“L’uomo sbagliato” di Beppe Fiorello, la Rai sbaglia il momento

NAPOLI (di Attilio Iannuzzo) – E’ proprio l’attore “giusto” per “L’Uomo Sbagliato”, ma è sicuramente il momento sbagliato per proiettare una finzione televisiva del genere, in prima serata a Rai uno. Un film sviluppato con superficialità nell’intreccio, con la volontà di svalorizzare il lavoro attento che i magistrati svolgono nel quotidiano. In un momento storico come questo, in cui la politica e la magistratura non vivono un sano equilibrio. Ma non a tutti manca il senso critico per comprendere che i film televisivi nascono ad hoc. Tutti sanno degli errori giudiziari legati al caso Tortora e a Daniele Barillà, ma perché creare una storia di fantasia e non parlare di questo o quel caso specifico? Perché evitare di affrontare problematiche legate alle strategie di governo per “allungare” o “accorciare” i processi a seconda dei reati commessi dalla classe dirigente? Troppe volte viene ripetuta dagli attori: “Fare i processi costa al contribuente….” Ed ancora: “…non si può perdere altro tempo perché tutto ciò ha un costo”. Sicuramente si risparmierebbe se i processi non si facessero, ma sappiamo che ciò è impossibile in uno “Stato di diritto”.
Ma riassumendo la trama: La fiction, per la regia di Stefano Reali, è liberamente ispirata a vicende di cronaca di famosi errori giudiziari, da Enzo Tortora a Daniele Barillà, a tanti altri. Gli autori hanno ideato e scritto, su tali basi, “una storia di fantasia”, i cui protagonisti, principali e secondari, non rappresentano persone o fatti realmente esistenti.
Daniele Baroni (Beppe Fiorello) è un giovane sui trentacinque anni e dirige un’avviata sartoria. Ha deciso di sposarsi e la sua vita procede normale come quella di tanti. Un giorno, mentre ritorna a casa, è coinvolto in un pedinamento dei Ros. La sua auto infatti, una Tipo amaranto, è identica a quella di Alex Casoria, un pericoloso narcotrafficante a cui i carabinieri stanno danno la caccia da settimane. Lo sfortunato scambio di auto avviene in un lampo, ad insaputa di tutti e Daniele finisce in manette al posto di Casoria. Daniele grida inutilmente la sua innocenza ma è l’uomo sbagliato nel momento sbagliato. Troppe coincidenze, infatti, smentiscono al processo il suo alibi.
Pedinamenti, verbali, testimonianze errate, tutto sembra condurre fatalmente alla sua colpevolezza, ma è l’evidente flagranza di reato, sostenuta dalla parola del gruppo di carabinieri che lo hanno seguito e arrestato, a cancellare ogni speranza di libertà. Il sistema giudiziario, con i suoi oliati ma gelidi ingranaggi, non può che stringere inevitabilmente le sue maglie su Daniele, condannandolo così a quindici anni di detenzione. Per Daniele è l’inizio di un calvario. Al primo processo viene ritenuto colpevole e la pena è di quindici anni di reclusione. Lo sconforto è grande ma Daniele non si arrende ed inizia la sua lotta contro quella che sembra essere l’evidenza ma non è la verità: scrive a tutti i ministri e persino al Presidente della Repubblica, senza però ottenere risultati. Intanto a casa la situazione degenera: l’avvocato costa e la sartoria messa su negli anni da Daniele sta fallendo. La famiglia è in grave crisi economica. Ormai preso dalla disperazione Daniele tenta i suicidio.
Proprio quando tutto sembra perso il sistema giudiziario dimostra di avere gli anticorpi e qualcuno sembra interessarsi ai fatti: è una giovane PM, Erika Schneider che, notando delle irregolarità nei metodi del Maggiore Quinto, capo dell’operazione che vede coinvolto Baroni, decide di indagare e fare chiarezza in una storia che forse è meno chiara di quello che sembra. Erika studia il caso e decide di aprire un inchiesta nei confronti di Quinto, ma la cosa non è affatto facile: in molti cercano di distoglierla da questa impresa. Erika però non si arrende e unisce le sue forze a quelle di Daniele che intanto familiarizza con Squarciò il super Boss del narcotraffico e ex-capo di Casoria.
L’inchiesta portata avanti da Erika conferma un certa disinvoltura nel modo di condurre le investigazioni giudiziarie del Maggiore Quinto che, per questo motivo, viene messo sotto inchiesta. Finalmente tutti i tasselli sembrano andare al proprio posto: alcuni pentiti, alcune prove sottovalutate e nuovi elementi di cui non si era tenuto conto fanno muovere le cose. Il clamoroso processo di revisione inizia e Erika dimostra che, seppur in buona fede, il Maggiore Quinto ha commesso degli errori. Le difficoltà incontrate nel corso del processo sono molteplici ma, alla fine Daniele viene scagionato. Sono passati otto anni, otto anni di inferno, le cose fuori sono cambiate, ma ad aspettarlo c’è Cristiana ed una vita insieme a lei, libero ed innocente.
