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Quello che manca, un viaggio intorno a Napoli con Angelo Petrella e Salvatore Esposito

NAPOLI – Martedi 23 aprile Angelo Petrella, scrittore e giornalista, e Salvatore Esposito, fotografo rappresentato da Contrasto, saranno a Napoli presso la Libreria Feltrinelli (in Via Santa Caterina a Chiaia, 23) per presentare  il loro libro Quello che manca. Un viaggio intorno a Napoli in uscita il 18 aprile per la collana Logos. L’appuntamento è fissato alle 18:00. Gli autori, in dialogo con Vittorio del Tufo, racconteranno del loro “viaggio intorno a Napoli”, la città in cui vivono, e di cui nel libro restituiscono per immagini e parole la quotidianità con un approccio estremamente realistico e profondamente intimo al tempo stesso. Esposito e Petrella racconteranno cosa manca nella nelle carceri di Napoli, nei vicoli, nei centri di spaccio, dentro le case caratterizzate da uno sfacciato abusivismo edilizio, lungo i territori abbandonati all’illegalità. Se è vero che “quello che manca è sempre quello che piace di più”, come ha affermato un detenuto del penitenziario minorile di Nisida, il libro che sarà presentato in anteprima a Forma è un documento prezioso per comprendere la città di Napoli che nelle parole di Petrella “è un paradosso, non una sintesi dialettica”.

Quelllo che manca, salvatore espositoAlla ricerca di “quello che manca”, infatti, i due autori del libro si sono addentrati nel microcosmo di Napoli e nelle sue innumerevoli narrazioni. Entrambi napoletani, Salvatore Esposito e Angelo Petrella si sono immersi tra gli strati di una metropoli multiforme, nei suoi pezzi di società invisibile, emergendone poi con un racconto lucido e partecipato, sconvolgente e tenero. Scampia, Castel Volturno, Forcella, Marigliano: sono le tappe di questi attraversamenti geografici e intimi.

Le immagini di Esposito costruiscono un’eccezionale narrazione fotografica che non risparmia nulla della complicata realtà che il fotografo da anni va esplorando. I testi di Angelo Petrella accompagnano il lettore nell’esplorazione di quegli stessi luoghi, raccontano le voci di chi li vive, le storie e gli sforzi di chi lì ha deciso non solo di sopravvivere ma di credere nel cambiamento. Le parole non illustrano le immagini né viceversa ma i due linguaggi percorrono strade parallele di narrazione e approfondimento, ognuno con la propria sintassi, ognuno prezioso controcanto dell’altro.

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