Parla la moglie di Papa: «Le donne di mio marito? Sono le amanti di altri»

NAPOLI – Avvocato Rodà, come ha reagito alle notizie in arrivo da Roma? «È stata una doccia fredda. E sto male, da due punti di vista: quello professionale; quello di moglie, che conosce l’uomo che ha sposato e sa che uomo è».
Tiziana Rodà è una donna battagliera. Sportiva, dinamica, conosciutissima a Napoli. Selettiva frequentatrice di salotti, madre presente di due figli preadolescenti, cattolica praticante; diciamo anche che è una donna bella, sorridente, appassionata di motori con una debolezza: il verde. Si veste sempre color mela ed è difficile non notarla. Il giorno in cui il nome del marito Alfonso Papa è stato associato sui giornali all’inchiesta P4, il figlio più grande cominciava suoi esami di licenza media. E lei ha scelto di affrontare queste vicenda con il proprio stile: non si è nascosta, ha affrontato sue giornate non cambiando di una virgola le sue abitudini ed è rimasta accanto all’uomo che ha sposato quindici anni fa.
«Premetto — afferma — che io e Alfonso non amiamo stare sui giornali. E questa intervista va considerata un’eccezione. Utile per fare chiarezza su alcune cose. Anche per rispetto a valenti collaboratori che lavorano insieme con me da anni» .
Suo marito le ha mai dato una mano nel suo lavoro?
«Mai, tutti gli incarichi professionali che ho avuto li ho ottenuti mandando in giro il mio curriculum e grazie ai consensi ottenuti in anni di carriera. A breve mi iscriverò all’albo dei Cassazionisti. Non accetto menzogne pubblicate e dette in giro. Innanzi tutto le cifre di cui si è parlato riguardano il fatturato e non il reddito. E poi si tratta di compensi che vanno distribuiti su dieci anni di lavoro per un pool di 30-40 legali. Ma non ho certo lavorato solo per l’Enel, che nella sola Campania per il blackout aveva 97 mila richieste di risarcimento. Ho incarichi anche da Telecom, Equitalia. E sottolineo incarichi. Una sola consulenza ho avuto da Nicola d’Abundo che, fra l’altro, è mio amico personale» .
«Sì e non ce lo aspettavamo proprio. Da quando è cominciata questa storia mi sono costantemente sentita in una bufera, scatenata da motivi politici, o di vendetta. Non so perché è stato fatto tutto questo. I nostri avvocati Carlo di Casola e Lello d’Alise — che peraltro sono due amici — procederanno secondo una strada indicata da Alfonso, che ha già scritto una memoria molto puntuale, presentata alla Camera. Io però sto male, perché le calunnie dette sono state davvero tante» .
Anche relative a presunte relazioni di suo marito con altre donne.
«So bene che è il gossip quello che stimola di più le chiacchiere e l’immaginazione. Ma mio marito non ha mai avuto in uso le utenze da cui sarebbero partite alcune chiamate. In quel famoso agosto non era a Roma, ma a New York con me e i nostri figli. Io sono indignata con la signorina Roberta Darsena che non è l’amante di mio marito, ma di un noto professore universitario napoletano che viene oggi a piangere chiedendo e pregando di non rivelare questa circostanza. Credo la Darsena ce l’abbia con me: ha lavorato al mio studio ma era così incapace che ho dovuto mandarla via. Non l’ha mandata giù. Ludmilla, poi… Credo sia l’amante di Bisignani. Pare che a Roma lo sappiano tutti. La Valanzano ha detto che Alfonso a Natale era alla casa all’Olgiata con Ludmilla. Se si fossero presi il disturbo di verificare, avrebbero scoperto che era invece a casa, in famiglia. Come ha scritto Alfonso forse c’era suo avatar a Roma. E queste patetiche donnette sono la cornice di un tranello politico che si serve di loro; non hanno altre qualità per affermarsi e guadagnare se non prestandosi a queste nefandezze» .
E gli appuntamenti all’hotel de Russie?
«Un imprenditore campano ha prenotato una notte in albergo a nome di Alfonso per approfittare della convenzione di cui lui godeva. Anche qui: verificare è semplice» .
Auto di lusso, Rolex ‘‘ nudi’’, incontri con ricettatori. Suo marito aveva una doppia vita? «Assolutamente no. Lui non ha mai ricevuto alcun regalo e la Jaguar è mia, la pago io. Il finanziamento è a mio carico. Mio marito è un libro aperto e io sono molto serena» .
I vostri amici, un giro di napoletani che fa capo alla città generalmente definita “bene”, come ha reagito alle accuse che vi sono state mosse?
«Tanti ci hanno scritto messaggi di solidarietà, altri già maliziosi si sono allontanati. Ma posso aggiungere una cosa sulle accuse di concussione?» .
Prego
«Gli imprenditori Fasolino e Matacena, che oggi dicono di aver paura di mio marito, erano quelli che si appostavano sotto casa per chiedere piaceri. Al sabato mattina sapevano che facevamo tappa al bar Cimmino prima della spesa e ci aspettavano. Matacena una volta ci seguì fin dentro al cinema, dove stavamo accompagnando i ragazzi» .
Lei ha mai conosciuto Bisignani?
«L’ho visto una volta. Conosciuto mai, so che è una persona molto particolare» .
E cosa mi dice della P4?
«Le dico che penso ci sia una P5, che coinvolge figure di rilievo della Procura».
Anche la sua famiglia è stata coinvolta dalla indagini. Perché suo padre Agostino pagava la casa di suo marito a Roma?
«Una premessa: la casa dei miei genitori è stata perquisita e dopo soli cinque minuti la notizia era sulle agenzie. Una perquisizione durante la quale non è stata trovato nulla. Dunque, il fitto. Mio padre pagava la casa di Roma poiché doveva a me: una somma, equivalente a quella data a mia sorella per l’acquisto di un posto auto. Lui pagava la casa e Alfonso dava a me i soldi, una casa dove dovevamo andare ad abitare io e i ragazzi. Mio marito insisteva affinché ci trasferissimo a Roma purtroppo non l’abbiamo fatto» .
Suo marito ha studiato Giurisprudenza, poi il concorso da magistrato, la professione…
«Ed è stato in gambissima. Ha ottenuto tanti successi professionali» .
E perché la politica?
«Una passione autentica, divorante» .
Oggi se ne pente?
«No, in tanti però gli dicono ‘‘ ma chi te lo ha fatto fare?’’» .
Perché crede sia successo tutto questo se suo marito è innocente?
«Non me lo spiego. E’ di certo un gioco politico. E non mi spiego a questo punto neanche la posizione della Lega. Mio marito ha lavorato per cinque anni con il ministro Castelli ed è stato poi confermato da Clemente Mastella… Creda a me: mio marito è un uomo d’onore» . (Corriere della Sera)
