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Primo Piano

“Piano di morte della Regione Campania”, presidio di protesta di cittadini

Stefano Caldoro

NAPOLI (di Daniela Sasso) – Si è svolta al Centro Direzionale, sotto la Sede del Consiglio regionale, la manifestazione dei Comitati ambientalisti contro il cosiddetto ‘Piano regionale della morte’, deciso dalla Giunta Caldoro per far fronte allo spauracchio innalzato dalla Commissione europea: una maxi-multa giornaliera di oltre 500 mila euro da destinare all’Italia, se si continuerà a non risolvere l’annosa questione della difficoltà nello smaltimento dei rifiuti campani.

Tale Piano regionale – affatto virtuoso – di gestione dei rifiuti prevede: la realizzazione di quattro inceneritori sul territorio campano (uno a Napoli Est, già osteggiato dal Comune, uno a Giugliano, in cui dovrebbero essere smaltiti i sei milioni di ecoballe accumulati in tutti questi anni e contenenti chissà quali veleni, uno ad Acerra già esistente e mal funzionante, ed uno a Salerno) e l’individuazione di svariati siti da adibire a discariche – proprio nel momento in cui i cittadini si apprestano a raccogliere finalmente i frutti di anni ed anni di aspre lotte, finalizzate alla chiusura delle discariche di Chiaiano (chiusa ed in attesa di bonifica) e di Terzigno (a breve ne verrà sancita la chiusura), vere e proprie ‘bombe ecologiche’ a cielo aperto.

Tale Piano – strategico e finalizzato all’arricchimento di chi detiene il potere decisionale e politico, in virtù dei contributi economici (CIP6) per le tonnellate di rifiuti inceneriti nei termovalorizzatori – è ferocemente osteggiato dai membri e dalle organizzazioni facenti parte del Comitato per un Piano alternativo dei rifiuti, i quali mirano, invece, ad una raccolta differenziata spinta (che raggiunga almeno il 65%, contro il 50% proposto dai sostenitori della logica inceneritorista) e la realizzazione di un certo numero di impianti di compostaggio (cui non si fa alcun riferimento nello stesso Piano regionale), per un trattamento ed un riutilizzo virtuoso dei rifiuti.

Contro questa logica virtuosa si pone il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, il quale esorta il popolo partenopeo a non temere gli inceneritori, dal momento che: “ai termovalorizzatori si oppongono due lobby: quella ideologica e quella camorristica”.

A noi resta da chiederci se il “caro” Ministro creda che il popolo napoletano non sia, forse, opportunamente informato – e soprattutto consapevole – dei gravissimi rischi alla salute che una siffatta politica e pratica di smaltimento e gestione dei rifiuti comporta, fosse solo per il fatto che la stessa popolazione di continuo sperimenta le conseguenze di quasi un ventennio di mala gestione dei rifiuti sulla propria pelle, sulla propria vita.

Lo stesso Assessore regionale all’Ambiente, Giovanni Romano, durante il Consiglio regionale ha illustrato – secondo la sua prospettiva e contrario all’invio dei rifiuti campani su navi aldilà dei confini nazionali italiani – i punti di forza legati all’approvazione di questo Piano di gestione dei rifiuti, soprattutto per evitare il rischio di incorrere nelle salate sanzioni dell’UE.

La sensazione – ormai certezza per molti – è che proprio chi si ostina a far leva su questo timore intenda fare tutto ciò che è in suo potere per continuare a lucrare indisturbatamente sulla questione rifiuti in Campania, e sempre a discapito della salute di noi cittadini. Sì, l’ “osso dorato” è estremamente duro da mollare.

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