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Israele approva la pena di morte per i terroristi: polemiche internazionali e tensioni diplomatiche

La Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato nella serata del 30 marzo una controversa proposta di legge che introduce la pena di morte per i terroristi, una misura destinata — secondo i promotori — ad applicarsi ai palestinesi riconosciuti colpevoli di attacchi mortali contro cittadini israeliani.

Il provvedimento è passato con 62 voti favorevoli e 48 contrari, grazie al sostegno della maggioranza di governo. Tra i votanti a favore figura anche il primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha sostenuto apertamente l’iniziativa come strumento di deterrenza contro il terrorismo.

La proposta, presentata da esponenti di un partito di estrema destra parte della coalizione, ha suscitato forti critiche sia interne sia internazionali. I detrattori sottolineano il rischio di discriminazione, evidenziando come la norma sia concepita per essere applicata esclusivamente ai palestinesi, sollevando interrogativi sul rispetto dei principi di uguaglianza davanti alla legge.

Già il giorno precedente al voto, i governi di Germania, Regno Unito, Francia e Italia avevano espresso preoccupazione congiunta, invitando Israele a ritirare il progetto. In una dichiarazione comune, le quattro capitali europee avevano avvertito che l’introduzione della pena capitale “metterebbe in discussione gli impegni d’Israele in materia di principi democratici e stato di diritto”.

Dura anche la reazione del Consiglio d’Europa, che ha definito l’approvazione della legge “un grave passo indietro”, richiamando Israele agli standard internazionali in materia di diritti umani e abolizione della pena di morte.

Diversa la posizione degli Stati Uniti. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha affermato che Washington “rispetta il diritto sovrano d’Israele di decidere quali sanzioni applicare alle persone riconosciute colpevoli di terrorismo”, evitando però di esprimere un sostegno esplicito alla misura.

Il dibattito resta acceso anche all’interno della società israeliana, dove giuristi e organizzazioni per i diritti civili mettono in guardia dalle possibili conseguenze legali e morali della norma. La legge dovrà ora affrontare ulteriori passaggi istituzionali e potrebbe essere oggetto di ricorsi davanti alla Corte Suprema.

Nel frattempo, l’approvazione del provvedimento rischia di alimentare ulteriormente le tensioni già elevate tra Israele e i territori palestinesi, con timori di una possibile escalation sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali.

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