Israele e Iran accettano il cessate il fuoco proposto da Trump: tregua dopo 12 giorni di guerra
Dopo dodici giorni di conflitto aperto, Israele e Iran hanno accettato una proposta di cessate il fuoco avanzata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’annuncio è arrivato nelle prime ore del mattino e segna una possibile svolta in una crisi militare che ha causato decine di vittime e aumentato il rischio di un’escalation regionale incontrollabile.
Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Fars, vicina al governo di Teheran, la tregua è entrata in vigore alle 7:30 ora locale (le 6:00 in Italia). Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato ufficialmente il cessate il fuoco, dichiarando: “Obiettivi raggiunti”.
Il presidente Trump ha affidato il suo commento a un post sulla piattaforma Truth, dichiarando: “Israele e Iran si sono avvicinati a me, quasi contemporaneamente. Sapevo che era giunto il momento”. Ha poi aggiunto: “Il futuro di Israele e dell’Iran è sconfinato e pieno di grandi promesse. Dio vi benedica entrambi”. Parole accolte con cauto ottimismo da osservatori internazionali, che vedono nell’accordo un punto di partenza per un possibile dialogo, sebbene fragile.
La notte prima dell’entrata in vigore del cessate il fuoco è stata comunque segnata da nuovi attacchi. Un missile iraniano ha colpito la città israeliana di Be’er Sheva, causando la morte di cinque civili. Poco dopo, raid israeliani hanno colpito obiettivi nella provincia iraniana di Gilan, uccidendo almeno nove persone. Si tratta, secondo fonti militari, di infrastrutture strategiche legate alla Guardia Rivoluzionaria.
All’alba è scattato un allarme anche nella base italiana Unifil di Shama, nel sud del Libano, dove il personale è stato invitato a restare in zone protette con i dispositivi di sicurezza, senza che sia stato però disposto l’accesso ai bunker. La situazione è ora sotto osservazione da parte del comando ONU, che teme un possibile allargamento del conflitto a sud, in particolare da parte di milizie alleate dell’Iran come Hezbollah.
La crisi ha già avuto effetti sul mercato dell’energia. I prezzi di benzina e gasolio sono saliti nei giorni scorsi, spinti dal timore di una possibile chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per un terzo del traffico mondiale di petrolio. Tuttavia, secondo l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), è improbabile che Teheran arrivi a tanto: “Sarebbe una mossa suicida”, spiegano gli analisti. Ma l’incertezza rimane alta e i mercati continuano a oscillare. La tregua firmata oggi è un primo passo verso una de-escalation, ma la situazione resta estremamente fluida. Il cessate il fuoco reggerà solo se entrambi i Paesi sapranno evitare provocazioni e se gli attori regionali, a partire da Hezbollah e dalle milizie irachene filo-iraniane, non decideranno di continuare il conflitto per procura. I prossimi giorni saranno decisivi.
Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Fars, vicina al governo di Teheran, la tregua è entrata in vigore alle 7:30 ora locale (le 6:00 in Italia). Anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha confermato ufficialmente il cessate il fuoco, dichiarando: “Obiettivi raggiunti”.
Il presidente Trump ha affidato il suo commento a un post sulla piattaforma Truth, dichiarando: “Israele e Iran si sono avvicinati a me, quasi contemporaneamente. Sapevo che era giunto il momento”. Ha poi aggiunto: “Il futuro di Israele e dell’Iran è sconfinato e pieno di grandi promesse. Dio vi benedica entrambi”. Parole accolte con cauto ottimismo da osservatori internazionali, che vedono nell’accordo un punto di partenza per un possibile dialogo, sebbene fragile.
La notte prima dell’entrata in vigore del cessate il fuoco è stata comunque segnata da nuovi attacchi. Un missile iraniano ha colpito la città israeliana di Be’er Sheva, causando la morte di cinque civili. Poco dopo, raid israeliani hanno colpito obiettivi nella provincia iraniana di Gilan, uccidendo almeno nove persone. Si tratta, secondo fonti militari, di infrastrutture strategiche legate alla Guardia Rivoluzionaria.
All’alba è scattato un allarme anche nella base italiana Unifil di Shama, nel sud del Libano, dove il personale è stato invitato a restare in zone protette con i dispositivi di sicurezza, senza che sia stato però disposto l’accesso ai bunker. La situazione è ora sotto osservazione da parte del comando ONU, che teme un possibile allargamento del conflitto a sud, in particolare da parte di milizie alleate dell’Iran come Hezbollah.
La crisi ha già avuto effetti sul mercato dell’energia. I prezzi di benzina e gasolio sono saliti nei giorni scorsi, spinti dal timore di una possibile chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per un terzo del traffico mondiale di petrolio. Tuttavia, secondo l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), è improbabile che Teheran arrivi a tanto: “Sarebbe una mossa suicida”, spiegano gli analisti. Ma l’incertezza rimane alta e i mercati continuano a oscillare. La tregua firmata oggi è un primo passo verso una de-escalation, ma la situazione resta estremamente fluida. Il cessate il fuoco reggerà solo se entrambi i Paesi sapranno evitare provocazioni e se gli attori regionali, a partire da Hezbollah e dalle milizie irachene filo-iraniane, non decideranno di continuare il conflitto per procura. I prossimi giorni saranno decisivi.

