Iran, proteste e tensione internazionale: stop all’attacco Usa, spazio aereo riaperto ma resta l’allerta
La tensione in Iran resta altissima, nonostante nelle ultime ore sembri essere stato scongiurato un attacco militare imminente degli Stati Uniti e sia stato riaperto lo spazio aereo di Teheran dopo circa cinque ore di chiusura. Le proteste interne, duramente represse nelle scorse settimane, continuano a preoccupare la comunità internazionale, mentre oggi, giovedì 15 gennaio 2026, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce su richiesta di Washington per discutere della situazione nel Paese.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che “le uccisioni in Iran si sono fermate” e che Washington “osserverà e vedrà come procede” l’evoluzione degli eventi. Pur lasciando intendere una momentanea de-escalation, Trump ha avvertito che “qualsiasi regime può fallire”, sottolineando come l’opzione militare non sia necessariamente esclusa. Il presidente ha detto di aver ricevuto informazioni “da una fonte molto importante”, aggiungendo di sperare che siano confermate.
Dal canto loro, le autorità iraniane parlano di una situazione ormai sotto controllo. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha affermato che il numero delle vittime delle proteste “è solo di qualche centinaio” e che negli ultimi quattro giorni non si sarebbero registrati disordini. “Abbiamo il pieno controllo, ora c’è calma”, ha dichiarato, assicurando inoltre che “non è previsto alcun tipo di impiccagione”. Parole che non convincono però le organizzazioni per i diritti umani: diverse Ong temono vendette contro i manifestanti, con il rischio di confessioni forzate e pene capitali una volta spenti i riflettori internazionali.
Sul piano internazionale, secondo i media statunitensi, il Pentagono non avrebbe ancora preso una decisione definitiva su un’azione militare, ma starebbe spostando un gruppo di portaerei d’attacco dal Mar Cinese Meridionale verso il Medio Oriente, un’operazione che richiederebbe circa una settimana. Intanto il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha accusato i leader di Teheran di trasferire all’estero ingenti somme di denaro. “Stiamo assistendo a una vera e propria fuga dei topi dalla nave”, ha dichiarato, assicurando che gli Stati Uniti seguiranno e rintracceranno questi flussi finanziari, anche attraverso asset digitali.
Resta delicata anche la situazione dei collegamenti aerei. Sebbene l’Iran abbia riaperto il proprio spazio aereo, molte compagnie internazionali continuano a evitarlo. Il gruppo Lufthansa, che include anche ITA Airways, ha annunciato che non sorvolerà Iran e Iraq fino a nuovo avviso. Air India ha avvertito di possibili ritardi e cancellazioni, spiegando di aver adottato rotte alternative per garantire la sicurezza di passeggeri ed equipaggi.
Nel Paese, numerose ambasciate restano chiuse e il personale non essenziale è stato richiamato, compresa la rappresentanza italiana. La Farnesina ha invitato i cittadini italiani ancora presenti in Iran a lasciare il Paese il prima possibile. Nonostante le rassicurazioni ufficiali di Teheran, la comunità internazionale continua a guardare con apprensione all’evoluzione della crisi, mentre le proteste, seppur apparentemente sopite, rischiano di riaccendersi e di innescare nuove e imprevedibili conseguenze.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che “le uccisioni in Iran si sono fermate” e che Washington “osserverà e vedrà come procede” l’evoluzione degli eventi. Pur lasciando intendere una momentanea de-escalation, Trump ha avvertito che “qualsiasi regime può fallire”, sottolineando come l’opzione militare non sia necessariamente esclusa. Il presidente ha detto di aver ricevuto informazioni “da una fonte molto importante”, aggiungendo di sperare che siano confermate.
Dal canto loro, le autorità iraniane parlano di una situazione ormai sotto controllo. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha affermato che il numero delle vittime delle proteste “è solo di qualche centinaio” e che negli ultimi quattro giorni non si sarebbero registrati disordini. “Abbiamo il pieno controllo, ora c’è calma”, ha dichiarato, assicurando inoltre che “non è previsto alcun tipo di impiccagione”. Parole che non convincono però le organizzazioni per i diritti umani: diverse Ong temono vendette contro i manifestanti, con il rischio di confessioni forzate e pene capitali una volta spenti i riflettori internazionali.
Sul piano internazionale, secondo i media statunitensi, il Pentagono non avrebbe ancora preso una decisione definitiva su un’azione militare, ma starebbe spostando un gruppo di portaerei d’attacco dal Mar Cinese Meridionale verso il Medio Oriente, un’operazione che richiederebbe circa una settimana. Intanto il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, ha accusato i leader di Teheran di trasferire all’estero ingenti somme di denaro. “Stiamo assistendo a una vera e propria fuga dei topi dalla nave”, ha dichiarato, assicurando che gli Stati Uniti seguiranno e rintracceranno questi flussi finanziari, anche attraverso asset digitali.
Resta delicata anche la situazione dei collegamenti aerei. Sebbene l’Iran abbia riaperto il proprio spazio aereo, molte compagnie internazionali continuano a evitarlo. Il gruppo Lufthansa, che include anche ITA Airways, ha annunciato che non sorvolerà Iran e Iraq fino a nuovo avviso. Air India ha avvertito di possibili ritardi e cancellazioni, spiegando di aver adottato rotte alternative per garantire la sicurezza di passeggeri ed equipaggi.
Nel Paese, numerose ambasciate restano chiuse e il personale non essenziale è stato richiamato, compresa la rappresentanza italiana. La Farnesina ha invitato i cittadini italiani ancora presenti in Iran a lasciare il Paese il prima possibile. Nonostante le rassicurazioni ufficiali di Teheran, la comunità internazionale continua a guardare con apprensione all’evoluzione della crisi, mentre le proteste, seppur apparentemente sopite, rischiano di riaccendersi e di innescare nuove e imprevedibili conseguenze.

