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Prestigiacomo contro il Pdl. Poi la mediazione di Letta

Stefania Prestigiacomo

ROMA – Silvio Berlusconi ha tempo fino a gennaio per consolidare la maggioranza: poi, se sara’ verificata l’impossibilita’ di governare con i numeri risicati di Montecitorio, non restera’ che tentare la strada del voto. Sul fronte opposto, il Terzo Polo annuncia la preparazione dell’agenda di programma per il prossimo mese. Nel corso di un incontro con vertici della Lega, guidati da Umberto Bossi, le posizioni del Cavaliere e del Senatur sono rimaste pressoche’ invariate.

Da un lato il presidente del Consiglio, poco intenzionato ad andare alle urne (che continua a considerare una extrema ratio) e dall’altro il Senatur, scettico sulla possibilita’ di andare avanti con una maggioranza tanto esile e poco intenzionato a farsi logorare dalla morsa di Udc e Fli. L’incontro, percio’, non offre grandi sorprese anche perche’, almeno stando a quanto trapelato da alcuni presenti, il Cavaliere avrebbe accuratamente evitato di mettere sul piatto il delicato tema dei rapporti con Pier Ferdinando Casini. Non solo perche’ consapevole della contrarieta’ della Lega, ma anche perche’ lui stesso scettico sulla possibilita’ di chiudere un’intesa coi centristi. Almeno in questa fase. La prospettiva, come ha fatto capire lo stesso Berlusconi a Matrix, e’ semmai quella di ottenere l’appoggio dell’Udc (e magari dei finiani) su alcuni provvedimenti e alcune riforme. Il rapporto fra Bossi e Berlusconi, concordano un po’ tutti, resta solido. Come dimostra l’iniziativa del Carroccio contro Gianfranco Fini. Una mossa, si spiega in ambienti del Pdl, ovviamente concordata e piu’ che bene accetta da parte di Berlusconi. Ma proprio i buoni rapporti con il Senatur impongono al premier un difficile equilibrismo: frenare il pressing leghista verso il voto, senza pero’ incrinare il patto con il Carroccio indispensabile in caso di voto. In questo contesto si inserisce l’incontro del premier con Massimo Calearo e (pare) con Bruno Cesario, due dei tre deputati grazie ai quali il governo ha strappato la fiducia. Ma lo stesso premier non e’ in grado di dire come andra’ a finire: ”Non e’ proprio cosi”’, ha risposto ieri ad Alessio Vinci che gli chiedeva se, dopo le parole del capo dello Stato e di Gianfranco Fini, il voto anticipato fosse scongiurato. Senza un allargamento della maggioranza, infatti, il governo potrebbe solo galleggiare con conseguenze disastrose in termini di popolarita’, visto che senza nuovi innesti ogni decisione dovrebbe essere concordata con il ‘Terzo Polo’. Alleanza che, forse non a caso, ha fatto sapere che a gennaio presentera’ la sua agenda programmatica. Il ”tavolo” che riunisce Udc, Fli, Api, Mpa, Ld e Repubblicani intende lavorare soprattutto sulle ”riforme per favorire l’innovazione, la crescita e la competitivita’ dell’Italia, anche ai fini del risanamento strutturale della finanza pubblica”. Ma il Pdl continua a puntare sulla dissoluzione dell’alleanza. Come ha auspicato Fabrizio Cicchitto, il dialogo con i centristi resta la via maestra per la sopravvivenza del governo: ”Spero in un confronto con gli amici dell’Udc”, ha detto il capogruppo del Pdl. Partito che, per non correre rischi, sembra comunque intenzionato a prepararsi al peggio. Tanto che Claudio Scajola accoglie con gioia l’annuncio del Cavaliere di un nuovo simbolo in caso di voto: ”E’ utile anche per avere un partito innovativo e moderato, grazie al quale superare le quote tra Fi e An”. Sulla legislatura, tuttavia, pende un’altra spada di Damocle: la decisione della Consulta sul legittimo impedimento. Berlusconi sarebbe molto pessimista al riguardo. Si spiega cosi’ la dura reazione di ieri durante Matrix. Nessuna intenzione di fare pressing sulla Consulta, ha comunque precisato Nicolo’ Ghedini, ma la semplice volonta’ di difendersi dalle accuse dei Pm davanti agli italiani, non solo in Tv e sui giornali, ma anche in tribunale. Il premier, ha infatti detto Ghedini, e’ intenzionato ad ”affrontare i processi”. (Ansa)

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