Schlein sfida il centrodestra e avverte Conte: «Prima il programma. Il sostegno a Kiev non cambia»
Prima il programma, poi l’intesa tra gli alleati. E se l’accordo sul candidato alla guida della coalizione non arriverà, saranno le primarie a decidere. Elly Schlein traccia la strada del Partito democratico verso le prossime elezioni e, contemporaneamente, manda un messaggio molto chiaro a Giuseppe Conte: sul sostegno all’Ucraina il Pd non intende cambiare posizione.
La segretaria dem ha scelto il palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia per lanciare la sfida al centrodestra e provare a mettere ordine nel campo progressista. Davanti a una piazza che, secondo i numeri diffusi dal responsabile organizzazione del Pd Igor Taruffi, ha raccolto almeno diecimila persone, Schlein ha parlato per quasi due ore, affrontando i principali nodi politici che dividono le opposizioni.
Il messaggio a Conte sull’Ucraina
Il passaggio politicamente più delicato riguarda proprio la guerra in Ucraina. Nelle ore precedenti Giuseppe Conte aveva ribadito la contrarietà del Movimento 5 Stelle a un programma di coalizione che prevedesse la prosecuzione dell’invio di armi a Kiev.
Schlein non ha però lasciato spazio a interpretazioni sulla posizione del suo partito.
«Noi ripudiamo la guerra, vogliamo contribuire a costruire la pace per i palestinesi, per gli ucraini, per gli iraniani che lottano anche contro il regime di Teheran», ha affermato. Allo stesso tempo, ha aggiunto, il Pd continuerà «a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti».
Una risposta che segna una distanza evidente dalla linea indicata da Conte e conferma la volontà della segretaria di non subordinare la politica estera del Pd alle richieste degli alleati. Sul tema si era già fatta sentire l’area riformista del partito, critica nei confronti della posizione pentastellata.
«Prima il programma, poi accordo o primarie»
La divergenza sull’Ucraina non chiude tuttavia la porta alla costruzione di un’alleanza progressista. Per Schlein il percorso deve partire dai contenuti.
«Prima il programma, poi decidere con gli alleati: o l’accordo o le primarie», ha spiegato. E proprio sull’eventualità di una consultazione tra gli elettori del centrosinistra la segretaria mostra sicurezza: «Se faremo le primarie vinceremo, non abbiamo nessuna paura del voto, mai, perché siamo il Pd».
L’obiettivo, secondo Schlein, è soprattutto evitare che la discussione sui nomi oscuri quella sulle priorità del Paese. «Smettiamola di parlare di noi e parliamo degli italiani. Lo dobbiamo alla nostra gente», ha detto.
Il programma comune dovrebbe quindi arrivare prima della scelta della leadership. «È il momento di accelerare», ha insistito la segretaria.
Tra i temi indicati ci sono sanità pubblica, lavoro, scuola ed emergenza climatica. Schlein ha inoltre rilanciato la richiesta di una legge più incisiva sugli affitti brevi, la tassazione degli extraprofitti e una riforma della Rai che, nelle sue parole, dovrebbe «liberare il servizio pubblico dall’influenza dei partiti».
Il fronte contro lo “Stabilicum”
Un altro terreno sul quale la leader dem punta a costruire l’unità delle opposizioni è quello della legge elettorale. Schlein ha annunciato la volontà di contrastare lo “Stabilicum” insieme alle altre forze di minoranza.
«Facciamo muro con le altre opposizioni rispetto a questa legge elettorale. La fermeremo come abbiamo fatto con il referendum», ha dichiarato.
Il messaggio è rivolto direttamente anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il Pd, assicura Schlein, sarà pronto in qualsiasi momento si torni alle urne.
«Noi siamo e ci faremo trovare pronti in qualsiasi momento andremo al voto, è Meloni che deve dirci quando», ha affermato, aggiungendo che, dal suo punto di vista, «prima è meglio è».
L’alleanza progressista e il nodo Renzi
Sul perimetro della futura coalizione Schlein prova a tenere insieme apertura e paletti. Rispondendo indirettamente anche alle discussioni su possibili veti nei confronti di Matteo Renzi, la segretaria ha sostenuto che «l’alleanza si deve allargare, non restringere».
C’è però una condizione politica che considera non negoziabile: «Mai più larghe intese».
L’obiettivo è costruire un centrosinistra sufficientemente ampio da competere con il centrodestra, senza però trasformarlo in un’alleanza priva di una piattaforma politica condivisa. Una strategia che inevitabilmente dovrà fare i conti con le differenze tra Pd, Movimento 5 Stelle e le altre componenti dell’area progressista.
Schlein invita soprattutto gli alleati a non trasformare queste divergenze in una nuova stagione di divisioni.
«Non è un caso se raccontano uno starnuto come un dramma», ha osservato, accusando gli avversari di amplificare ogni contrasto interno al centrosinistra. «C’è chi tifa pareggio, c’è chi tifa grandi intese, ma noi prendiamo un impegno: andremo al governo solo con il voto dei cittadini».
«Io sono pronta»
Il comizio di Reggio Emilia diventa così anche una rivendicazione della leadership costruita negli ultimi anni. Schlein ricorda le previsioni di chi, all’inizio della sua segreteria, immaginava un mandato breve e un partito destinato a nuove divisioni.
«Avevano scommesso che non sarei durata più di sei mesi e invece faccio il quarto discorso di chiusura», ha detto, rivendicando un Pd che considera oggi più compatto.
Ma è soprattutto il finale del suo intervento ad assumere il tono di una candidatura politica. Schlein si dice pronta alla sfida per Palazzo Chigi e trasforma anche le critiche personali ricevute negli anni in un elemento della propria narrazione.
«C’è chi non vuole un governo di centrosinistra, una donna di sinistra a Palazzo Chigi», ha affermato. «Io posso solo offrire le mie aggravanti personali, essendo donna, avendo 40 anni ed essendo libera, ma se questo vuole il Paese io sono qui».
Il messaggio conclusivo è rivolto al partito e, contemporaneamente, agli alleati: costruire un programma comune, evitare nuovi veti e prepararsi alla sfida con il centrodestra.
«Io ci sono», conclude Schlein. «Andiamo a vincere».
La segretaria dem ha scelto il palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia per lanciare la sfida al centrodestra e provare a mettere ordine nel campo progressista. Davanti a una piazza che, secondo i numeri diffusi dal responsabile organizzazione del Pd Igor Taruffi, ha raccolto almeno diecimila persone, Schlein ha parlato per quasi due ore, affrontando i principali nodi politici che dividono le opposizioni.
Il messaggio a Conte sull’Ucraina
Il passaggio politicamente più delicato riguarda proprio la guerra in Ucraina. Nelle ore precedenti Giuseppe Conte aveva ribadito la contrarietà del Movimento 5 Stelle a un programma di coalizione che prevedesse la prosecuzione dell’invio di armi a Kiev.
Schlein non ha però lasciato spazio a interpretazioni sulla posizione del suo partito.
«Noi ripudiamo la guerra, vogliamo contribuire a costruire la pace per i palestinesi, per gli ucraini, per gli iraniani che lottano anche contro il regime di Teheran», ha affermato. Allo stesso tempo, ha aggiunto, il Pd continuerà «a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti».
Una risposta che segna una distanza evidente dalla linea indicata da Conte e conferma la volontà della segretaria di non subordinare la politica estera del Pd alle richieste degli alleati. Sul tema si era già fatta sentire l’area riformista del partito, critica nei confronti della posizione pentastellata.
«Prima il programma, poi accordo o primarie»
La divergenza sull’Ucraina non chiude tuttavia la porta alla costruzione di un’alleanza progressista. Per Schlein il percorso deve partire dai contenuti.
«Prima il programma, poi decidere con gli alleati: o l’accordo o le primarie», ha spiegato. E proprio sull’eventualità di una consultazione tra gli elettori del centrosinistra la segretaria mostra sicurezza: «Se faremo le primarie vinceremo, non abbiamo nessuna paura del voto, mai, perché siamo il Pd».
L’obiettivo, secondo Schlein, è soprattutto evitare che la discussione sui nomi oscuri quella sulle priorità del Paese. «Smettiamola di parlare di noi e parliamo degli italiani. Lo dobbiamo alla nostra gente», ha detto.
Il programma comune dovrebbe quindi arrivare prima della scelta della leadership. «È il momento di accelerare», ha insistito la segretaria.
Tra i temi indicati ci sono sanità pubblica, lavoro, scuola ed emergenza climatica. Schlein ha inoltre rilanciato la richiesta di una legge più incisiva sugli affitti brevi, la tassazione degli extraprofitti e una riforma della Rai che, nelle sue parole, dovrebbe «liberare il servizio pubblico dall’influenza dei partiti».
Il fronte contro lo “Stabilicum”
Un altro terreno sul quale la leader dem punta a costruire l’unità delle opposizioni è quello della legge elettorale. Schlein ha annunciato la volontà di contrastare lo “Stabilicum” insieme alle altre forze di minoranza.
«Facciamo muro con le altre opposizioni rispetto a questa legge elettorale. La fermeremo come abbiamo fatto con il referendum», ha dichiarato.
Il messaggio è rivolto direttamente anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il Pd, assicura Schlein, sarà pronto in qualsiasi momento si torni alle urne.
«Noi siamo e ci faremo trovare pronti in qualsiasi momento andremo al voto, è Meloni che deve dirci quando», ha affermato, aggiungendo che, dal suo punto di vista, «prima è meglio è».
L’alleanza progressista e il nodo Renzi
Sul perimetro della futura coalizione Schlein prova a tenere insieme apertura e paletti. Rispondendo indirettamente anche alle discussioni su possibili veti nei confronti di Matteo Renzi, la segretaria ha sostenuto che «l’alleanza si deve allargare, non restringere».
C’è però una condizione politica che considera non negoziabile: «Mai più larghe intese».
L’obiettivo è costruire un centrosinistra sufficientemente ampio da competere con il centrodestra, senza però trasformarlo in un’alleanza priva di una piattaforma politica condivisa. Una strategia che inevitabilmente dovrà fare i conti con le differenze tra Pd, Movimento 5 Stelle e le altre componenti dell’area progressista.
Schlein invita soprattutto gli alleati a non trasformare queste divergenze in una nuova stagione di divisioni.
«Non è un caso se raccontano uno starnuto come un dramma», ha osservato, accusando gli avversari di amplificare ogni contrasto interno al centrosinistra. «C’è chi tifa pareggio, c’è chi tifa grandi intese, ma noi prendiamo un impegno: andremo al governo solo con il voto dei cittadini».
«Io sono pronta»
Il comizio di Reggio Emilia diventa così anche una rivendicazione della leadership costruita negli ultimi anni. Schlein ricorda le previsioni di chi, all’inizio della sua segreteria, immaginava un mandato breve e un partito destinato a nuove divisioni.
«Avevano scommesso che non sarei durata più di sei mesi e invece faccio il quarto discorso di chiusura», ha detto, rivendicando un Pd che considera oggi più compatto.
Ma è soprattutto il finale del suo intervento ad assumere il tono di una candidatura politica. Schlein si dice pronta alla sfida per Palazzo Chigi e trasforma anche le critiche personali ricevute negli anni in un elemento della propria narrazione.
«C’è chi non vuole un governo di centrosinistra, una donna di sinistra a Palazzo Chigi», ha affermato. «Io posso solo offrire le mie aggravanti personali, essendo donna, avendo 40 anni ed essendo libera, ma se questo vuole il Paese io sono qui».
Il messaggio conclusivo è rivolto al partito e, contemporaneamente, agli alleati: costruire un programma comune, evitare nuovi veti e prepararsi alla sfida con il centrodestra.
«Io ci sono», conclude Schlein. «Andiamo a vincere».

