Israele e la sfida alla democrazia: l’avvocato Michael Sfard sull’autoritarismo
Israele è in una fase cruciale della sua storia, dove il confine tra democrazia e autoritarismo sembra sfumare sempre di più. A lanciare l’allarme è Michael Sfard, uno dei principali avvocati israeliani in tema di diritti umani, che in un’intervista esclusiva a Fanpage.it analizza la situazione politica del paese, il ruolo della Corte Penale Internazionale (CPI) e le implicazioni della recente decisione di emettere un mandato di arresto contro il primo ministro Benjamin Netanyahu. Sfard, con un’esperienza pluridecennale nella difesa dei diritti dei palestinesi e degli obiettori di coscienza israeliani, non ha dubbi: Israele sta percorrendo una pericolosa strada verso l’autoritarismo. “Lo Stato ebraico è in piena deriva autoritaria”, afferma. Per l’avvocato, se il governo attuale dovesse raggiungere i suoi obiettivi, Israele perderebbe ogni caratteristica democratica, trasformandosi in uno stato totalitario sotto il dominio di una supremazia ebraica, una ideologia che, pur non essendo ancora maggioritaria, è decisamente pericolosa.
Sfard avverte che la politica della colonizzazione dei territori palestinesi è diventata la priorità dello Stato di Israele, e che per contrastarla è necessario “imporre un prezzo” alla continua espansione delle colonie. La colonizzazione, spiega l’avvocato, rappresenta una violazione grave del diritto internazionale e un ostacolo per qualsiasi prospettiva di pace.
Uno degli eventi che ha segnato le ultime settimane è stato il mandato di arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) nei confronti di Benjamin Netanyahu. Questo ha portato a interrogarsi sul futuro della politica israeliana, soprattutto riguardo alla responsabilità internazionale per le violazioni dei diritti umani. Tuttavia, Sfard non si aspetta che questa decisione abbia effetti immediati sul governo di Netanyahu.
“Il mandato della Corte Penale Internazionale non avrà effetti diretti sul governo israeliano”, sostiene Sfard. Nonostante ciò, l’avvocato ritiene che la decisione di The Hague possa avere un impatto significativo sulle forze armate israeliane. In particolare, potrebbe contribuire a moderare l’azione dei generali sul campo, rendendo più difficile per Israele mantenere una politica di impunità rispetto alle violazioni dei diritti umani. Secondo Sfard, un ruolo cruciale nel promuovere il rispetto delle decisioni della Corte Penale Internazionale spetta all’Europa. “L’Europa deve unirsi nel rispetto delle decisioni della CPI”, sottolinea, “rafforzando l’autorevolezza della Corte e dando un segnale chiaro alla comunità internazionale”. L’avvocato osserva che l’Unione Europea ha il potere di influenzare Israele, e che la sua posizione riguardo alle decisioni della Corte può fare la differenza nel consolidare i principi di giustizia e di rispetto dei diritti umani.
Sfard ribadisce che la lotta per il rispetto del diritto internazionale è lunga e difficile, ma essenziale. Solo con una politica estera europea più coerente e una chiara condanna delle politiche israeliane di occupazione, si potrà sperare di fermare la deriva autoritaria e proteggere i diritti del popolo palestinese.

