Stipendi a rischio per i dipendenti pubblici con debiti fiscali: dal 2026 scatta la stretta in busta paga
Dal 1° gennaio 2026 cambieranno le regole per i dipendenti pubblici con cartelle esattoriali non saldate. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione avvierà una serie di controlli automatici sui lavoratori statali che vantano debiti fiscali superiori ai 5mila euro, con la possibilità di applicare trattenute dirette in busta paga fino a 350 euro al mese. La misura, inserita nel piano di rafforzamento della riscossione, punta a recuperare risorse per le casse dello Stato ma ha già scatenato forti proteste sindacali.
I controlli riguarderanno tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione che:
non hanno saldato cartelle esattoriali superiori a 5mila euro;
percepiscono uno stipendio mensile superiore ai 2.500 euro.
Secondo le stime, sarebbero circa 30mila i lavoratori pubblici potenzialmente interessati dalla misura, in particolare quelli con redditi intorno ai 3.500 euro mensili e debiti accumulati con il Fisco oltre la soglia prevista. Finora le verifiche si concentravano sui pagamenti di importo elevato, ma dal 2026 il monitoraggio si estenderà anche a fasce salariali medie, ampliando così la platea dei soggetti sottoposti a pignoramento. Le decurtazioni sullo stipendio verranno calcolate in base alla fascia di reddito: Per redditi fino a 2.500 euro, il pignoramento sarà pari a un decimo dello stipendio. Per redditi compresi tra 2.500 e 5.000 euro, la trattenuta salirà a un settimo della retribuzione. Un lavoratore con stipendio da 2.500 euro subirà una riduzione mensile di circa 175 euro. Chi guadagna 5.000 euro potrà vedersi trattenere fino a 350 euro al mese. Le trattenute verranno effettuate direttamente dal datore di lavoro, che sarà obbligato a versare le somme recuperate all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
La misura ha suscitato la reazione immediata dei sindacati, in particolare della Uil Pa, che ha definito il provvedimento “un attacco ai lavoratori pubblici”. Secondo l’organizzazione, lo Stato avrebbe scelto di colpire una sola categoria di contribuenti, lasciando invece sostanzialmente fuori dal controllo privati e imprese, dove si concentra la maggior parte dei debiti fiscali non riscossi. La Uil Pa denuncia inoltre il rischio di impatto economico e psicologico sui dipendenti, soprattutto su chi ha mutui, affitti o figli a carico: “Decurtazioni fino a 350 euro mensili possono mettere in difficoltà molte famiglie, minando la stabilità finanziaria e il morale dei lavoratori”, ha spiegato il sindacato, chiedendo al governo strumenti di riscossione più equi e universali.
Oltre al peso economico immediato, la stretta potrebbe avere ripercussioni sul clima interno delle amministrazioni pubbliche. Il timore di vedersi pignorato lo stipendio potrebbe infatti aumentare lo stress e l’ansia tra i dipendenti, incidendo sulla produttività e sul benessere lavorativo.
Per questo diversi esperti di relazioni sindacali chiedono che la misura sia accompagnata da meccanismi di rateizzazione e assistenza fiscale personalizzata, per evitare effetti destabilizzanti. I dipendenti pubblici con debiti verso il Fisco avranno due vie per evitare le decurtazioni: Regolarizzare i debiti, saldando le cartelle esattoriali pendenti prima dell’entrata in vigore della misura. Aderire alla “rottamazione quinquies”, la nuova definizione agevolata che consente di sospendere le procedure di pignoramento o fermo amministrativo, presentando la domanda entro il 30 aprile 2026.

