Incendio di Crans-Montana, le vittime tra dubbi sulla Procura e la scarcerazione di Moretti
Le indagini sull’incendio di Crans-Montana, che la notte di Capodanno ha causato la morte di oltre 40 persone nel bar Le Constellation, proseguono senza la nomina di un procuratore speciale e con Jacques Moretti fuori dal carcere dopo il pagamento di una cauzione da 400 mila franchi svizzeri. Due decisioni che, insieme, stanno alimentando forti perplessità e un profondo senso di sfiducia tra i familiari delle vittime.
A esprimere le preoccupazioni delle parti civili è l’avvocato Gilles-Antoine Hofstetter, legale delle famiglie di due vittime e di un sopravvissuto, che in un’intervista a Fanpage.it parla apertamente di “dubbi legittimi” sull’operato della Procura del Canton Vallese.
Nessun procuratore speciale: “Scelta giuridicamente corretta, ma discutibile”
La Procura ha confermato che l’inchiesta resterà sotto la guida della procuratrice generale Beatrice Pilloud, respingendo la richiesta di nominare un magistrato straordinario. Una decisione che, secondo Hofstetter, è formalmente giustificata dal punto di vista giuridico, ma problematica sul piano dell’opportunità.
“La portata eccezionale del caso, l’enorme attenzione mediatica e le critiche emerse sin dalle prime fasi dell’indagine – spiega l’avvocato – avrebbero reso auspicabile la nomina di un procuratore indipendente da qualsiasi legame o influenza locale”. In casi così delicati, sottolinea, la giustizia non deve solo essere imparziale, ma anche apparire tale.
Le criticità iniziali e il ruolo della Polizia
Secondo la difesa delle vittime, le criticità non mancano. Dalle perquisizioni alla mancata esecuzione di un fermo immediato, fino alla gestione dei primi contatti con i familiari, diversi aspetti dell’inchiesta hanno sollevato perplessità. In particolare, Hofstetter denuncia il comportamento della Polizia, che avrebbe fornito alle vittime i nomi di tre avvocati per l’accorpamento delle denunce. Avvocati che, però, avrebbero stretti legami con la magistratura locale. Uno di loro sarebbe addirittura un familiare dell’avvocato del Comune di Crans-Montana, ente che potrebbe a sua volta essere coinvolto nell’indagine. La procuratrice Pilloud ha riconosciuto l’errore, parlando di una “svista” e assicurando l’adozione di misure correttive.
I controlli mancati e il nodo delle responsabilità locali
Un altro punto centrale riguarda il Comune di Crans-Montana, che avrebbe dovuto effettuare controlli periodici all’interno del locale. Controlli che, come ammesso dallo stesso sindaco, non sarebbero stati svolti per sei anni. “La magistratura vallesana si troverà a dover valutare anche eventuali responsabilità delle autorità locali – osserva Hofstetter – ed è legittimo chiedersi se non sarebbe stato preferibile affidare l’indagine a un giudice completamente esterno”.
Moretti libero su cauzione: “Un vantaggio per la difesa”
Jacques Moretti, in custodia cautelare dal 9 gennaio nel carcere di Sion, è stato rilasciato dopo il pagamento della cauzione, versata – sia per lui che per la moglie Jessica, sottoposta a misure domiciliari – da un misterioso amico della coppia. Una decisione che ha avuto ripercussioni anche sul piano diplomatico: l’Italia ha reagito ritirando il proprio ambasciatore dalla Svizzera. Per i familiari delle vittime, la scarcerazione rappresenta “un’ulteriore prova durissima”.
“È evidente – afferma l’avvocato – che la liberazione di Moretti faciliterà la preparazione della sua difesa. Ci auguriamo però che questo non ostacoli l’accertamento della verità, che è l’obiettivo di tutte le parti civili e della stessa Procura”.
Autopsie negate in Svizzera, eseguite in Italia
Un ulteriore elemento di tensione riguarda la scelta della Procura svizzera di non eseguire le autopsie sulle vittime, a differenza di quanto sta avvenendo in Italia nell’ambito di un’indagine parallela.
In Svizzera, spiega Hofstetter, la prassi varia a seconda delle circostanze. Tuttavia, in un caso come questo, le autopsie avrebbero potuto fornire informazioni fondamentali sulle cause esatte dei decessi. “Molte famiglie – sottolinea – desiderano legittimamente conoscere con precisione cosa è accaduto ai loro cari”.
“Ferite che non si rimargineranno mai”
Le conseguenze della tragedia sono devastanti. “I miei clienti porteranno per sempre il peso di quanto accaduto – conclude l’avvocato – che si tratti della perdita irreparabile di un figlio o di un fratello, o delle gravissime ferite riportate dai sopravvissuti, molti dei quali non si riprenderanno mai”.
A esprimere le preoccupazioni delle parti civili è l’avvocato Gilles-Antoine Hofstetter, legale delle famiglie di due vittime e di un sopravvissuto, che in un’intervista a Fanpage.it parla apertamente di “dubbi legittimi” sull’operato della Procura del Canton Vallese.
Nessun procuratore speciale: “Scelta giuridicamente corretta, ma discutibile”
La Procura ha confermato che l’inchiesta resterà sotto la guida della procuratrice generale Beatrice Pilloud, respingendo la richiesta di nominare un magistrato straordinario. Una decisione che, secondo Hofstetter, è formalmente giustificata dal punto di vista giuridico, ma problematica sul piano dell’opportunità.
“La portata eccezionale del caso, l’enorme attenzione mediatica e le critiche emerse sin dalle prime fasi dell’indagine – spiega l’avvocato – avrebbero reso auspicabile la nomina di un procuratore indipendente da qualsiasi legame o influenza locale”. In casi così delicati, sottolinea, la giustizia non deve solo essere imparziale, ma anche apparire tale.
Le criticità iniziali e il ruolo della Polizia
Secondo la difesa delle vittime, le criticità non mancano. Dalle perquisizioni alla mancata esecuzione di un fermo immediato, fino alla gestione dei primi contatti con i familiari, diversi aspetti dell’inchiesta hanno sollevato perplessità. In particolare, Hofstetter denuncia il comportamento della Polizia, che avrebbe fornito alle vittime i nomi di tre avvocati per l’accorpamento delle denunce. Avvocati che, però, avrebbero stretti legami con la magistratura locale. Uno di loro sarebbe addirittura un familiare dell’avvocato del Comune di Crans-Montana, ente che potrebbe a sua volta essere coinvolto nell’indagine. La procuratrice Pilloud ha riconosciuto l’errore, parlando di una “svista” e assicurando l’adozione di misure correttive.
I controlli mancati e il nodo delle responsabilità locali
Un altro punto centrale riguarda il Comune di Crans-Montana, che avrebbe dovuto effettuare controlli periodici all’interno del locale. Controlli che, come ammesso dallo stesso sindaco, non sarebbero stati svolti per sei anni. “La magistratura vallesana si troverà a dover valutare anche eventuali responsabilità delle autorità locali – osserva Hofstetter – ed è legittimo chiedersi se non sarebbe stato preferibile affidare l’indagine a un giudice completamente esterno”.
Moretti libero su cauzione: “Un vantaggio per la difesa”
Jacques Moretti, in custodia cautelare dal 9 gennaio nel carcere di Sion, è stato rilasciato dopo il pagamento della cauzione, versata – sia per lui che per la moglie Jessica, sottoposta a misure domiciliari – da un misterioso amico della coppia. Una decisione che ha avuto ripercussioni anche sul piano diplomatico: l’Italia ha reagito ritirando il proprio ambasciatore dalla Svizzera. Per i familiari delle vittime, la scarcerazione rappresenta “un’ulteriore prova durissima”.
“È evidente – afferma l’avvocato – che la liberazione di Moretti faciliterà la preparazione della sua difesa. Ci auguriamo però che questo non ostacoli l’accertamento della verità, che è l’obiettivo di tutte le parti civili e della stessa Procura”.
Autopsie negate in Svizzera, eseguite in Italia
Un ulteriore elemento di tensione riguarda la scelta della Procura svizzera di non eseguire le autopsie sulle vittime, a differenza di quanto sta avvenendo in Italia nell’ambito di un’indagine parallela.
In Svizzera, spiega Hofstetter, la prassi varia a seconda delle circostanze. Tuttavia, in un caso come questo, le autopsie avrebbero potuto fornire informazioni fondamentali sulle cause esatte dei decessi. “Molte famiglie – sottolinea – desiderano legittimamente conoscere con precisione cosa è accaduto ai loro cari”.
“Ferite che non si rimargineranno mai”
Le conseguenze della tragedia sono devastanti. “I miei clienti porteranno per sempre il peso di quanto accaduto – conclude l’avvocato – che si tratti della perdita irreparabile di un figlio o di un fratello, o delle gravissime ferite riportate dai sopravvissuti, molti dei quali non si riprenderanno mai”.

