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Cronaca

Processo Trattativa. Parla Mario Santo di Matteo

NAPOLI (di Maurizio Scialdone) – Aula Bunker, quella famosa del carcere di Palermo, l’Ucciardone. Giovedì mattina. Avrebbero dovuto esserci tutti durante la deposizione di Mario di Matteo, superpentito di mafia. Non c’era Massimo Ciancimmino, come non c’erano Marcello dell’Utri, detenuto in contumacia. Dovevano esserci Giuseppe De Donno, Mario Mori e Nicola Mancino. C’erano invece in collegamento Totò Riina, Antonino Cinà e Giovanni Brusca.

arresti, pentiti, poliziaMomenti difficili. Soprattutto quando di Matteo parla della morte del figlio Giuseppe. “Questo bambino, mio figlio, lo devi pagare fino all’ultimo giorno. Hai capito?”, rivolgendosi a Giovanni BruscaE poi: “Bagarella, che cosa hai fatto? Bagarella, questo bambino anche tu lo devi pagare”. 

Il pm Francesco del Bene fa domande. Mario di Matteo risponde. Ripercorre tutta la sua storia all’interno dell”organizzazione“. Dalle prime frequentazioni da “soldato semplice, quando in guerra di mafia si accompagnava a Gioacchino la Barbera e Antonino Gioia, anch’essi soldati semplici. Omicidi commissionati dal “capo della cupola” Salvatore Riina o da Giovanni Brusca.

Ricorda, di Matteo, nel periodo a cavallo tra il 1988 ed il 1993, anno dell’arresto, anche l’avvicendamento tra Bernardo Brusca ed il figlio Giovanni alla testa del mandamento di San Giuseppe Iato. Tra i due un breve periodo di “reggenza” di Balduccio di Maggio.

Per chi ascolta, il cuore comincia a battere forte quando di Matteo comincia a ricordare i primi incontri nella piana di Altofonte, quando si cominciò a parlare della strage di Capaci e di come si preparava il telecomando che avrebbe dovuto azionare il carico di tritolo sotto l’autostrada. “Venne un certo Rampulla da Catania che ci fece vedere un marchingegno…dei telecomandi che fanno camminare le macchinette...”. Di Matteo fa ancora altri nomi: Nitto Santapaola, Giuseppe Graviano…

E risponde anche all’avvocato Giuseppe di Peri, difensore di Marcello Dell’Utri, a quelle dell’avvocato Romito, difensore di De Donno e dell’avvocato Anania, avvocato difensore di Salvatore Riina.

Volevano ammazzare tutti e tre i fratelli Di Carlo… facciamo tutt’un’imbarcata…“. Dichiarazioni agghiaccianti. Come quella relativa alla strage di Capaci: “Se Riina ce l’aveva con Falcone perché non uccideva solo lui? Si è messo contro tutto lo Stato. Per me questi non sono atti mafiosi, ma sono atti terroristici. Sono stati uccisi bambini, donne incinte, parlo pure di mio figlio”.

L’avvocato Anania, difensore di Riina, con una domanda scaltra… ha chiesto a Di Matteo: “Lei odia Riina?”… Cosa volete che vi risponda un padre che ritiene Riina uno degli assassini del figlio…prima ucciso e poi sciolto nell’acido?

Questo il link audio per chi volesse rovinarsi la giornata: http://www.radioradicale.it/scheda/413703/processo-bagarella-ed-altri-presunta-trattativa-stato-mafia

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