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P4, De Magistris replica a Papa “Misi subito in guardia i colleghi”

Luigi De Magistris

NAPOLI – “Tra le affermazioni rilasciate da Alfonso Papa ne riconosco soltanto una come vera: fin dall’inizio della mia professione di magistrato, insieme ad altri, ho messo in guardia i miei ex colleghi su chi fosse veramente Papa. Purtroppo siamo rimasti inascoltati”.

Luigi de Magistris, replica così alle accuse contenute nella memoria difensiva di Alfonso Papa (Pdl), illustrata dallo stesso parlamentare davanti alla giunta per le autorizzazioni della Camera che deve decidere sulla richiesta di arresto per la vicenda P4.

“Purtroppo taluni ex colleghi, anche influenti, da me allertati- sottolinea il sindaco di Napoli- sono poi finiti nel cerchio delle relazioni di Papa. Le dichiarazioni di Papa sono farneticazioni, fantasie, distorsioni prodotte da chi non ha argomenti per difendersi e dunque cerca di costruire fasulli e fantascientifici complotti per tentare di alleggerire la propria posizione giudiziaria”.

Il deputato si era difeso in Giunta per le autorizzazioni della Camera affermando che tutta questa storia dell’inchiesta sulla P4 che lo coinvolge nasce da un astio profondo da parte dei suoi ex colleghi magistrati napoletani nei suoi confronti.

Papa dunque si sente “perseguitato da una fazione dell’Unicost napoletana”.  Un rancore che avrebbe avuto origine dal fatto che lui, quando era magistrato, aveva affiancato Agostino Cordova, prendendo posizione contro i sostituti che lo avversavano.

DE MAGISTRIS, NARDUCCI, WOODCOCK E CURCIO – L’indagine nei suoi confronti sarebbe dunque “il frutto di persecuzione giudiziaria di un gruppo di magistrati tra cui De Magistris, Woodcock, Narducci e Curcio che lo avevano avversato all’epoca dei fatti”. Ora Papa sta raccontando ai colleghi deputati lo spaccato della vita associativa della magistratura napoletana da cui esce un quadro definito da alcuni componenti della Giunta “assolutamente delegittimante”. La manovra che sarebbe stata condotta dagli inquirenti contro Papa, si articolerebbe sostanzialmente in tre mosse. Almeno a giudicare da quanto scrive Alfonso Papa nella sua memoria difensiva. La prima mossa sarebbe quella della “strumentalizzazione giudiziaria di odi, rancori e gelosie presenti contro Papa nell’ambiente del distretto di Napoli ed assurte a procedimento penale”. La seconda azione ‘anti-Papa’, si sarebbe concretizzata con “l’attuazione di modalità di indagine poste al di fuori di tutti i principi fissati dalla legge e dalle regole deontologiche, nonchè con gravissima ed evidente violazione delle prerogative parlamentari”. Ma i magistrati di Napoli, secondo Papa, avrebbero anche adottato “un provvedimento sapientemente articolato, ma povero e apodittico sotto il profilo indiziario privo di effettività con riferimento ai presupposti della misura concessa, del tutto mancante dei presupposti di competenza territoriale, nota agli inquirenti e maliziosamente obliterata al fine di proseguire quella che più che una indagine appare come una vera e propria ‘caccia all’uomo”.

MAI INTERROGATO – Il parlamentare, sempre parlando in terza persona, lamenta anche il fatto di non essere stato interrogato dai magistrati di Napoli. E siccome Papa è anche incensurato, un provvedimento di custodia cautelare nei suoi confronti non sarebbe mai stato emesso se non si fosse trattato di un parlamentare e se “non si fosse voluto chiaramente strumentalizzare tale sua qualità”.

IL PROCURATORE E LA QUERELA –
“Papa dica quello che vuole, non intendo replicare, valuterò se sporgere querela per calunnia”. Il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore, interpellato dall’Ansa, afferma di non voler replicare alle affermazioni fatte dal deputato del Pdl ed ex pm Alfonso Papa, indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla P4, che ieri aveva lanciato accuse contro alcuni magistrati. (Repubblica)

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