La maxigiunta costerebbe 340 mila euro in più

NAPOLI (di Simona Brandolini) — Il Tar bacchetta il governatore: giunta da rifare per il mancato equilibrio della rappresentanza di genere, si direbbe. Tradotto c’è una sola donna, Caterina Miraglia, su dodici posti. Poco? Quasi nulla, un record italiano a modo suo. Come risolverlo? Il presidente Stefano Caldoro, «convinto» che in sede di ricorso la Regione «avrà ragione» , ha colto la palla al balzo per annunciare che saranno donne i prossimi» due assessori. Prossimi nel senso quelli che verranno dopo, il tredicesimo e il quattordicesimo. Perché il presidente, coerentemente bisogna dirlo, è dal giorno dell’insediamento che ribadisce la necessità di allargare la squadra, per meglio distribuire le deleghe. Aggiungendo: «In linea con le altre Regioni senza prevedere ulteriori costi» .
Lo statuto regionale, faticosamente approvato dopo un’intera consiliatura, aveva bloccato possibili aumenti, fissando il limite di 12 assessori per 60 consiglieri regionali. In tempi record la prima commissione ha approvato, a maggioranza, il cambio di rotta. Quattordici assessori e ben due sottosegretari. E siamo certi che altrettanto celermente consiglio regionale darà l’ok alla legge di modifica dello Statuto. Viene da chiedersi: ma dov’è rigore? Dov’è la necessità di abbattere i costi della casta? Caldoro dice allergheremo la giunta a costo zero» . Ma come è possibile? Gli assessori hanno uno stipendio regolato da una norma. Dunque cambierà anche quella legge? Fino a prova contraria, facciamo un po’ di conti in tasca alla giunta. Aggiungere altre due poltrone equivale a sborsare 340 mila euro l’anno, spicciolo più spicciolo meno.
Ogni assessore, infatti, costa alla comunità 8500 euro al mese per dodici mensilità, a cui vanno aggiunti i benefit: due autisti (2 mila euro a testa), due telefonini e uno staff di segreteria che comprende sei dipendenti (circa 2 mila euro a persona), più un capo (2300 euro), un dirigente di staff (3500 euro) una piccola quota di spese di rappresentanza (600 euro). Questa riforma cozza con quanto afferma Caldoro: «Abbiamo azzerato le consulenze, e ce n’erano a migliaia, e previsto che il taglio dell’ 80 per cento a regime, sia strutturale. Abbiamo tagliato su auto blu e spese di rappresentanza, abbiamo bloccato le indennità dei consiglieri, ridotto gli stipendi dei dirigenti regionali del 5 per cento. Un’azione durissima, perché siamo convinti che si debba dare un segnale» . Giustissimo, allora perché allargare la squadra? Se i conti della politica non tornano, forse bisognerebbe sempre tenere presente lo studio della Uil, anticipato ieri dal Corriere del Mezzogiorno, sui costi della casta: in Campania pesa un miliardo di euro e conta circa 200 mila impiegati» . Da domani 200mila e 2 in più. (Il Corriere del mezzogiorno)
