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Ramadan con brandine in strada: dove dormono gli immigrati ci vanno i rifiuti

Migranti sgomberati in via Brin

NAPOLI – Ramadan in strada perché la casa, l’ex officina di via Brin, non c’è più. Anzi c’è ma diventa «dimora» per i rifiuti. La scena di martedì notte era questa: decine di letti ammassati in strada, sul marciapiede, senza acqua potabile e servizi igienici. Una enorme camerata di brandine a cielo aperto. Su di esse i quaranta migranti allontanati ieri mattina dai vigili urbani dall’ex officina nella grande strade conduce al centro della città. La struttura serve infatti all’amministrazione comunale per allestire un sito di trasferenza per i rifiuti.

RAMADAN IN STRADA – Nella tarda serata di martedì ai migranti africani che da 16 mesi vivevano nella struttura del Comune in via Brin è stato concesso di recuperare effetti personali e documenti lasciati nell’ex officina al momento dell’intervento della polizia municipale. Insieme agli indumenti e alle valigie, gli africani hanno portato fuori dalla struttura le brandine su cui hanno dormito per un anno e mezzo e non avendo altro posto in cui andare le hanno sistemate sul marciapiede. Recitate le ultime preghiere per il Ramadan, si sono addormentati in strada.
«È inconcepibile – denunciano rappresentanti sindacali di Cgil e il Sub – che nella città definita ‘dell’accoglienza’ prima si facciano gli sgomberi e poi si decida dove mandare a dormire le persone. Questi ragazzi hanno dormito per la strada tutta la notte senza un bagno, senza acqua, senza cibo».

CASO POLITICO. MAURINO: «VIGILI COME UN BATTAGLIONE IN GUERRA» – Intanto il caso rischia di diventare politico perché due consiglieri di «Napoli è tua» – che com’è noto appoggia la giunta di Luigi de Magistris – si schierano contro la decisione del comune e solidarizzano con gli immigrati. «Esprimo piena solidarietà ai migranti, che sono stati costretti a passare la notte in strada, senza acqua e senza assistenza, dopo uno sgombero dove la polizia municipale ha utilizzato anche sostanze urticanti. Tutto ciò avviene in un momento in cui l’Italia è scossa dalle legittime proteste dei migranti, a Bari come a Lecce, a Crotone come a Roma». Così il consigliere comunale di Napoli Arnaldo Maurino, del gruppo di ‘Napoli è tua’ che continua: «È necessario ricordare al generale Sementa che non comanda un battaglione della Folgore in missione di guerra, ma più semplicemente la Polizia Municipale che dovrebbe essere al servizio dei cittadini. La macchina comunale non può permettersi degli scivoloni del genere. I diritti fondamentali non possono avere un riconoscimento attenuato quando si tratta di migranti. È necessario che il sindaco assuma con forza la prospettiva di una Napoli intesa come città solidale».

RINALDI: «MAI PIU’ STILE RAMBO» – Il secondo consigliere di «Napoli è Tua» a parlare è Pietro Rinaldi, espressione dei centri sociali della città. «Mi auguro che l’amministrazione comunale dia pieno sostegno all’iniziativa messa in campo dall’assessore D’Angelo su tutto ciò che riguarda la vicenda di piazza Garibaldi – esordisce Rinaldi – L’attivazione di un tavolo di concertazione con le parti sociali mi sembra il modo migliore per poter perseguire il principio di legalità e giustizia sociale». Poi: «Mi auguro che non ci siano più iniziative di altri assessori o di vigili urbani “stile Rambo”, che impediscano la realizzazione del principio partecipativo e democratico che questa amministrazione ha il merito di aver sostenuto e di cui il modello D’Angelo è frutto». Pietro Rinaldi si unisce agli appelli lanciati in questi giorni da Andrea Morniroli di Dedalus, Stefano Vecchio della ASL Napoli 1 e Rosario Stornaiuolo di Federconsumatori. La presa di posizione di Rinaldi fa seguito alle proteste del Collettivo No Border e delle reti antirazziste napoletane preoccupate per l’escalation di repressione nei confronti dei migranti proprio mentre un pezzo dell’amministrazione comunale sceglie invece la strada del confronto e del dialogo con le comunità migranti e le associazioni antirazziste. «Non penso che questa giunta possa lasciarsi identificare con i peggiori impulsi degli stati di polizia» conclude Rinaldi. (Corriere del mezzogiorno)

 

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