllo dei confini. L’iniziativa, pur ancora in fase embrionale, è stata accolta con favore dall’Unione europea, che sottolinea il valore simbolico e pratico del ritorno a forme di scambio giovanile. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha definito lo schema “un passo verso la riconnessione tra le nuove generazioni dei nostri Paesi”.
In un momento in cui cresce il malcontento nel Regno Unito per gli effetti della Brexit – con sempre più cittadini che si dichiarano pentiti del voto del 2016 – il nuovo schema potrebbe rappresentare un pragmatico riavvicinamento tra Londra e Bruxelles, senza mettere in discussione l’esito del referen dum.

