L’appello del detenuto Papa: “Fatemi votare in Parlamento”

NAPOLI (di Dario del Porto) – È in carcere, ma non intende rinunciare alle sue prerogative di parlamentare. Domani sarà interrogato dal giudice, intanto chiede di essere informato sul calendario delle sedute. Vuole votare in commissione Antimafia e in commissione Giustizia. “Sono nel pieno delle mie funzioni, intendo esercitare il mio diritto di voto e di partecipazione ai lavori della Camera”, ha fatto mettere a verbale Alfonso Papa poco dopo essere stato condotto a Poggioreale.
Il deputato del Pdl, per il quale Montecitorio ha autorizzato l’arresto chiesto dalla magistratura napoletana nell’inchiesta su dossier e ricatti denominata P4, ha formalizzato la richiesta ieri mattina alle 9. Ha ricordato che non ha più il cellulare, dunque non può ricevere gli sms con le convocazioni. Pertanto ha chiesto all’amministrazione penitenziaria di contattare la Camera e il gruppo parlamentare del Pdl per conoscere le date delle sedute. Stessa richiesta per le commissioni di cui fa parte: Giustizia, Antimafia e Semplificazione, “almeno ove previste votazioni”.
L’istanza è stata trasmessa al giudice Luigi Giordano che, per il momento, si è riservato. Contraria, naturalmente, la Procura. Ma la mossa di Papa lascia trasparire l’eccezionalità di quanto accaduto con la decisione di mercoledì, quando la Camera ha autorizzato l’arresto di un parlamentare per la prima volta dopo 27 anni. E la legge non prevede la decadenza in caso di custodia cautelare. “Dal punto di vista umano l’arresto di una persona è sempre una cosa che addolora – ragiona il procuratore Giandomenico Lepore – ma con questa decisione la politica ha mostrato finalmente di aver compreso che la magistratura non perseguita nessuno, indaga solo sui reati. Certo, dispiace che Papa sia anche lui stesso un magistrato. Ho ascoltato il suo intervento alla Camera: non è vero che ha chiesto di essere interrogato. Ha solo presentato denunce nei nostri confronti”.
L’inchiesta dei pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco, non si ferma. Oggi davanti al Tribunale del Riesame si discuterà il ricorso della Procura che chiede il riconoscimento dell’accusa di associazione a delinquere, esclusa dal gip, e il carcere anche per Luigi Bisignani, il lobbista attualmente agli arresti domiciliari. In queste ore i pm hanno sentito altri imprenditori che hanno fornito ulteriori accuse nei confronti di Papa, indagato di concussione e favoreggiamento. I giudici si riserveranno la decisione. L’appuntamento centrale però è quello di domani: alle 9, il deputato sarà interrogato dal giudice Giordano alla presenza degli avvocati Carlo Di Casola e Giuseppe D’Alise. È intenzionato a rispondere e anche per questo sta rileggendo l’ordinanza “fino ad impararla a memoria”, affermano i suoi avvocati, che poi aggiungono: “Ci difenderemo nel processo. L’onorevole Papa ritiene di poter fornire ampia giustificazione sulle circostanze poste a fondamento dei capi d’imputazione che hanno determinato l’arresto”.
Lepore è amareggiato per le accuse rivolte al pm Woodcock durante il dibattito alla Camera che ha preceduto il voto sull’autorizzazione all’arresto: “La carriera di Woodcock è molto positiva, ci sono molti processi a testimoniarlo. È un collega serio, preparato. E comunque in questa indagine non è solo. Ci sono il pm Curcio e il procuratore aggiunto Greco ad affiancarlo, inoltre io come capo dell’ufficio sono sempre informato su tutto. Ero ottimista sull’autorizzazione a procedere – dice Lepore – perché quelli contestati a Papa sono reati comuni. Inoltre, è innegabile che non sia considerato uno che porta voti. Ho temuto solo quando si è parlato di un possibile “scambio” con il decreto rifiuti. Il voto finale è positivo, era importate soprattutto dare una risposta chiara ai cittadini”. (Repubblica)
