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Tajani: “Cessate il fuoco tra Russia e Ucraina improbabile prima del 2026”

Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha dichiarato che difficilmente si potrà arrivare a un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina prima della fine del 2025. “Non sono ottimista, perché Putin vuole andare avanti per una serie di motivi”, ha spiegato in un’intervista a *Morning News* su Canale 5, sottolineando come la situazione diplomatica resti ferma e le prospettive di una tregua siano sempre più remote. A confermare il clima di tensione crescente è anche la recente decisione dell’Ucraina di ritirarsi dalla Convenzione di Ottawa del 1997, che vietava l’uso di mine antiuomo. Kiev ha motivato la scelta con l’urgenza di difendersi dall’invasione russa, in un momento in cui le trattative diplomatiche sembrano in stallo. Sebbene il presidente russo Vladimir Putin abbia lasciato aperta la porta a nuovi colloqui, come un possibile vertice a Istanbul, le sue dichiarazioni successive (“la vittoria della Russia è destinata a sopraggiungere”) hanno raffreddato ogni speranza. “L’Ucraina ha una grande forza: il coraggio del popolo che difende il proprio territorio”, ha detto Tajani, lodando la determinazione ucraina. Tuttavia, ha aggiunto, “non basta questo, serve l’aiuto concreto dell’Occidente”. Il vicepremier ha poi evidenziato come l’economia russa sia ormai pienamente riconvertita all’industria bellica, con un esercito di un milione di uomini e stipendi doppi rispetto alla media nazionale: una macchina militare difficile da fermare, che rende arduo qualsiasi compromesso.

Di fronte a questa realtà, l’Europa ha confermato il proprio impegno nel sostegno militare a Kiev e nell’intensificazione delle sanzioni contro Mosca. “Serviranno misure ancora più mirate, soprattutto sul piano finanziario, per indebolire la capacità russa di finanziare la guerra”, ha spiegato il ministro. Tajani ha mostrato anche un certo scetticismo nei confronti degli Stati Uniti. “Noi contiamo sulla mediazione americana, ma la situazione resta molto complicata”, ha detto. Parole che sembrano allontanarsi dalle speranze espresse a gennaio, quando lo stesso Tajani si era detto fiducioso su un possibile cessate il fuoco nel 2024, coincidente con l’insediamento di Donald Trump, che in campagna elettorale aveva promesso di risolvere il conflitto “in 48 ore”.

Nel suo intervento, il ministro ha poi spostato l’attenzione sul conflitto in Medio Oriente. Riguardo alla guerra nella Striscia di Gaza, Tajani ha preso una posizione netta contro le azioni del governo israeliano: “Mi auguro che un cessate il fuoco si raggiunga il prima possibile. Israele deve capire che non si può continuare questa carneficina di civili”, ha affermato, aggiungendo che Hamas è ormai “sconfitto nella sostanza”.

Infine, Tajani ha lanciato un appello per riprendere i negoziati sul nucleare con l’Iran. “Se non ci sarà un nuovo accordo, Teheran riproverà a ottenere l’atomica”, ha avvertito, proponendo l’Italia come sede per eventuali nuovi colloqui. Secondo il ministro, l’Iran era già vicino a sviluppare un’arma nucleare, anche se al momento non ci sono prove ufficiali che Teheran abbia realmente compiuto questo passo.

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