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Precari e senza futuro, Bray salvi l’Ales

NAPOLI (di Attilio Iannuzzo – Il Mattino) – Oltre 300 i lavoratori della società Ales spa, operanti nella pubblica amministrazione, che ieri hanno protestato in piazza Montecitorio, davanti al ministero dei beni culturali, per chiedere la tutela del loro lavoro dopo ventidue anni di precariato. Una forte preoccupazione alimentata dalle incertezze e dall’assenza di risposte, nonostante i numerosi incontri avuti con funzionari del ministero e con i vertici della stessa società.

Palazzo reale“Vogliamo che intervenga il ministro – dice il coordinatore della uiltucs Campania Peppe Pinto – e che ci dia le risposte che attendiamo da numerosi anni, spiegandoci per quale motivo le società continuano ad arricchire i loro dirigenti e a mandare per strada i lavoratori; tra l’altro sappiamo per certo che sarà nominato un nuovo amministratore generale che costerà alla società circa 180mila euro l’anno, scelto all’esterno dell’organico pur sapendo che ci sono persone esperte anche tra i nostri lavoratori”. La vicenda investe direttamente 580 lavoratori, il 50 per cento di questi appartengono alla regione Campania, e nonostante il loro sia un servizio necessario alla tutela dei beni culturali, non c’è al momento alcuna certezza di stabilizzazione. A questa vicenda va aggiunta la situazione riguardante i 75 lavoratori precari dell’ex-mirabilia, attualmente contrattualizzati a tempo determinato.

Ad incentivare la protesta, l’approvazione del decreto legge varato recentemente dal Consiglio dei ministri, che mira a ridurre le spese dello Stato a tal punto da rischiare di far sparire l’azienda, in quanto, secondo l’art. 4 del decreto “le società controllate direttamente o indirettamente dalle pubbliche amministrazioni, che prestino servizi a loro favore per oltre il 90 per cento del loro fatturato, devono essere o sciolte o alienate entro il 31 dicembre 2013”. “Il nostro – aggiunge Pinto – è un lavoro di grande importanza, a tutela del turismo della città che è in continuo sviluppo e che rappresenta una risorsa su cui i nostri amministratori devono iniziare a scommettere”. Le attività dei lavoratori dell’Ales consentono di tenere in vita e di rendere fruibili siti che altrimenti non potrebbero restare aperti, tra cui palazzo reale di Napoli, il museo e il Parco archeologico di Cuma e, volendo spostarci dalla Campania, anche quello degli scavi di Ostia antica. I sindacati chiedono per i lavoratori della società  un progetto ministeriale che possa garantire la continuità delle attività, in quanto questa condizione di precarietà garantisce soltanto un lavoro a basso costo e profitti alti per gli amministratori delegati. I sindacati li definiscono un “esercito di riserva”, in quanto c’è la consapevolezza che il loro lavoro serve solo a sopperire alla mancanza di manodopera del ministero, e non alla realizzazione di nuove realtà lavorative. “Gli sprechi sono troppi – conclude Pinto – in quanto vengono pagate due sedi, quella di via Santa Brigida, con un fitto che supera i  5000 euro al mese, e in via Cristoforo Colombo, mentre potremmo utilizzare le sedi vacanti di Palazzo Reale, struttura appartenente al patrimonio del ministero, risparmiando risorse economiche che potrebbero essere utilizzate per le unità lavorative; è evidente che serve un piano industriale nuovo che esca dalle logiche del profitto dei soliti noti”.

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