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Inps, protesta dei precari

NAPOLI (di Antonella Cozzi) – Lo scorso giovedì si è tenuto un sit-in di protesta sotto la sede degli uffici napoletani dell’Inps di via Galileo Ferraris organizzato dal Collettivo Operatori Sociali di Napoli. Ciò che ha spinto i tanti precari ad una simile iniziativa, che ha coinvolto non solo i napoletani ma le principali città d’Italia, è l’incertezza previdenziale.

Qualche mese fa il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua esordiva così “se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”.

Questo perché non ci sarà nessuna pensione per i cosidetti lavoratori atipici, quelli voluti dalla legge 30, più nota come la legge Biagi, una legge di riforma del mercato del lavoro che è stata varata dal governo Berlusconi. Infatti, i contributi versati, i cosiddetti contributi figurativi, dai vari collaboratori, consulenti, lavoratori a progetto, co.co.co., iscritti alla gestione separate Inps, servono solo a pagare la pensione di chi invece ce l’ha garantita, perché spesso non arrivano neppure alla pensione minima.

Quello che i precari chiedono è un trattamento pensionistico almeno equiparato a quello dei lavoratori dipendenti, l’esenzione dal versamento dei contributi in attesa di adeguamento della normativa previdenziale e, in ultimo, la restituzione dei contributi versati sino ad oggi, utili solo ad arricchire le casse dell’Inps.

“E’ necessario sensibilizzare le persone a questa tematica, ed è anche per questo motivo che oggi siamo qui“- afferma Gennaro Grassia, operatore sociale. “Da dieci anni verso contributi ed ho avuto soprattutto contratti co.co.pro e qualche volta prestazione occasionale. L’anno scorso quando ho fatto l’estratto contributivo ho trovato 6 mesi di contributi su dieci anni.”

Guarda il video Manifestazione precari Napoli

Una situazione questa che non garantisce un presente ma soprattutto un futuro.

Da tempo, oramai, il Collettivo degli operatori sociali è impegnato in una lotta contro una situazione disastrosa della precarietà e per vedere riconosciuta a tutta la categoria certezza di reddito e di lavoro. Una situazione questa passata sotto silenzio. Molte cooperative e case famiglia stanno chiudendo, servizi a singhiozzo e in alcuni casi sospesi, gli operatori sono senza stipendio, un mondo di precarietà. La situazione del “terzo settore” in Campania assume tinte drammatiche sia nell’attualità sia in prospettiva. Il buffo è che mentre con la manovra finanziaria estiva (DL 112/2008) e la Legge finanziaria 2009 sono stati drasticamente tagliati gli stanziamenti destinati ad una serie di interventi sociali, con i decreti-legge 112/2008 e 185/2008 sono stati introdotti due strumenti di aiuto economico nei confronti delle fasce sociale deboli, la carta acquisti e il bonus alle famiglie. Inutile dire che, a conti fatti, i bonus e la carta sono stati dei flop. Da un lato il grande lancio pubblicitario per la carta acquisti e del bonus famiglie, dall’altro il taglio del 50% sulle risorse stanziate per interventi a carattere sociale. L’ultima finanziaria ha, in sostanza, decretato la morte del welfare residuale, un sistema di norme con il quale lo Stato cerca di eliminare le diseguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini, aiutando in particolar modo i ceti meno abbienti.

A pagare le spese per la cattiva gestione della politica sociale sono l’intera popolazione napoletana che vive in condizioni disagiate, priva ormai di servizi essenziali, e soprattutto gli operatori sociali che come lavoratori assistenziali offrono il proprio sostegno ma operando in un sistema in cui la precarietà è un elemento strutturale. E’ norma per un operatore percepire i pagamenti di un servizio dopo 6, 8, o anche 24 mesi dalla prestazione. Le casse del Comune sono vuote da tempo e la regione non sblocca i fondi destinati ai lavoratori del sociale. All’ oggi ci sono servizi non rifinanziati, altri su cui incombe la prospettiva di tagli, altri in attesa di approvazioni definitive che tardano a venire. Contro tutto ciò gli operatori sono in mobilitazione ed intendono continuare finché le istituzioni politiche non presteranno la dovuta attenzione alla situazione allarmante, fornendo delle garanzie concrete , non solo provvedimenti tampone.

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