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Referendum Giustizia 2026, sprint finale prima del voto: scontro tra Sì e No sulla riforma

Si avvicina il voto del 22 e 23 marzo sul Referendum sulla Giustizia 2026, e il confronto politico entra nelle ultime ore con toni sempre più accesi. I cittadini saranno chiamati a decidere se confermare la riforma della giustizia voluta dal governo guidato da Giorgia Meloni: votando Sì per approvarla definitivamente o No per respingerla.

Il fronte del No chiude a Roma: “Difendere la Costituzione”

La campagna elettorale si è chiusa a Piazza del Popolo, dove il fronte del No ha riunito i principali leader dell’opposizione. Sul palco, tra gli altri, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, insieme al leader della CGIL Maurizio Landini. Schlein ha lanciato un appello alla partecipazione, sottolineando che “ogni voto può fare la differenza” e ribadendo la contrarietà a qualsiasi forma di controllo politico sui magistrati. Duri anche gli interventi degli altri esponenti: Conte ha definito la riforma “una riforma truffa”, accusando la maggioranza di voler alterare gli equilibri democratici, mentre Landini ha richiamato il valore unitario della Costituzione, invitando a evitare divisioni nel Paese.

Il fronte del Sì: “Riforma necessaria per una giustizia più equa”

Sul versante opposto, il centrodestra difende la riforma come un passaggio necessario per modernizzare il sistema giudiziario. Il vicepremier Antonio Tajani ha invitato a votare Sì, definendo “fondamentale” la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti, per garantire maggiore equilibrio tra accusa e difesa.
Tajani ha inoltre criticato il ruolo dell’Associazione Nazionale Magistrati, accusata di comportarsi come una corporazione influenzata da correnti interne, e ha sottolineato le criticità del sistema attuale, tra procedimenti senza esito e casi di detenzione ingiusta. A sostegno del Sì anche l’ex magistrato Antonio Di Pietro, che ha definito la separazione delle carriere “indispensabile” e ha assicurato che l’indipendenza della magistratura non verrebbe compromessa. Secondo Di Pietro, la riforma contribuirebbe a ridurre il peso delle correnti all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura.

Il dibattito resta acceso

Nel dibattito pubblico continuano a emergere posizioni contrapposte anche nella società civile. Il gruppo “Donne per il Sì” sostiene la riforma come uno strumento per aumentare trasparenza e meritocrazia, denunciando un sistema che avrebbe penalizzato soprattutto le donne. Intanto, tiene banco anche la partecipazione della premier Meloni al podcast “Pulp”, condotto da Fedez, segno di una campagna che si è giocata anche sul terreno mediatico e digitale.

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