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“L’Italia mandata a quel paese”…

NAPOLI (di Eleonora Posabella) – L’Italia per la seconda edizione consecutiva non riesce a superare la fase a gironi del Mondiale, mancando perciò ancora una volta la qualificazione agli ottavi di finale.

Foto di AP-Hasan Ammar
Foto di AP-Hasan Ammar

Dopo la vittoria ottenuta durante il primo match contro l’Inghilterra, la nostra nazionale si è dimostrata rinunciataria e stanca, priva della giuste motivazioni con le quali i calciatori dovrebbero approcciare ad una competizione mondiale. Nessuna delle squadre affrontate ha creato difficoltà tali da poter giustificare il catastrofico risultato conseguito dagli azzurri, non ultimo proprio l’ Uruguay inconsistente ed apatico, affrontato nella gara di ieri.

La partita a Natal, che avrebbe dovuto vedere due squadre contendersi all’ ultimo sangue l’unico posto disponibile per accedere alla fase successiva, si è dimostrata invece a dir poco deludente agli occhi di entrambe le tifoserie. Il ritmo spezzato e lento del gioco italiano è stato inutilmente aggravato dalle sviste arbitrali del messicano Rodriguez, il quale ha deciso, con l’arroganza che lo contraddistingue, di espellere prima in maniera assolutamente avventata Claudio Marchisio e di soprassedere poi sul morso di Suarez a Giorgio Chiellini. Non si può certo parlare di cocente sconfitta, data la poca passione e la poca grinta con cui gli azzurri hanno affrontato l’intera competizione.

Repentine sono giunte le dimissioni del C.t. Cesare Prandelli, il quale ha dichiarato di aver fallito, soprattutto ponendo al centro del proprio progetto tecnico Mario Balotelli. Innumerevoli sono le critiche rivolte all’ attaccante rossonero, capro espiatorio di una squadra ai limiti dell’ imbarazzo; davvero troppo comodo scaricare adesso tutte le responsabilità su colui il quale ha l’unico merito di non aver mai nascosto i propri numerosi difetti agli occhi del mondo. Il reale artefice di tale degrado è senza dubbio il mister, che in 4 anni di lavoro non ha saputo dare personalità e gioco ad una nazionale, nella quale deve ancora avvenire il ricambio generazionale.

Poco incisivo altresì il metodo approntato da Prandelli, che, sempre insicuro delle proprie scelte tecniche, è stato certamente troppo attento ad accontentare i desideri di chi gli stava attorno; a dimostrazione di ciò sono arrivate istantaneamente anche le dimissione del Presidente della Figc Giancarlo Abete. Tanta amarezza dunque accompagna gli azzurri, che giovedì faranno rientro in patria, senza essere accolti con quell’ entusiasmo con il quale erano stati salutati.

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