Terremoto di magnitudo 8.8 al largo della Kamchatka: Scatta l’allerta tsunami nel Pacifico
Terremoto di magnitudo 8.8 ha colpito alle 1:24 ora italiana al largo della penisola di Kamchatka, in Russia orientale, con epicentro localizzato a circa 119 chilometri a est di Petropavlovsk e a una profondità di 20,7 chilometri. Il sisma, uno dei più violenti degli ultimi decenni nel Pacifico, ha innescato una vasta allerta tsunami che coinvolge numerosi Paesi del bacino pacifico.
L’intensità della scossa ha spinto le autorità ad attivare immediatamente i protocolli di emergenza. In Giappone, sono state evacuate circa 1,9 milioni di persone, comprese le aree vicine alla centrale nucleare di Fukushima, già colpita dallo tsunami del 2011. Anche in Russia, nel distretto di Elizovsky (Kamchatka), le autorità hanno segnalato onde di tsunami alte fino a 3-4 metri, che hanno causato feriti e danni in alcune zone costiere.
L’allerta tsunami è stata estesa a Guam, Hawaii, Alaska, Cina, Messico, Ecuador e ad altri Paesi lungo la cintura del Pacifico, dove si temono ripercussioni dirette nelle prossime ore. Le autorità locali e internazionali stanno coordinando le evacuazioni e monitorando l’evoluzione dell’evento con grande attenzione. Secondo quanto riportato dalla CNN, le webcam delle isole hawaiiane di Kauai e Oahu hanno mostrato un insolito ritiro dell’acqua oceanica, un segnale tipico dell’approssimarsi di uno tsunami. Il National Weather Service ha confermato che onde anomale sono già state avvistate nei pressi dell’Alaska, e si prevede che colpiscano le Hawaii nelle prossime ore.
“La ritirata dell’acqua è spesso il preludio all’arrivo delle onde principali dello tsunami”, ha spiegato il servizio meteorologico. Le autorità locali hanno ordinato l’evacuazione delle zone costiere e invitato i residenti a rifugiarsi in aree sopraelevate.
Stati Uniti occidentali in preallerta: attenzione sulla costa californiana
Preoccupazioni anche lungo la costa occidentale degli Stati Uniti. In particolare, il tratto settentrionale della California è considerato ad alto rischio per via della conformazione sottomarina che può amplificare la forza dell’onda. “C’è una sorta di valle sottomarina che incanala l’energia dello tsunami verso la costa”, ha spiegato Danny Schmiegel, meteorologo del NWS di Eureka, ricordando il devastante evento del 1964 che colpì Crescent City, causato da un terremoto di magnitudo 9.2 in Alaska.
Le autorità statunitensi invitano la popolazione delle aree costiere a restare lontano dal mare, monitorare gli aggiornamenti ufficiali e prepararsi a una possibile evacuazione. La situazione resta estremamente fluida. Le autorità sismologiche e di protezione civile dei Paesi coinvolti stanno continuando a monitorare l’evoluzione dello tsunami in tempo reale. Le prime ore successive a un terremoto di questa magnitudo sono cruciali: la possibilità di repliche (aftershock) resta elevata, e l’impatto sulle infrastrutture costiere potrebbe essere significativo.

