[IL VIDEO ]Referendum Giustizia 2026, vince il No: bocciata la riforma con il 53,7%. Alta affluenza, governo incassa la sconfitta
Si chiude con una bocciatura netta il Referendum sulla Giustizia 2026: il “No” si impone con il 53,7% dei voti contro il 46,3% del “Sì”, segnando una battuta d’arresto significativa per il governo guidato da Giorgia Meloni. Decisiva anche l’affluenza, che ha raggiunto il 58,9%, ben oltre le aspettative della vigilia, confermando una forte mobilitazione elettorale su un tema percepito come cruciale.
Una vittoria diffusa, ma geograficamente divisa
Il risultato evidenzia una chiara frattura territoriale. Il “Sì” prevale soltanto in tre regioni del Nord — Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia — mentre il resto del Paese si schiera compatto per il “No”. Il divario è particolarmente marcato nel Mezzogiorno: a Napoli il “No” supera il 71%, a Palermo sfiora il 70%, mentre anche città come Bari e Cagliari registrano percentuali molto elevate.
Nelle grandi città il quadro è più articolato: a Roma vince il “No” con oltre il 57%, mentre a Milano il risultato è più equilibrato, con il “No” comunque in vantaggio.
Festa nelle piazze e reazioni politiche
Dopo la chiusura dei seggi, migliaia di persone si sono riversate nelle piazze di diverse città italiane per festeggiare la vittoria del “No”. A Roma, tra piazza Barberini e piazza del Popolo, cortei e manifestazioni hanno visto la partecipazione di esponenti politici e cittadini. Presenti, tra gli altri, Giuseppe Conte, Elly Schlein, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
Dal fronte del centrosinistra, il risultato viene letto come una vittoria politica e sociale. Schlein ha parlato di “riforma sbagliata fermata da una maggioranza del Paese”, sottolineando il ruolo determinante dei giovani. Anche Conte ha rivendicato il risultato come “una vittoria del popolo”.
Il governo: “Rispettiamo il voto, ma avanti con il programma”
Dalla maggioranza arrivano toni più cauti. La stessa Meloni ha riconosciuto la sconfitta: “Gli italiani hanno deciso, andiamo avanti”. Una linea condivisa anche da esponenti del governo come Matteo Salvini e Antonio Tajani, che hanno ribadito la volontà di proseguire con l’azione di governo.
Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha sottolineato come l’esecutivo continuerà a portare avanti il proprio programma, mentre Tajani ha invitato ad abbassare i toni, chiedendo un confronto più costruttivo sul tema della giustizia.
Un voto che pesa oltre il merito
Al di là del contenuto tecnico della riforma, molti osservatori leggono il risultato come un segnale politico più ampio. Secondo diversi analisti e leader politici, il referendum ha assunto i contorni di un giudizio sull’operato del governo.
Anche Carlo Calenda ha evidenziato come il voto sia stato influenzato da una “reazione di rigetto” verso l’esecutivo, mentre nel Partito Democratico si parla apertamente di una “valanga di No” che manda un messaggio chiaro.
Partecipazione alta e fattore giovani
Uno degli elementi più rilevanti è l’elevata partecipazione, con punte superiori al 66% in regioni come Emilia-Romagna e Toscana. Tra i giovani, secondo le analisi post-voto, il “No” avrebbe raggiunto percentuali ancora più alte, contribuendo in modo decisivo al risultato finale.
Le prospettive
Il referendum apre ora una nuova fase politica. Se da un lato il governo assicura continuità, dall’altro le opposizioni intravedono uno spazio per rilanciare un’alternativa in vista delle prossime scadenze elettorali.
Il verdetto delle urne è comunque chiaro: la riforma della giustizia è stata respinta e il tema resta centrale nel dibattito politico italiano, con una richiesta diffusa di interventi condivisi e meno divisivi.

